MARCO FUSCO E LA TECNICA DELLO "ZILIG"

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Minori. La difficoltà di trovare un’occupazione e quindi di affermarsi nel mondo del lavoro, l’impossibilità di inseguire i propri obiettivi, sono le principali motivazioni che spingono una importante percentuale di giovani a lasciare i piccoli paesi di origine per emigrare nelle grandi città italiane e all’estero. Eppure anche in Costa d’Amalfi esistono casi di giovani che hanno saputo ritagliarsi una posizione lavorativa di prestigio investendo sul proprio talento, facendosi imprenditori di sé stessi ed inseguendo le proprie vocazioni. Mosche bianche in un territorio che fa sempre più fatica a trattenere i propri talenti, a lasciare che i giovani trovino uno spazio nel mondo del lavoro. Uno di questi esempi virtuosi è certamente Marco Fusco; sono andato a trovarlo nel suo laboratorio di via Nuova Chiunzi a Maiori. Minorese, classe 1971, Marco è un ceramista, le sue produzioni, note ed apprezzate, sono state oggetto di mostre e di recensioni importanti, fino a varcare l’oceano, destinazione New York, per una mostra nell’estate del 2006. Come Marco sia diventato un ceramista ricercato è una di quelle belle storie che vogliamo raccontare, perché potrebbe diventare uno stimolo o un esempio per altri giovani talentuosi. La sua storia, cresciuta su una passione, quella per la ceramica, (che, ci ha confessato, di aver avuto da sempre) comincia in pratica solamente 10 anni fa. Dopo un percorso di studi variegato (maturità scientifica, diploma di geometra, studi universitari in economia) Marco sceglie di seguire l’istinto. “Il mio primo corso di ceramica” – ci racconta – “lo seguii a Milano nel 1997, era un corso tenuto da due architetti, che insegnavano ad avere un contatto non tradizionale con la materia ceramica, un approccio moderno, votato verso l’architettura e al moderno in generale. E’ stato là che ho appreso le basi del mio mestiere, in particolare l’utilizzo della creta e degli smalti”. Nei due anni successivi, come facevano i giovani di bottega di una volta, Fusco è andato a farsi le ossa in un paio di laboratori a Vietri sul Mare fino alla vera svolta. “Nel 1999 ho praticamente rilevato la ditta edile di mio padre, mutando la dicitura in – produzione di manufatti per l’edilizia -, e comprando i macchinari per il laboratorio: la fortuna è stata avere un supporto nell’attività di famiglia, anche in termini di strutture”, ci dice mentre ci mostra lo spazio dove realizza le sue opere. “All’inizio gli oggetti che producevo erano principalmente mattonelle per interni.” – spiega – “Però da subito ho provato a lavorare adoperando la tecnica dello zilig, cioè formando la singola piastrella accostando vari pezzi come in un mosaico, quindi una netta distinzione dal modo di realizzare la classica mattonella decorata”. Da qui nasce anche il nome di “Fes manifatture ceramiche” (con l’originale sottotitolo: “la tradizione fatta a pezzi”): lo zilig infatti è una tecnica caratteristica del Marocco ed in particolare della città di Fez, “ma io credo che lo zilig possa diventare anche una tecnica caratteristica della nostra terra”, sottolinea l’artista. In verità il primo anno di lavoro è stato dedicato all’inevitabile sperimentazione accoppiata allo studio e al perfezionamento della tecnica. Come capita al principio a tutti i professionisti giovani, i primi lavori sono arrivati dagli amici e da chi si è fidato di Marco quasi al buio. “Come per tutti coloro che lavorano nell’artigianato, il passaparola è uno strumento di pubblicità fondamentale. Il primo anno ho realizzato pochi lavori ma ciò non mi ha scoraggiato: ho creduto che questa fetta di mercato potesse ingigantirsi ed ho avuto ragione”, ci dice con una punta di orgoglio. Nel 2001 Marco ha ampliato l’offerta per il pubblico cominciando la creazione dei complementi di arredo (tavoli e lampade) dai quali emerge, se possibile con ancora maggiore chiarezza, il suo linguaggio e il suo stile. Nel 2004 altri due importanti progressi. L’apertura di un punto vendita per l’oggettistica ad Amalfi (che si aggiunge allo show room di Minori, spazio che ha ospitato anche alcune sue mostre) e l’inizio di un percorso artistico in collaborazione con Vincenzo Ruocco, pittore minorese, da anni residente a Salerno. “Credo che ad un certo punto sia giusto, anche per una questione di gratificazione e prestigio,” – ci dice Fusco – “provare ad incamminarsi lungo un percorso di tipo artistico. Con Ruocco si è creata una sorta di armonia fondata sul linguaggio comune che riusciamo a fare assumere alla mia ceramica e alla sua pittura. Evitare in sintesi di dipingere la ceramica, bensì fare delle nostre “arti” elementi che si completano nella creazione di oggetti unici”.

Una sperimentazione dunque svincolata dalla produzione in serie e dal lato commerciale. La collaborazione con Ruocco è già stata premiata dall’allestimento di tre esposizioni nello spazio di via Roma a Minori, nonché con la realizzazione di una scultura fontana (con l’architetto Giuseppe

Fusco) a Giffoni Sei Casali. Tutto questo senza perdere di vista il suo obiettivo principale, “far crescere l’idea nel contesto delle nostre tradizioni”, vero principio ispiratore che lo guida in tutte

le sue creazioni dall’inizio della sua carriera. Dal punto di vista imprenditoriale, Fusco ha rifinito

alla perfezione la sua produzione pur restando praticamente l’unico attore del processo creativo:

“Mi piace sentirmi libero di organizzare il mio tempo in relazione a ciò che mi occorre. Questa elasticità mi permette di ridurre di molto i tempi di produzione. E’ un meccanismo sufficientemente oliato che non riuscirei a far funzionare se avessi dei dipendenti. Preferisco appoggiarmi su laboratori più grandi per farmi fornire la base del materiale solo quando ho un carico di lavoro molto elevato”. Gli chiedo se il suo laboratorio possa diventare un giorno un luogo dove altri giovani potrebbero avere la possibilità di imparare il mestiere del ceramista. “Credo” – mi risponde – “che per i giovani ceramisti, qui in Costa d’Amalfi, ci sia ancora spazio; l’importante è non continuare a fare sempre la classica ceramica vietrese, bensì provare a creare qualcosa di nuovo, inventare, sperimentare. Certo, sarebbe bello che questo spazio dove ora lavoro diventasse un luogo di incontro, di confronto, dove nascono nuovi oggetti”. Fusco non ha certo intenzione di fermarsi qui: “Da poco ho cominciato ad esporre i miei lavori anche in ville o alberghi, una sorta di mostre stabili per arrivare ad una porzione di clientela altrimenti difficilmente raggiungibile”. Delle sue creazioni il noto critico Massimo Bignardi ha detto che sono “(…) oggetti che assumono un aspetto moderno, nuove forme plasmate attingendo alla tradizione che Marco Fusco traduce in design, riportando il segno e la forma a cifra decorativa, insomma ad immagine che apre lo sguardo sul mondo delle cose, della vita quotidiana”. Un biglietto da visita impegnativo ma meritato giorno dopo giorno in virtù di un atteggiamento assolutamente positivo: rischiare, sperimentare, investire in sè stessi, non adagiarsi sugli allori, avere coraggio, migliorarsi. Un modello quello di Marco Fusco, un esempio, di cui diamo notizia affinchè non venga smarrito.

Christian De Iuliis

www.christiandeiuliis.it

(tratto da “Ecomagazine” anno IX n°2)