BRUNETTA DA RAVELLO, IL TEATRO SAN CARLO A NAPOLI UN ESEMPIO DI SPRECO

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Brunetta: San Carlo esempio di spreco

Lanza Tomasi: lo dice da sempre. De Simone: colpa della
politica
Attacco del ministro «anti-fannulloni» dal palco del Ravello
Lab ’08 contro la gestione degli enti lirici
NAPOLI — Un attacco sferrato in
modo inusuale. Il ministro per l’Innovazione, Renato Brunetta, ha scelto lo
scenario del «Ravello Lab ’08»  in Costiera Amalfitana, in quella costa d’Amalfi, sulla Città della Musica, dove si organizza il Ravello Festival, per portare la sua offensiva all’indirizzo degli
enti lirici («centri di spesa clientelari ed inefficienti»), prendendo come
esempio il Teatro San Carlo di Napoli: «Dobbiamo avere il coraggio di dirlo — ha
tuonato Brunetta —: quale cultura può produrre un teatro commissariato come il
San Carlo, che sceglie il Parsifal, cioè l’opera più costosa, per
l’inaugurazione? Chiediamocelo, al di là del solito buonismo. Dico no
all’ennesima rappresentazione del Parsifal per un pubblico a volte ignorante
oppure dedito alla rappresentazione di sé, come la borghesia che paga il 20 per
cento del prezzo dello spettacolo a teatro, mentre l’operaio se va alla partita
la paga tutta».
La sindaca di Napoli, Rosa Russo Iervolino, fa spallucce:
«L’ultima volta che ho varato il cartellone del San Carlo è stato due anni fa.
Poi sono stata commissariata. Ne parli con Nastasi ». Il commissario del San
Carlo, Salvatore Nastasi, è a New York e rifiuta di commentare. L’ex
sovrintendente, Gioacchino Lanza Tomasi, si dice, invece, poco sorpreso: «Sono
cose che Brunetta va ripetendo da anni. Io penso che il Parsifal costi, come
allestimento, meno dell’Aida che ha inaugurato la stagione alla Scala. Io ho
sempre speso poco per gli allestimenti che, tra l’altro, non costituiscono la
voce più importante del bilancio. Il problema vero sono gli stipendi che pesano
per il 60 per cento sul budget. E infatti, Bondi ha già detto che provvederà a
tagliare proprio gli stipendi dei dipendenti. Al San Carlo, l’anno prossimo,
verranno meno dai 4 ai 5 milioni di fondi. Alla Scala si parla addirittura di 18
milioni in meno». Il maestro Roberto De Simone ha fatto parte per circa venti
anni del consiglio di amministrazione del San Carlo: «Brunetta dice cose vere ma
anche imprecise. È vero che da quando la politica si è introdotta nella gestione
degli enti lirici spesso si è avuta netta la sensazione di interferenze e
problemi. Mi ricordo l’ultima, la più clamorosa, quando fu deciso di affidare la
regia della Carmen di Bizet a Pappi Corsicato. Per carità, un bravo regista
cinematografico che, però, non aveva mai calcato il palcoscenico di un teatro.
Insomma, mi apparve come scelta un po’ eccessiva. Ma il Governo — spiega De
Simone — sappia che l’opera lirica è cultura e la cultura deve pagarla lo Stato.
La cultura costa ma produce anche molto: crescita civile e lavoro. Al mio
‘‘Socrate immaginario” arrivarono spettatori dagli Usa e dalla Germania.
Insomma, il teatro lirico è una ricchezza specifica del nostro paese, che
altrove non c’è. Ed è per questo che va sostenuta».
Angelo Agrippa, Corriere del Mezzogiorno