I KILLER DELLA STRAGE COME I TERRORISTI

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 Nessun testimone oculare, ma una attività investigativa chirurgica, probabilmente basata su rilevamenti di impronte digitali su reperti o intercettazioni telefoniche (con localizzazione di cellule dei gestori telefonici) forse già in atto su utenze sospette.
Così è stato catturato ieri, all’alba, Alfonso Cesarano 29 anni, nativo di Napoli, agli arresti domiciliari per un’accusa di droga. Lo scorso aprile, invece, era stato coinvolto nell’operazione anticamorra denominata «Domizia»: dopo l’arresto, fu scarcerato dal Riesame per mancanza di gravi indizi. I familiari (la moglie, ieri, alla vista delle telecamere all’esterno della Questura ha dato segni di nervosismo) lo difendono e confermano che è stato anche controllato dai carabinieri qualche ora dopo la strage, cosi come accade per i detenuti ai domiciliari.
Per gli investigatori, che lavorano anche su eventuali registrazioni catturate da qualche telecamera installata nella zona, sarebbe uno dei tre esecutori materiali della strage di immigrati a Castelvolturno. Su di lui pende l’accusa di strage, aggravata da finalità mafiosa e dal metodo terroristico: due gli indagati in concorso (latitanti) che farebbeero parte del commando di morte super- ricarcato composto da Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio Di Caterino e Pasquale Vargas. Il procuratore Franco Roberti ha spiegato l’aggravante della strage: «I casalesi seminano panico nella popolazione, proprio come fanno i terroristi».
Si rafforza l’ipotesi che i killer abbiano sparato non contro uno o più bersagli deliberati ma nel mucchio, per seminare appunto il terrore. Duplice l’obiettivo: dare una «lezione» agli immigrati coinvolti nel mercato della droga ma anche un segnale a tutto il territorio. Un modo per rimarcare il controllo e il comando da parte di nuovi nomi dopo il vuoto di potere determinato da arresti e condanne tra i Casalesi.
Il giovane pregiudicato, non è considerato un personaggio organico al clan, ma «molto vicino all’ambiente camorristico dei Casalesi» ha spiegato il capo della Squadra Mobile di Caserta, Rodolfo Ruperti. Le sue frequentazioni, messe nero su bianco dagli investigatori hanno rappresentato un ulteriore indizio per incastrarlo. Stando agli elementi raccolti dagli 007 casertani, il 29enne vive con la madre e la moglie in una casa a cento metri di distanza dal luogo dov’è stato ucciso il gestore della sala- giochi, Antonio Celiento, la sera di giovedì scorso. A casa sua non sono state trovate armi, ma «materiale molto utile alle indagini», ha spiegato Ruperti. Cesarano, assistito dall’avvocato Angelo Raucci, sarà interrogato dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel corso del-l’udienza di convalida fissata per domani. Il questore di Caserta, Carmelo Casabona, al margine della conferenza stampa di ieri mattina sull’arrivo dei rinforzi nella Soweto di Caserta, ha spiegato che i 400 uomini sarano utili a «ristabilire ordine sul territorio ». «Gli immigrati meritano di essere aiutati e capiti — ha poi aggiunto Casabona — però il nostro è un lavoro che deve essere eseguito a 360 gradi. Aiuteremo le persone perbene a inserirsi meglio ma nello stesso tempo dobbiamo reprimere gli aspetti illegali che non appartengono ad una determinata etnia».
Sul fronte delle indagini Casabona ha ancora spiegato che «l’arresto non è un fermo di polizia ma di un pm antimafia », cioè vagliato da un magistrato che ha disposto la misura. «Per ora — ha concluso— non siamo in grado di poter sostenere che Cesarano sia l’esecutore materiale anche dell’omicidio di Antonio Celiento, c’è in atto un’attività investigativa che dobbiamo ancora sviluppare».
Giorgio Santamaria, Corriere del Mezzogiorno

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