IN RICORDO DI GIL ROSSELLINI

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Positanonews ospita un ricordo di Gil Rossellini, scomparso ieri,  a firma di  Sigismondo Nastri, che ringraziamo, Rossellini era molto legato alla costiera amalfitana e a Maiori, dove il padre ha girato tanti film e amato tutta la costa da Amalfi, da Positano, dove Rossellini incontrava Sonali, come ci ha raccontato Renata Orso Ambrosoli, a Ravello, Furore,  Cetara, in particolare Maiori dove si tiene ogni anno una rassegna che lo ha visto ospite


 


Gil Rossellini, regista, sceneggiatore, produttore, morto l’altra notte a Roma, dov’era ricoverato all’American Hospital, venne a Maiori il 27 ottobre 2006 in occasione del Premio cinematografico intitolato al padre. Gli organizzatori (Gigi Ferrara, Giovanna Dell’Isola, Giancarlo Barela e Piero Cantarella) allestirono una serata in suo onore al cinema Fiamma soprattutto per festeggiarne i cinquant’anni, seppure con qualche giorno di ritardo (era nato, infatti, il 23 ottobre 1956, a Bombay). Egli vi arrivò condotto su una carrozzina, visibilmente affaticato, ma con una carica di entusiasmo e una gioia di vivere che gli si leggevano nello sguardo. E che lo hanno contraddistinto anche dopo quel maledetto giorno di quattro anni fa, quando gli fu diagnosticata la malattia che lo ha relegato sulla sedia a rotelle. Sulla quale ha voluto che si installasse una videocamera per non interrompere il suo lavoro.


La famiglia Rossellini, quella sera, a Maiori, si ritrovò quasi al completo. Con Renzo, nume tutelare del Premio Roberto Rossellini, c’erano la sorella Isabella e il fratello Robertino. Il pubblico, numeroso, accolse Gil con una calorosa ovazione. Poi fu proiettato il suo film-documento Kill Gil Volume 2, già presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Una testimonianza puntuale, crudele e amara, anche se non priva di note di sarcasmo, della malattia e della battaglia combattuta per debellarla. Gil non rimase molto in sala. A un certo punto la stanchezza e la sofferenza ebbero il sopravvento e dovettero riaccompagnarlo in albergo.


Con la malattia Gil – figlio di Sonali Das Gupta, la compagna indiana di Roberto Rossellini, da lui adottato e molto amato – ha convissuto quattro anni. Da quando gli capitò di cadere, mentre faceva la doccia, nella sua abitazione, a Roma, battendo la testa contro un vecchio specchio. Condotto al pronto soccorso gli fu riscontrata una ferita e una contusione. Tornò a casa incerottato e con un collarino. Il 19 novembre 2004, in Svezia, dove s’era recato per lavoro, avvertì un malore che ne richiese il ricovero in ospedale. Fu lì che i medici gli diagnosticarono una rara infezione da stafilococco, dovuta a quel vecchio specchio che lo aveva infettato con una carica di batteri e virus. All’improvviso si trovò ridotto in coma. Ne uscì dopo tre settimane col corpo devastato. Iniziò allora il suo calvario, documentato puntigliosamente, giorno dopo giorno, dalla trilogia  “Kill Gil”:  un lungo percorso di riabilitazione, prima a Stoccolma, poi in Svizzera, nello Swiss Center of Paraplegics di Nottwill, infine a Roma. Senza mai arrendersi. Basti ricordare che gli ultimi due anni li ha trascorsi quasi ininterrottamente in ospedale, subendo dieci interventi chirurgici, compresa l’amputazione di una gamba.


“Faccio il documentarista da vent’anni – ha dichiarato in una intervista – e non potevo non fare un documentario sulla cosa più interessante che mi sia accaduta, la mia malattia”. Ma “raccontando” la malattia, attraverso immagini molto forti, che mostrano piaghe, cicatrici, aghi che penetrano nella pelle, bisturi che affondano nella carne, egli ha voluto infondere coraggio a chi è costretto a vivere esperienze simili alla sua e porre all’attenzione di tutti – legilatori, governanti, amministratori locali e pubblica opinione, i gravi problemi dei disabili e i loro diritti, che spesso vengono disattesi.


“Questa toccante testimonianza della sua vicenda umana e professionale – ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio alla famiglia – richiama ancora la necessità di un sempre più forte impegno delle istituzioni e della collettività nazionale sulla drammatica condizione della disabilità”.


Sigismondo Nastri