PICASSO, ROMA, NAPOLI, POMPEI, POSITANO.. UN PERCORSO ANCORA DA SCOPRIRE

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E’ Leonide Massine, l’arlecchino di Picasso, proprietario dell’Isola de I Galli di Positano in Costiera Amalfitana, ad aprire la straordinaria mostra del grande artista al Vittoriano a Roma.  Con 180 capolavori provenienti dai maggiori musei internazionali, abbiamo visitato al Vittoriano una mostra dedicata al genio di Pablo Picasso.  Cinquantacinque anni dopo la grande retrospettiva curata dall’artista stesso alla Galleria Nazionale di Arte Moderna nel 1953, Roma rende un nuovo importante omaggio a Pablo Picasso con una ricchissima esposizione al Complesso del Vittoriano: “Picasso 1917 – 1937 L’Arlecchino dell’arte”, fino all’8 febbraio 2009. E l’arlecchino che apre la mostra, icona della mostra stessa, è Leonide Massine il grande coreografo russo con il quale Picasso era in rapporti di lavoro e amicizia, con lui, con Diaghilev, con tutti i russi che vivevano Positano Picasso era in rapporti e nel 1917 arrivò da queste parti, da Parigi a Roma fino a un giro in Campania (a Pompei ritrovò l’ispirazione per la classicità) fino a questo legame con Positano, indiretto e diretto, sul quale nessuno finora ha veramente indagato (salvo le leggende di serate dionisiache alla Buca di Bacco dove il “maestro” avrebbe lasciato degli schizzi su cartoni che coprivano la “Buca” poi andati distrutti come cartoni qualsiasi).
Più di 180 opere tra oli, opere su carta e sculture offrono un quadro straordinario della creatività originale ed eclettica del maestro spagnolo, nel ventennio tra le due guerre mondiali. A quel tempo, Picasso stava attraversando contemporaneamente diverse fasi artistiche, anche contraddittorie tra loro, senza mai scegliere un sentiero definitivo. La volontà della mostra è proprio quella di dimostrare che questo era il suo modo di rispondere a molte istanze: ritorno all’ordine (neoclassicismo), astrazione (dato che egli dichiarò di non amarla, nessuno si è mai occupato del dialogo che ebbe con questa corrente), Surrealismo, Matisse, Espressionismo, ecc.
Il titolo “Arlecchino dell’arte” è dunque una metafora. In mostra ben quattro sono le diverse interpretazioni che Picasso dà di questo soggetto: un Arlecchino classico (che dovrebbe essere proprio Leonide Massine secondo i curatori della mostra), uno cubista, un altro astrattista e infine una testa di Arlecchino surrealista. In questa occasione torna per prima volta nella capitale dal 1917 “L’Italiènne”, allegra scomposizione cubista di una fanciulla italiana, che Picasso dipinse in via Margutta durante il suo soggiorno romano.
Emerge dalla mostra un Picasso enciclopedico che affronta tutte le tematiche artistiche del XX secolo, un artista onnicomprensivo, punto di riferimento per le generazioni successive, capace di mantenere viva la tradizione continuando a trasformarla. All’ingresso della mostra, in forma didascalica, i personaggi che ha incontrato e conosciuto Picasso proprio nel 1917, di questi quasi tutti sono noti agli uomini di cultura di Positano o che con Positano hanno avuto a che fare (anche Depero che ha lasciato l’incarico a Picasso) ma anche Semenov e così via, insomma tutti i tasselli di un percorso, che porta indubitamente a Positano, che altri esperti, che noi speriamo di poter stimolare con questo articolo, arrivino a definire e ricostruire.


Michele Cinque