POSITANO, A PROPOSITO DI BED & BREAKFAST. FACCIAMO UN PO´ DI CHIAREZZA

0

Sulla vicenca dei B & B e degli alberghi interviene Lorenzo Cinque presidente degli albergatori della Provincia di Salerno, che comprende Cilento e Costiera Amalfitana, nonchè ex assessore al turismo di Positano. Uno dei massimi esperti nel settore in Costa d ‘ Amalfi e in Campania




Penso sia giusto dedicare qualche minuto all’approfondimento della diatriba che da  anni verte fra gli albergatori ed il mondo della non impresa dei  “bed and breakfast”.


A quella grande  confusione che anche da organi istituzionali a mezzo stampa viene accertata ,ed a una legislazione chiara in merito all’attività di BED & BREAKFAST , che però in fase di applicazione trova spesso poco controllo e talvolta superficialità .


La legge regionale ha definito attività di “bed and breakfast” la possibilità  di condurre presso la propria abitazione con un massimo di 3 camere non in forma imprenditoriale, e non per periodi continuativi l’attività  ricettiva extralberghiera.


Intendendo quindi l’attività di tutte quelle famiglie che con una proprietà di medie dimensioni, per sostenere il sempre crescente costo della vita, tramutino per brevi periodi la propria abitazione in una sorta di  casa in affitto, condividendo gli ambienti comuni, e somministrando piccola colazione preconfezionata.


Questo è stato lo scopo che la legge sui bed and breakfast cercava di raggiungere, fortemente richiesta da i mercati per quelle aree turisticamente non mature con  poche o addirittura nessuna aziende turistico ricettive. Nostro malgrado, è stata totalmente disattesa l’applicazione della stessa, creando confusione ed innescando la seguente problematica:


a)      la dicitura “Bed and Breakfast” in tutto il territorio della comunità europea, indica attività turistico ricettiva in forma d’impresa, non diversa dall’attività alberghiera, se non caratterizzata dal fatto che ; sono esclusi servizio di ristorazione, lavanderia, portineria, e di altri requisiti obbligatori come previsti d’altronde anche dalla nostra Legge Regionale  15/84.


b)      la destinazione urbanistica, nel caso del bed and breakfast non subisce alcuna modifica, ed in alcuni comuni non è previsto alcun aumento della TARSU ( tariffa rifiuti solidi urbani) per quelle abitazioni che effettuano servizio di bed and breakfast.


c)      non modificandosi pertanto le destinazioni urbanistiche, le risultanze all’interno dei piani regolatori, mostreranno ancora grandi porzioni di edilizia residenziale disponibile ai fini abitativi, che purtroppo non  sono. Questo problema si riflette  nelle disponibilità di porzioni ancora edificabili di un paese , e delle accessibilità di seconde case disponibili per il mercato dei fitti per lunghi periodi. Un semplice esempio è da riferirsi a quei giovani in cerca di case per metter su famiglia costretti a desistere.


Questi punti sono le maggiori cause d’attrito tra il mondo del turistico ricettivo e i conduttori dei bed and breakfast, che dovrebbero svolgere altra attività e dedicarsi per brevi periodi al ricettivo extralberghiero. Invece appare chiaro essere impegnati a gestire attività identiche ad alberghi e fittacamere senza risultare esercenti di commercio . 


Tutta altra storia invece è la cessione fabbricato per quanto concerne ville e simili, che per alcuni punti è di gran lunga più delicata. La cessione e di solito fatta a società che pubblicizzano le diverse unità abitative come se fosse un albergo diffuso sul territorio, senza le giuste autorizzazioni previste per la somministrazione evitando tutta quella procedura di controllo alla quale le attività alberghiere e di somministrazione sono obbligate.


            Alla luce delle problematiche su indicate, la categoria degli albergatori, gradirebbe che un contingentamento fosse concesso a quella categoria, che per svolgere la propria attività deve:


1)      destinare la propria proprietà ad albergo e o fittacamere decidendo una residenza assegnata urbanistica diversa e non facilmente rimodulabile


2)      l’impiego di collaborazioni lavorative a più livelli, con aziende che arrivano a punte di oltre 100 unità operative di collaborazione per minimo 6/8 mesi


3)      obbligatorietà di piani : sicurezza lavoro, produttività, qualità, e professionalità


4)      diversa tariffa dei coefficienti ICI – TARSU – ACQUEDOTTO – e di circa altre 40 tasse specifiche di settore


5)      piano tariffario e intermediazione tramite tour operator in rispetto della normativa europea.


6)      rispetto regolamento piani di aperture e chiusure , alla comunicazione di prezzi e di responsabilità per i servizi obbligatori diversificati per categoria d’appartenenza offerti.


7)      disponibilità alla co-operazione  con enti pubblici e privati alla realizzazioni di percorsi collaterali all’attività turistica.


 


Queste sono a nostro parere le  cause d’attrito che creano grosse sperequazioni e difficoltà alla nostra categoria.  Accettare con grande disinvoltura che sul nostro territorio, a seconda delle epoche o dei climi, si ci improvvisi operatori turistici. Una società che non riesce ad organizzare le attività presenti sul proprio territorio, ove ieri eravamo tutti operatori del tessile , oggi tutti ristoratori e o operatori del turistico ricettivo, domani chissà , disattende quelle regole fondamentali che per far girare il volano di un economia c’è bisogno di avere piani commerciali e regole certe , adeguate alle possibilità di sviluppo . Tenendo in forte considerazione che quanto più armonica è la qualità della vita dei residenti, più gratificante sarà il mondo del lavoro, migliore sarà il risultato d’impresa.



Buon Lavoro a tutti