GIORNATA AL CARDIOPALMO PER LE BORSE DOPO IL CROLLO LEHMAN BROTHERS

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 Un’altra giornata al cardiopalmo per le Borse, che continuano ad essere sconvolte dalla bancarotta della Lehman Brothers. Le chiusure europee sono state tutte in profondo rosso e le lancette sono tornate indietro ai valori del 2005 (il 2004 per Piazza Affari): la peggiore di tutte è stata Londra, con un calo che ha sfiorato il 3,5%, mentre il Mibtel ha ceduto il 2,5%, peggio di Parigi e Francoforte, che hanno perso intorno all’1,7%. Wall Street ha chiuso la giornata in progresso, sulla scia del possibile salvataggio da parte della Fed di Aig. Il Dow Jones avanza dell’1,33% a 11.062,76 punti, il Nasdaq segna un progresso dell’1,03% a 2.202,36 punti, mentre lo S&P 500 sale dell’1,79% a 1.214,07 punti. L’euro è scambiato a 1,4142 dollari. Il rischio crac di Aig. Ma la giornata a New York era cominciata malissimo con due notizie negative: il fortie calo degli utili trimestrali di Goldman Sachs (meno 70%) e, soprattutto, il tracollo in Borsa del colosso assicurativo Aig, numero uno negli Usa, considerato il prossimo potenziale candidato al Chapter 11. Aig, secondo alcuni conteggi, ha bisogno di qualcosa come 75/80 miliardi di dollari per onorare i suoi impegni ed evitare il crac che sarebbe devastante anche perché sono moltissime, in tutto il mondo, le società che hanno rapporti stretti con il gruppo assicurativo americano. Un fallimento dalle conseguenze incalcolabili per il sistema finanziario internazionale, nel quale si potrebbe innescare un effetto domino: per rimettersi dall’eventuale collasso di Aig, colosso assicurativo mondiale, al mercato potrebbero servire diversi anni. “La caduta di Aig si abbatterebbe su molti soggetti: sarebbe l’evento più catastrofico con il quale il mercato si è finora confrontato”, sostiene Liz Ann Sonders, analista di Charles Schwab. Il titolo Aig è sceso a capofitto perdendo anche il 73% con un minimo di 1,25 dollari per azione. Poi, però, hanno cominciato a circolare voci sempre più attendibili di un possibile intervento della Fed e il titolo si è ripreso con perdite di poco superiori al 13%, quindi accettabili per una giornata come questa. Anche gli indici newyorkesi hanno dimostrato volatilità anche se il Dow Jones non è mai andato al di sotto del punto percentuale ed è risalito anche dello 0,90 terminando la seduta in territorio positivo. Lehman. A poco o nulla sono valse le voci – confermate – di una trattativa da parte di Barcalys per acquisire alcune attività della Lehman: la conseguenza forse di maggior peso è stato il calo della banca britannica, che ha ceduto il 2,5% (ma è arrivata a perdere anche il doppio) dopo l’ammissione delle trattative. Bersagliata dalle vendite anche Ubs, sulle indiscrezioni di stampa che danno come possibili perdite per altri 5 miliardi di dollari legati ai subprime nel trimestre in corso. Malissimo anche Swiss Re e, sul mercato inglese, la banca Hbos: quest’ultima è arrivata a perdere oltre il 30%. Piazza Affari. Milano non ha fatto eccezione ed ha perso a rotta di collo (anche se la chiusura è stata su livelli migliori del picco più basso, grazie all’andamento sopra la parità di Wall Street) soprattutto nel comparto finanziario. Peggio di tutti ha fatto Mediolanum, meno 6,55%, seguita da Intesa, meno 4,72%, e Unicredit, meno 4,44%, mentre Montepaschi e Popolare Milano hanno ceduto intorno al 3%. Bene invece i titoli legati al dollaro: la maglia rosa se l’è aggiudicata Luxottica, più 2,76%, seguita da Autogrill, più 2,59%. In calo invece i petroliferi (meno 4,62% Eni, meno 4,39% Saipem) dopo la discesa del prezzo del greggio sotto i 90 dollari. Fiat ha guadagnato invece l’1,91%.