RAVELLO SULLA FONDAZIONE E L´AUDITORIUM LE LETTERE DI DE MASI A DI MARTINO

0

Pubblichiamo il carteggio del professor Domenico De Masi, presidente della Fondazione Ravello, in Costiera Amalfitana, con il vicesindaco Salvatore Di Martino. La vicenda riguarda la gestione dell’auditorium di Ravello per il quale si sta paventando la creazione di una nuova struttura. Chiediamo scusa a De Masi e ai lettori per il ritardo, per una serie di circostanze di fatti cronaca e altri interventi in questi giorni stiamo scrivendo in costa d’ Amalfi praticamente solo della Città della Musica. In allegato troverete le altre lettere del professor De Masi



Caro Direttore,


L’avvocato Di Martino, che mi accusa di essere unilaterale (..), a sua volta, manda solo una sua lettera, molto unilaterale, estrapolandola da un carteggio di quattro lettere, che costituiscono un discorso indivisibile. Per completezza non unilaterale, ti mando anche le altre tre lettere del carteggio, ammesso che qualche lettore di Positano News abbia il tempo e la voglia per dedicarsi a questa stucchevole querelle.


Un saluto cordiale.


Domenico De Masi


 


Roma, 12 settembre 2008


Caro Salvatore,


rispondo alla tua lettera del 5 u.s. anche se il suo contenuto è in gran parte superato da quanto mi hai detto lo stesso giorno a villa Rufolo, in presenza di terzi: per la gestione dell’Auditorium e di Villa Episcopio il Comune ha già individuato una persona e un gruppo molto migliori di quelli che la Fondazione sarebbe stata in grado di fornirvi.


Il Comune è socio fondatore della Fondazione che, secondo Statuto, ha lo scopo di “promuovere e coordinare iniziative culturali, scientifiche ed artistiche che facciano dei siti storico-artistici di Ravello la sede di manifestazioni di prestigio nazionale ed internazionale”. Ma è giusto che il merito e la competenza prevalgano su ogni altro parametro. Infrastrutture eccellenti richiedono gestione eccellente affidata a professionisti eccellenti. Il fatto che siate risusciti ad accaparrarveli fa onore a voi e piacere a me. Sono però certo che anche essi vi diranno ciò che, nel mio piccolo, io vi vado ripetendo da mesi: siete in ritardo nel progettare l’inaugurazione e la gestione dell’Auditorium; cercate di non perdere altro tempo prezioso.


Quando, dopo la lunga parentesi estiva, torno alla mia vita professionale romana, le vicende ravellesi, guardate con maggiore distacco, acquistano una loro essenzialità. Ridotta alla sua essenza, anche la tua ultima lettera ripete la tattica che hai sempre adottato: vaste e nobili premesse iniziali per poi planare sull’eterno chiodo fisso: azzerare la presenza di Amalfitano Secondo negli organi e nelle attività di quella Fondazione che lui ha ideato, realizzato e aiutato a crescere, mentre tu cercavi in tutti i modi di contrastarne gli obiettivi: primo fra tutti, l’Auditorium che hai sempre giudicato brutto, inutile e abusivo. L’anomalia non è Secondo, come ami ripetere, ma è la tua pretesa di trasformare la Fondazione in un braccio secolare delle tue vendette private.


La strategia e la struttura della Fondazione non sono dettate da un solo socio (il Comune di Ravello) e meno che mai da una semplice parte componente di un solo socio (il Vice-Sindaco del Comune), ma dai due organi collegiali (Consiglio di Amministrazione e Consiglio Generale di Indirizzo) in cui convergono, con pieni poteri, i legittimi rappresentanti di tutti e sei i Soci.


Appare perciò poco “elegante” che proprio il Comune di Ravello – cioè quello, tra i sei Soci della Fondazione, che più se ne avvantaggia e che meno vi contribuisce – crei continue grane che fanno perdere tempo prezioso. Abbiamo perso sei anni per l’avvio dell’Auditorium e un anno per il rinnovo delle cariche istituzionali. Nel 2007 poco mancò che saltasse persino il Festival. Quanto tempo dovremo ora perdere per valorizzare “l’occasione unica ed al contempo irripetibile” che è davanti a noi? Fino a che punto gli altri Soci avranno ancora pazienza?


Finora la Fondazione si è dimostrata ottima “cabina di regia” dei suoi cespiti e delle sue attività, disegnando un  perfetto organigramma e un preciso mansionario dei tre blocchi che ad essa afferiscono: il Festival, la Villa Rufolo e la Scuola di Management Culturale. Ciascuno di questi blocchi ha il suo proprio Direttore. Qualora altri blocchi (Auditorium, Villa Episcopio, ecc.) si fossero aggiunti a quelli attuali, ognuno di essi avrebbe avuto il suo proprio Direttore.


I vari Direttori vanno coordinati tra loro. Per ora il coordinamento è svolto dal Presidente della Fondazione, il quale è riuscito ad assicurare quella “strategia di sviluppo unitaria” e quella “seria programmazione e ordinata gestione” che tu auspichi. Qualora il numero dei blocchi e dei relativi Direttori fosse aumentato, forse si sarebbe palesata l’opportunità di ricorrere a un Direttore Generale, la cui individuazione e nomina sarebbe comunque spettata agli Organi Istituzionali.


L’attuale organizzazione della Fondazione, di Villa Rufolo e del Festival è considerata esemplare dagli esperti della materia, è oggetto di numerose tesi di laurea, è descritta come caso eccellente in una ricerca della Confesercenti pubblicata da Franco Angeli. L’équipe che la gestisce – dal vertice al personale esecutivo – è il prezioso frutto di un’attenta selezione e formazione. Per quanto riguarda, in particolare, la gestione di Villa Rufolo, i due Consigli hanno accolto con elogi il masterplan e i consuntivi presentati fin qui da Amalfitano.


I Direttori dei migliori festival italiani, che si riuniscono proprio a Ravello una volta all’anno, non hanno mai lesinato elogi per la nostra organizzazione. Solo l’attuale Amministrazione, a quanto pare,  si consente di snobbarla, preferendole altri nella gestione dell’Auditorium e di Villa Episcopio.


Aggiungo qualche precisazione necessaria:


1.        Né come singolo, né come Fondazione; né in termini formali, né in termini informali mi è stato mai notificato il protocollo d’intesa di cui fai cenno e che sarebbe intercorso nel  marzo scorso tra Regione Campania,  Comune di Ravello, Soprintendenza di Salerno e Parrocchia di S. Maria Assunta. E’ singolare che, dopo avere creato una Fondazione ad hoc per “tutelare e valorizzare, in termini culturali ed economici, i beni di interesse artistico e storico situati nell’area del Comune di Ravello”, come recita lo Statuto, tre Soci prendano accordi in materia senza coinvolgere la Fondazione. Parliamone nel prossimo CGdI.


2.        Hai bluffato dicendomi che vi era incompatibilità giuridica tra il ruolo di consigliere comunale e quello di direttore di Villa Rufolo. Quando il prof. Rusciano ha chiarito che tale incompatibilità è inesistente, hai ripiegato su altre presunte incompatibilità interne al Consiglio comunale. Ma di queste, essendo “interne” al Comune, la Fondazione non deve impicciarsi.


3.        Quanto al rinnovo degli Organi Istituzionali, ribadisco per l’ultima volta i veri termini del problema. Tu volevi che il trio Amalfitano-Brunetta-Saporito, già legittimamente nominato dall’Amministrazione Amalfitano, fosse azzerato e sostituito dal trio Buttiglieri-De Luca-Di Martino, nominato successivamente dall’Amministrazione Imperato. Illustri giuristi, interpellati in proposito, assicurarono che questa sostituzione sarebbe stata illegittima. Perciò suggerii l’unica soluzione possibile: che Bottiglieri, De Luca e Di Martino entrassero a far parte del CGdI come soci cooptati anziché come soci nominati. La sostanza non cambiava, ma tu la rigettavi parlando demagogicamente di “entrare dalla porta” o “entrare dalla finestra”. Né da parte mia, né da parte di Bassolino c’è mai stata una “levata di scudi” contro l’ingresso di De Luca nel CGdI. L’unica mia riserva era su Bottiglieri perché decisamente asimmetrico, per rango e prestigio, rispetto agli altri Consiglieri, tutti prestigiosi parlamentari e docenti universitari, oltre al Direttore Generale e al Presidente della Fondazione Monte Paschi.


4.        Quanto al copyright “Ravello Città della Musica”, lasciami dire una volta per tutte cosa ne penso. Tu hai certamente molti meriti (tra cui svetta la costruzione della galleria) ma al tuo posto non insisterei su questa etichetta di “Ravello Città della Musica”: si tratta di una dizione puramente burocratica, priva di significato e  di vantaggi concreti, persino un poco ridicola. Se Ravello è “città della musica” per avere ospitato Wagner un paio d’ore, cosa si dovrebbe dire di Parma (Verdi) o di Pesaro (Rossini), con i loro rispettivi festival?


5.        Ho un’indole battagliera e non mi sottraggo ai confronti, ma quello “pubblico” da te proposto non ha né capo, né coda. Chi lo convocherebbe? A che titolo? Chi lo modererebbe? A cosa servirebbe? Dove si farebbe? Chi vi parteciperebbe? L‘esito più probabile sarebbe un ennesimo scontro tra te e Secondo Amalfitano, con ulteriore discredito di entrambi, e con la recrudescenza di quella conflittualità che da anni avvelena il paese. Faresti prima a capire che oggi i ravellesi non sono divisi in due fazioni ma in tre parti: quella maggioritaria e crescente non ne può più di questa faida barbaricina, tanto insensata quanto perniciosa, e vuole vivere in pace, governata con serena, dolce, lungimirante saggezza.


Un saluto cordiale e, se passi da Roma, sono lieto di pranzare con te.


Mimmo


 


P.S. Mi piace farti notare che, per la serata del 10 settembre, dedicata alla danza dei bambini, abbiamo superato con gioia molte difficoltà tecniche e burocratiche. Molte più di quante voi ne avete accampate per impedirci la semplice installazione di una bacheca. Quando c’è la buona volontà, tutte le difficoltà svaniscono.

Lascia una risposta