POSITANO, SI FACCIA VIA 2 FEBBRAIO 1943

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Via 2 febbraio 1943… Bravo Franco Talamo, e soprattutto bravi ai quattro Ragazzi degli anni 20, dai capelli bianchi, e alla Positano di quel 2 febbraio, quel giorno anche se ne uccide più la lingua che la spada, tutte le bestemmie, proferite saranno state di sicuro perdonate, ma non credo potremo perdonare noi stessi se dimentichiamo, un tale episodio. Spesso sul guestbook, leggo futili polemiche, inutili beghe, e velenosi commenti, so che la maggior parte sono frutto di quell’amore per Positano e la costa d’ Amalfi dove si adagia, e per la rabbia che abbiamo, perché vediamo un paese che un po’ va alla deriva. Ma cerchiamo di essere propositivi, di costruire tutti insieme, mettiamo via le parole se non sono proferite per proporre, per unire, per costruire. Ricordo due episodi*: nel Trecento le nostre coste erano infestate dai pirati, saraceni, pisani, siciliani, quando finalmente i positanesi ebbero le lettere da corsa, non si rivolsero contro di loro, ma contro le vicine popolazioni costiere, cercando di risolvere vecchi rancori a fil di spada, tanto che le lettere vennero ritirate. Nel settecento una Positano unita viene soprannominata La Montagna D’oro, tanto era lo splendore e la ricchezza di questa. Adesso credo siamo di nuovo ad un bivio, corsari? Oppure età dell’oro? Le solide basi per costruire un futuro roseo ci sono, e ci sono sempre state, nonostante la crisi che investe l’economia mondiale, possiamo e ne sono veramente convinto che possiamo davvero riportare Positano ad antichi e nuovi fasti. Cerchiamo di riappropriarci della nostra memoria storica, nel nostro dialetto che è una miscellanea di lingue e dialetti di altri popoli, e che ci rende cittadini del mondo, che ci rende unici nel nostro essere uguali, ma differenti negli usi e costumi, riprendiamoci la gentilezza di una volta condita con un amichevole e casalingo tu, chiunque era il nostro interlocutore, e lasciamo il lei ad altri ambienti. Con Gian Maria Talamo, e con i Murattori con cui a volte collaboro, nella stesura dei testi, abbiamo un progetto, che si chiama Biblioteche. L’idea venne a Laura (Libera Lupo), che ascoltando un detto africano: ogni vecchio che muore è una biblioteca che brucia, ci disse che era importante fare qualcosa per salvare le ‘nostre biblioteche’. Di questo progetto se ne è parlato con l’ultimo ma non ultimo, Murattore in ordine di arrivo Alessandro Cecchi Paone, ed anche lui si è dimostrato entusiasta, e impegni permettendo non ci farà mancare il suo contributo. Diffondo quindi qui un appello, prendete una telecamera, ed intervistate i vostri nonni, lasciateli parlare ed esprimere liberamente, su tutto e di tutto quello che vogliono, cercate di creare gruppi di lavoro e/ho di nipoti, di figli, magari una telecamera inquadra le persona per intera, l’altra le espressioni, la gestualità con cui accompagniamo il nostro parlare, il tutto ovviamente rigorosamente in dialetto. E per chi non ha più i nonni, gli dico non scoraggiarti, anzi, ti voglio ricordare che di sicuro li ritroverai nel racconto di altri nonni Dei lavori del genere in vari modi li stanno facendo Massimo Capodanno, Francesco Fusco, Nicola Prisco, Romolo Ercolino, è stato fatto a Nocella, lo ha fatto Giuseppe Sabella che per primo ha scritto un bel libro da leggere e da possedere, Tra le righe della storia (ndr) sull’episodio sopra citato. Il primo storico è stato il canonico Errico Talamo, poi i Vespoli, Rispoli, e chiedo scusa se dimentico qualcuno. Un piccolo grazie va anche ai Murattori che sono ‘nati’ nei quartieri aperti di Positano, proprio raccontando storie che hanno raccolto in giro, e che consciamente hanno dato vita a questo progetto. Insomma facciamo, costruiamo, iniziamo, magari proprio da una scalinata intitolata 2 febbraio 1943. Essere eroi costa a volte la vita, oggi non abbiamo più la guerra in casa come allora, ma ci sono tante, troppe guerre in giro per il mondo, coltiviamo qui un futuro diverso, piantiamo nella nostra mistica terra un ulivo, l’albero della pace, innaffiamolo con l’acqua di questo mare, che ci ha portato la ‘Nostra Madonna’e con la speranza, che i suoi rami con gli anni avvolgano tutto il mondo… Utopia? Si! Se crediamo che lo sia… tanti perseguitati hanno trovato rifugio qui, e si sono salvati, i naufraghi di quel 2 febbraio… e chissà quanti altri ancora nei secoli passati che ignoriamo… quindi non facciamo morire l’eroismo, non facciamo morire Positano. Sottoscrivo la vostra iniziativa, e rilancio con questa proposta che spero sarà raccolta da tutti, grazie Francesco Buonocore *in verità qualcuno dice che furono gli abitanti di Laurito, ma aldilà del giusto o sbagliato contesto storico… vi prego guardiamo la luna, anzi l’ulivo.


Lettera Firmata Francesco Buonocore