Le condizioni del personale nella scuola privata paritaria

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MASSIMO MARI E’ SEGRETARIO NAZIONALE DEL SINDACATO DELLA CGIL CHE SI OCCUPA DELLA SCUOLA . A LUI HO CHIESTO UN CONTRIBUTO SULLE CONDIZIONI DI LAVORO DEL PERSONALE DELLE SCUOLE PRIVATE PARITARIE.


CREDO CHE I LETTORI APPREZZERANNO IL LIVELLO ELEVATO DELL’ARTICOLO.





IL DIRETTORE di “ www.notiziesindacali.com”











LE CONDIZIONI DI LAVORO DEL PERSONALE DELLE SCUOLE PRIVATE PARITARIE






di Massimo Mari




1. Fra i lavoratori “intellettuali” che operano nel variegato e composito mondo della conoscenza, i docenti delle scuole non private sono senz’altro quelli che vivono una condizione lavorativa a dir poco contraddittoria. Nonostante l’avvento della parità scolastica il loro “status” non è affatto mutato. Occupati per lo più in realtà scolastiche di modeste dimensioni separate le une dalle altre, “attraversati” negativamente dagli intervenuti legislativi sul lavoro e dai conseguenti processi di precarizzazione, ricattati fortemente sul piano occupazionale dalla logica del mercato, ingabbiati nel qurerelle pubblico/privato, confusi con le finalità delle istituzioni in cui operano, condannati ad un lavoro precario e spesso a part-time per via del punteggio, questi lavoratori accusano un forte ritardo nel processo di sindacalizzazione. Di tali contraddizioni è direttamente testimone la stessa storia contrattuale che solo in tempi relativamente recenti ha trovato una sua stabile connotazione.




2. La legge di parità scolastica ha profondamente modificato la struttura della scuola non statale nel suo aspetto ordinamentale. Sebbene la scuola paritaria sia entrata a far parte del sistema nazionale di istruzione ancor oggi vive le stesse contraddizioni dovute alla precedente normativa di derivazione fascista. Dal 2000 ad oggi la previsione di Berlinguer, basata sul rispetto di regole ben precise, è stata, in larga misura, disattesa. I suoi successori e in particolare il ministro Moratti, con specifici interventi, hanno stravolto quella legge tanto da vanificarne gli aspetti più pregnanti. Per limitarci agli aspetti lavoristici ricordiamo lo sdoganamento del vincolo del rispetto dei contratti di lavoro pena la fine dello status di scuola paritaria. La conseguenza è stata un aumento a dismisura del ricorso al lavoro autonomo e a progetto, ampiamente tollerato dal ministero e facilitato dalle disposizioni legislative sul mercato del lavoro introdotte con la legge 30/2003. Da qui l’inevitabile precarizzazione del settore che certo non favorisce quella evoluzione qualitativa auspicata dal legislatore.




3. Oggi, se si esclude la scuola dell’infanzia – copre il 35,2% della popolazione scolastica per via di caratteristiche peculiari – le scuole private paritarie rappresentano rispettivamente il 7% nella primaria, il 3,9% nella media e il 4,9% nella superiore della intera popolazione scolastica dei rispettivi ordini di studio. Trovano occupazione in queste istituzioni circa 128.000 lavoratrici e lavoratori, di cui il 66,38% nell’area della docenza, il 23,18% nella area dei servizi amministrativi e il 10,43% nell’area direttiva. Il loro rapporto di lavoro è storicamente disciplinato da tre distinti contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni padronali di Agidae (scuole cattoliche), Aninsei ( scuole laiche) e Fism (scuole materne di ispirazione cristiana) e dalle OO.SS. di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals/Confasal. Tutti e tre i ccnl sono stati recentemente rinnovati per il quadriennio 2006/2009 con benefici economici largamente superiori all’inflazione.Ciononostante i tre ccnl si differenziano per i trattamenti economici, tant’è che un docente di scuola privata, a full time e al primo impiego, ha una retribuzione mensile che oscilla, a seconda del contratto di riferimento, tra il 60% e all’ 80% di un suo collega di scuola statale. Ovvero la sua retribuzione mensile lorda va da un minimo di 1.189 euro se insegna in una ad un massimo di 1.420 euro se, invece, lavora in una scuola cattolica.




  1. In coincidenza della parità scolastica, la scuola privata è stata investita da una ulteriore crisi dovuta alla contrazione della domanda che ne ha ridimensionato la consistenza e l’incidenza. Da quì la chiusura di istituti e classi o il ricorso a esternalizzazioni del servizio, a passaggi e trasferimenti d’azienda con grave ripercussione sull’occupazione e sui diritti. Per giunta con il sopravanzare della crisi si vanno affermando preoccupanti fenomeni involutivi che mettono in seria discussione la centralità del ccnl e il suo valore solidaristico. Si è allargata a dismisura la tendenza a rendere più precario il rapporto di lavoro con il ricorso a contratti di sottotutela, favoriti da organizzazioni sindacali compiacenti, e/o con la trasformazione e sostituzione forzata del lavoro subordinato al “lavoro a progetto” nell’intento palese di addossare i costi della crisi tutta al lavoro. Da un nostro screening risulta che il tempo indeterminato – con un part- time diffuso – interessa solo il 53,47% degli occupati, mentre cresce il ricorso ai contratti a termine (26,4%) e al lavoro a progetto o autonomo (20,13%) con picchi altissimi nelle scuole laiche. Così facendo non solo viene vanificata la contrattazione collettiva ma si implementano quelle forme di “dumping” contrattuale i cui effetti minano alla base il lavoro e il suo valore. La via della concorrenzialità al ribasso scelta dai gestori sta portando la scuola paritaria ad una sua progressiva dequalificazione. Altro che gloriose sorti! E’ ora che al centro del dibattito venga posto il lavoro, il suo valore, la sua centralità e la sua dignità. Solo così è possibile arginare quella deriva verso la quale la scuola paritaria sembra essere condannata.






Roma, 09/11/08