CRISI ALITALIA PARLA UN OPERATORE DI VOLO DELLA COSTIERA AMALFITANA

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Fabrizio Canosa è un commissario di bordo, che sta vivendo sulla sua pelle la crisi dell’Alitalia, è di Positano nell’ Amalfi Coast dove vive con sua moglie, australiana, Barbara Lang (motivo del suo lavoro aereo) che è campionessa di nuoto che insegna a Piano di Sorrento. Positanonews la testata online della costiera amalfitana e penisola sorrentina lo ha intervistato. Sulla kafkiana vicenda di Alitalia, il rilancio della nostra compagnia di bandiera passa per un socio industriale internazionale (Air France o Lufthansa, British o altri) e per uno sforzo finanziario del capitalismo italiano, pubblico o privato. “La vicenda è stata gestita malissimo – dice Fabrizio Canosa -, ora siamo veramente rovinati, perchè abbiamo autonomia fino al trenta settembre. La scelta del Governo Prodi di affiancarci all’Air France era un rafforzamento, saremmo diventati la prima compagnia d’Europa e mantenevamo il nostro nome.” Molti dicono che i piloti hanno molti privilegi.. “Non è vero, si vogliono affossare sindacati e tagliare alcune categorie mettendo a rischio la sicurezza dei voli.. Ma poi quali privilegi se non ho visto i miei figli crescere? Stiamo aspettando il confronto ma non ce lo danno” Ma in altre compagnie quanto si guadagna? “Nelle low cost si guadagna di meno, ma nelle compagnie di bandiere come l’Alitalia di più, anche il trenta per cento di più. Se l’Alitalia fosse passata con l’Air France i piloti avrebbero avuto di più di quanto guadagnano oggi.” A cosa si deve questa crisi? “Ai politici che hanno mangiato tutto e a scelte sciagurate, come quella di Malpensa, sempre voluta da politici. Da Malpensa in poi è stato un crollo per l’Alitalia.” Come mai ha esultato tanto la tua collega al fallimento dell’accordo con la CAI? “I giornalisti estrapolano dal contesto, in realtà la reazione poteva essere di pianto o di esultazione, come è stata, la reazione era frutto della disperazione e una reazione ad un accordo capestro come quello del CAI non poteva che essere che quella.” Cosa avete fatto per evitare la crisi? “Abbiamo offerto il Trattamento di Fine Rapporto tutti noi per acquistare noi stessi la società e lavorare gratis ad ottobre, ma non siamo presi in considerazione. Evidentemente la politica ha già deciso la nostra sorte.” Come sei entrato nell’Alitalia? “Per volontà di Dio, volevo raggiungere mia moglie in Australia avevo bisogno di biglietti e non avevo soldi, ho fatto un concorso e grazie a Dio ho vinto e lavoro in questa Azienda da un quarto di secolo e vorrei che continuasse ad esistere ed essere l’orgoglio dell’Italia, ma dispero.” Il Governo Berlusconi sta portando a scatafascio questa vicenda, il  governo Prodi  no nfu totalmente esente da colpe pur se, bisogna dirlo, scelse un socio internazionale di tutto rispetto, ma non volle metter mano alla tasca nonostante avesse il 49% di Alitalia né sollecitò privati a farlo. Il governo Berlusconi ha trovato la cordata italiana, che però non ha neanche cercato un vettore internazionale senza il quale il trattamento economico dell’aerea più professionalizzata, quella dei piloti, non può che essere decisamente inferiore a quello delle altre compagnie aeree. E ciò nonostante il fatto che la cordata italiana (la Cai) prenderebbe comunque un’azienda senza debiti e con un personale ridotto. Il che dimostra che con il solo mercato domestico e senza una compagnia internazionale il trasporto aereo italiano, è il caso di dire, non decollerebbe.
La notizia dell’altroieri è che il commissario Fantozzi ha fatto un avviso pubblico per sollecitare manifestazioni di interesse di altri soggetti, in particolare di compagnie estere. Un’iniziativa giusta e opportuna, ma perché Fantozzi non lo ha fatto prima mettendo così tutti con le spalle al muro? In questa direzione, peraltro, meraviglia il silenzio di Eni e di Finmeccanica, due grandi società private con un azionista pubblico al 30% che sono autorevoli operatori conosciuti in tutto il mondo. Si dice che sono società quotate. E allora? Molti soci dell’attuale Cai sono società quotate eppure il mercato non li ha specificatamente penalizzatati quando hanno sottoscritto l’offerta per Alitalia. Si dice che Eni e Finmeccanica hanno business profondamente diversi. Ma forse Ligresti o Pirelli Atlantia o Colaninno non hanno business profondamente diversi dal trasporto aereo? Anzi, almeno Finmeccanica è vicina industrialmente parlando a tutta l’area della manutenzione aerea.
E infine si è fatto appello al sentimento patriottico degli imprenditori italiani della cordata Cai, ma Scaroni e Guarguaglini non hanno anch’essi un sentimento italiano posto che hanno tra l’altro grandi utili e grandi rapporti internazionali, entrambe condizioni essenziali per rilevare e internazionalizzare Alitalia?
Si dice ancora che forse l’Europa non lo consentirebbe. Chi lo afferma sbaglia, perché si tratterebbe di un’operazione di mercato partecipata oltre che da Cai anche da due grandi operatori internazionali a maggioranza privata che sono certamente i più interessati a che il logo Italia non venga svillaneggiato con il fallimento della compagnia di bandiera. Quell’Europa che ha assistito senza fiatare alla nazionalizzazione della banca inglese Northern Rock non avrebbe cosa obiettare se una Newco partecipata da Eni e Finmeccanica e possibilmente anche da Cai rilevasse subito la parte buona di Alitalia o comprandola o attraverso il fitto di un ramo di azienda per approfondire ulteriormente il piano industriale, ricercare una grande compagnia straniera come socio industriale e attivare immediatamente una cassa integrazione a rotazione come fanno tutte le aziende con molti occupati. Infine, l’alternativa del fallimento di Alitalia sarebbe un disastro. La responsabilità non può che essere politica.


Michele Cinque

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