PETRELLA E BASSOLINO DIETRO LA CASA DI CORTONA LA FINE DI UN´AMICIZIA

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NAPOLI — Il Riesame dà ragione alla Procura. Il sequestro degli oggetti trovati in casa dell’oncologo Pino Petrella è valido. Il collegio, del quale, oltre ad Annalisa De Tollis e Antonia Napolitano Tafuri faceva parte anche l’ex pm di Catanzaro Luigi de Magistris, ha respinto il ricorso dei legali dell’ex parlamentare diessino. L’assegno di 81 milioni di lire elargito da Bassolino a Petrella potrà dunque essere utilizzato dalla pubblica accusa per gli accertamenti patrimoniali che riguardano il governatore della Campania, a giudizio per nel processo sulle presunte irregolarità nella gestione del ciclo dei rifiuti. Contro la decisione del Riesame i legali ricorreranno in Cassazione. «Non tanto — dice l’avvocato Manlio Pennino, che aveva presentato istanza di dissequestro insieme all’avvocato Bruno Von Arx — per interesse del professore Petrella, che in questa vicenda è stato ascoltato solo come persona informata dei fatti e non è indagato, quanto per affermare un principio. Ovvero: la perquisizione può essere successiva all’esistenza di un indizio, non finalizzata a raccogliere la notitia criminis ».
Intanto, spuntano nuove indiscrezioni dalla deposizione resa il 6 ottobre scorso dall’oncologo ai titolari dell’inchiesta: Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Durante l’udienza del Riesame, infatti, i pubblici ministeri hanno depositato il verbale di una deposizione dell’oncologo ed ex parlamentare Ds.
Racconta crudamente la fine di una grande amicizia. Risale a tre giorni dopo l’emissione di un altro avviso di garanzia nei confronti del presidente della giunta regionale della Campania. Petrella ripercorre tutta la storia del suo rapporto con Bassolino, l’affetto di vecchia data che lo legava al governatore e che ha subito un primo, duro scossone nel 2001. «Quando — ha raccontato ai magistrati — Ciriaco De Mita aprì una crisi politica per far fuori Teresa Armato dall’assessorato alla Sanità. Io la difesi, Bassolino no». Armato fu soppiantata poi da Rosalba Tufano a palazzo Santa Lucia.
«Nel 2005 — riferisce ancora l’oncologo ai magistrati — la definitiva rottura». Marcello Taglialatela, deputato di An, divulga i verbali delle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza di due anni prima. In essi l’oncologo raccomanda a Pierluigi Cerato, manager della Asl Napoli 2, la nomina di un direttore sanitario. Su Petrella si abbatte una bufera mediatica. Bassolino lo lascia al suo destino con un gelido commento: «Pino ha sbagliato nel merito e nel metodo». Fine di un’amicizia.
«Dopo di allora — è ancora Petrella che racconta ai pubblici ministeri Noviello e Sirleo — Bassolino non è più andato nella villa di Cortona. Io stesso ho dormito nel casale per la prima volta nel 2006 con la mia famiglia. Fino ad allora mia moglie pernottava in una locanda vicina».
Dell’intenso rapporto di una volta — l’oncologo era considerato uno dei tre uomini più potenti in Campania, con il politologo Mauro Calise e con l’avvocato Enrico Soprano, tutti considerati vicinissimi a Bassolino — restano i rancori e qualche caduta di stile. Nel verbale, a quanto si è appreso, Petrella parla infatti anche dell’imperturbabilità di Bassolino nei confronti dei «notevoli crediti» che l’oncologo avrebbe vantato nei suoi confronti. «I pranzi e i soggiorni — ha spiegato ai pm — venivano pagati da me e mai che lui mi abbia chiesto quanto mi doveva. Allorché lui mi invitava a cena, quando arrivava il conto lo allontanava da sè e lo indirizzava con l’intenzione di lasciare a me il pagamento».
Corriere del Mezzogiorno