Positano – A proposito di Essad Bay

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La cerimonia svoltasi nel cimitero di Positano per spostare la stele della tomba dello scrittore Essad Bay, in direzione della Mecca, ha risvegliato in me tanti ricordi riportandomi in un passato lontano, ma sempre presente,  il tempo della mia fanciullezza. Una fanciullezza  bella, per i sogni di quell’ età, ma offuscata da tanti chiari oscuri della crudezza dei tempi. Parlo degli anni  compresi tra la fine degli anni trenta e  i primi anni degli anni 40. Erano gli anni della seconda guerra mondiale!


Scarseggiava il cibo e a volte ci erano negate  quei generi  di prima necessità che costituiscono l’alimentazione  indispensabile di un adolescente. Non c’erano e non si trovavano. Di giochi e divertimenti neppure l’ombra, c’era la guerra! Una fanciullezza ed una adolescenza negata !


Ciononostante il ricordo rimane quello di un tempo bello. La prima festa che ricordo fu il carnevale del 1945. Frequentavo il ginnasio di Amalfi e, nonostante le difficoltà economiche  e soprattutto alimentari, desideravamo anche il pane, la voglia di uscire da quel tunnel di orrori e miserie in cui ci aveva cacciato la guerra era tale che fu allestita ad Amalfi una festa di carnevale  con i mezzi e le risorse precarie che il tempo offriva. Noi tutti, della mia età, non sapevamo nemmeno cosa fosse il carnevale, comunque ci tuffammo con gioia in un avvenimento piacevole che veniva incontro alla nostro desiderio di divertimento. Il primo della nostra giovane esistenza! Così per partecipare alla festa marinammo in massa la scuola. Il preside con la sensibilità di un ippopotamo, tipica dell’epoca, lasciò l’istituto alla caccia di quei “poco di buono” che avevano marinato la scuola.


Naturalmente non beccò nessuno perché in un baleno si sparse la voce della caccia in corso e ci dileguammo nei vicoletti di Amalfi Nei giorni successivi fummo puniti e pagammo amaramente la nostra festa. Però ognuno di noi la ricorda ancora con piacere ed un pizzico di nostalgia e rimpianto.


Ho voluto ricostruire un po’ l’atmosfera di un’epoca  a cui ci ha riportato la cerimonia di ieri.


Il secolo scorso fu attraversato dal nazismo, come una cometa sinistra che ha lasciato ferite profonde nel nostro spirito e nel corpo di tanti poveri martiri. Credo che, chiunque abbia vissuto quegli anni, non ne sia rimasto indenne.


.La seconda guerra mondiale, combattuta per sconfiggere il nazismo , ha prodotto 120 milioni di morti e l’enormità di questa tragedia ne indica le proporzioni  immani.


In tale periodo, Positano ha scritto una delle pagini più belle della sua storia. A Positano vivevano più di 40 famiglie ricercate dai nazisti. Erano in maggior parte ebrei, russi bianchi ed oppositori del regime nazista. Vi erano personalità ed uomini di cultura del calibro del Maestro Bernardino Molinari, direttore d’orchestra. Era venuto a Positano in esilio volontario, lontano dalla vita politica di Roma, una carriera abbandonata per amore della Sua libertà e delle  Sue idee di uomo di cultura libero e democratico. Dopo la guerra diresse alcuni concerti in Italia ed all’estero, ma ormai era anziano e il mondo della musica perse, così, uno dei suoi esponenti di maggior talento. Il commediografo Aldo De Benedetti e lo scrittore Giulio Cesare Viola  insieme al caricaturista Onorato  sono solo alcuni dei personaggi di maggior rilievo che erano a Positano.


La maggior parte,come anzidetto,  erano ebrei. Ognuno aveva alle spalle una dolorosa odissea, storie di orrori di sofferenze inaudite da far accapponare la pelle. Erano approdati a Positano, dopo varie peripezie, senza alcun  mezzo di sostentamento. A Positano, alla meno peggio avevano trovato un asilo, un tetto e, cosa più importante,  un posto sicuro. Il Parroco, Don Saverio Cinque, si era assunto l’onere di provvedere a tutti e a tutto nel miglior modo possibile. La popolazione tutta lo aiutava.


La Sua figura carismatica, la  sua risolutezza nell’affrontare i problemi metteva fuori discussione ogni altra ragione che non fosse il bene di tutti e la soluzione dei problemi comuni.


Aveva spostato l’orario della prima messa dalle ore 7 alle ore 6,30 perché alle 7 doveva trovarsi dal fornaio che a quell’ora sfornava il primo pane. Racimolava quanto più pane poteva avere dal forno, compresa la sua razione e lo distribuiva saggiamente fra queste famiglie. Una mattina lo fermarono i militi, che avevano intuito il tutto. Don Saverio non si scompose più di tanto  sono un povero prete nell’esercizio delle sue funzioni dichiarò subito accarezzando nervosamente un nodoso bastone che aveva sempre con se. Conoscendo il Parroco e le funzioni, non sempre pastorali, di quel bastone  i militi si ritirarono in buon ordine e lo lasciarono in pace.


Il panettiere Alfredo Del Pizzo era un uomo della stessa pasta del Parroco. Energico, risoluto e di una bontà e onestà unica. I suoi colleghi, in quel periodo, avevano fatto affari d’oro con il contrabbando, Alfredo il pane che riusciva a produrre in più lo regalava. Non aveva mai preso un  soldo per il pane che riusciva ad arrangiare.  Intanto per far fronte alle esigenze di tanta persone ed alle  conseguenti richieste del Parroco il povero Alfredo si ritrovò con una considerevole mancanza di farina. Fu denunciato e dovette affrontare un giudizio. Il tutto si risolse bene grazie all’intervento del Parroco ove pare che non fosse estraneo la presenza del suo inseparabile  bastone.


Comunque la popolazione tutta, ognuna per le  sue possibilità, con il Parroco in testa, aiutarono tutti  e  di quanti si erano rifugiati a Positano si salvarono tutti. Positano scrisse all’epoca una bella pagina della sua storia, degna di essere ricordata ed apprezzata e fatta conoscere ai giovani..Riconfermò un ruolo importante che ebbe in questo periodo buio per la storia dell’umanità. Il ruolo di un paese libero,  cosmopolita,  universale con  una  particolare dimensione  che ha sempre caratterizzato  la sua storia nell’arco dei secoli.


Lo scrittore Essad Bay  è un caso fra tanti  di quel periodo. Essad Bay fu fra i pochi, se non l’unico, per quanto ho potuto sapere, ad essere stato esiliato a Positano dal governo fascista. Essad Bay aveva scritto un libro: “Petrolio e Sangue” in cui prevedeva un’invasione  russa ai danni dei paesi balcanici produttori di petrolio. Essendo in atto un patto di alleanza fra Russia e Germania, ovviamente il libro era scomodo e inviso ai nazisti e, così,  il povero Essad Bay fu confinato a Positano. Successivamente, quando venne meno l’alleanza Russo – Tedesca,  Essad Bay fu rivalutato e volevano portarlo a Roma per farlo parlare alla RAI,ma le condizioni fisiche del povero scrittore erano tali che non potette affrontare un viaggio fino a Roma, infatti morì poco tempo dopo alla giovane età di 37 anni.


 Lo spirito libero di Essad Bay non poteva trovare ambiente più favorevole di Positano. Lo scrittore che aveva errato per mezza Europa,  perseguitato dalle ideologie barbare di uno dei periodi più bui della storia umana fu fortunato alla fine, nella sua sfortuna, di essere capitato in un paese che l’ha capito, amato, rispettato, accudito nei limiti delle possibilità di allora rispettandone le volontà e conservandone una memoria perenne. Essad Bay, ricambiò questo affetto al punto che, come dissero alcuni suoi amici,  di voler donare al Comune di Positano i diritti d’autore,  qualora si fosse realizzato un film dal libro “Petrolio e Sangue” che aveva scritto a Positano. Non so se poi ciò fu realizzato, ma la cosa importante è che fu tra i pochi, se non l’unico,  che io sappia, ad aver  espresso  un sentimento così affettuoso verso il nostro paese.


Ricordo da ragazzino quando mi recavo con mia zia al cimitero. La tomba dei miei antenati era sopra  quella dello scrittore, ero attratto da questa tomba sovrastata dal turbante, diversa dalle altre, e soprattutto da quelle vaschette per mettere il mangime per gli uccelli.  Un pensiero così delicato mi faceva pensare ad una persona buona dotata di un animo particolarmente  sensibile e gentile. Domandai una volta a mia zia chi fosse, mi rispose che non l’aveva conosciuto, ma sapeva che  era un grande uomo ed un uomo particolarmente buono.


Non si sbagliava.


 


Francesco Talamo