CRISI ALITALIA, LA C.A.I. RITIRA L’OFFERTA DI ACQUISTO.

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di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco




La nuova Società del trasporto aereo: la Compagnia Aerea italiana, costituita da molti imprenditori importanti come: Ligresti, Caltagirone, Toto, Benetton, Colannino, aveva fatto una offerta di acquisto della Alitalia, sostenuta in questa sua richiesta da Banca Intesa e dal suo amministratore delegato: Corrado Passera.


Ieri pomeriggio, dopo aver dato un ultimatum alle Organizzazioni Sindacali per avere la sottoscrizione del piano d’impresa, con gli esuberi previsti, accompagnato dalla accettazione di un nuovo contratto di lavoro, non avendo ottenuto le risposte desiderate, ha ritirato la sua offerta, lasciando il Governo senza nessuna soluzione per il problema Alitalia.


A partire da Berlusconi, da giorni tutti dicono che la colpa di quanto sta accadendo è della CGIL e dei Piloti e tutto il dibattito è fermo su questo aspetto. Noi vorremmo andare oltre queste riflessioni e far riflettere sul perché non c’è mai stata una trattativa tra l’azienda ed il Sindacato.


Partiamo proprio dalla affermazione che tutti ripetono come una giaculatoria: la colpa è della CGIL! Se questo è vero, allora la Confederazione guidata da Epifani è tanto determinante e forte da impedire,da sola, la costruzione di una Compagnia aerea. Questo significa che le altre organizzazioni sindacali che hanno approvato il piano contano poco e non rappresentano l’insieme dei lavoratori.


D’altra parte, la CAI che veniva rappresentata come una cordata solida, fatta da imprenditori italiani esperti e decisi, non ha voluto sentire ragioni, o si accettava quel piano e quel tipo di applicazione contrattuale del lavoro o non c’erano i margini per l’impresa. In queste ore concitate, nessuno si è posto la domanda: ma adesso la CAI si scioglierà?


Non avendo concluso l’acquisto di Alitalia la Società non ha motivo di esistere. Che fine faranno Air One e l’Aeroporto di Malpensa?


Il Governo Berlusconi adesso ha tre problemi: il fallimento Alitalia, la crisi di Malpensa ed il fallimento di Air One.


La CAI è nata con un handicap enorme: la necessità di accollarsi i debiti di Malpensa e l’esposizione presso Banca Intesa di Air One, mel pieno di una crisi finanziaria devastante, in cui alle Banche manca la liquidità per sostenere progetti di impresa, perché il mercato azionario brucia ogni giorno centinaia di miliardi di dollari.


Il piano della CAI appariva troppo rigido, per cui non abbiamo mai assistito ad una vera e propria trattativa, perché i margini erano inesistenti: eppure la CAI otteneva dal Governo una Società senza debiti, con una diminuzione del personale da 20.000 a 12.500 con il sostegno dell’Esecutivo per il cambiamento del regime salariale ed organizzativo per l’Azienda.


D’altra parte la CAI sapeva bene che non poteva aumentare il costo dei biglietti, per non uscire dal mercato, doveva rinnovare il parco degli aeromobili e soprattutto doveva rientrare dalla esposizione di Air One e del grave passivo di Malpensa.


Il problema politico del Governo è l’Aeroporto di Malpensa che è stato un fallimento sia per la sua utilità, che per la sua economicità, tanto che nell’accordo che si voleva siglare la maggior parte delle rotte internazionali sarebbero passate da Roma a Milano.


Banca Intesa non è in grado di sostenere la CAI in una esposizione tanto importante perché la crisi economica internazionale potrebbero metterla in difficoltà, ed ecco la necessità di un piano industriale tutto tarato sulla compressione dei salari e sul totale controllo sulla organizzazione del lavoro.


Ai piloti si chiedeva di passare da un livello di categoria professionale a quelli di semplici, se pur importanti, dipendenti. Questo significava costringerli ad accettare di non essere determinanti nella organizzazione dei voli e delle tratte.


Come si vede la richiesta della CAI non era quella di recuperare qualche milione di euro dai benefit dei piloti, ma era la totale libertà di impresa senza nessun rispetto delle professionalità e dei Contratti di lavoro.


Il capitalismo è soggetto a regole ferree, quando non ci sono possibilità di comprimere i costi tecnici ed operativi, devono essere compressi gli oneri del lavoro. Diminuzione dei salari e forte aumento della produttività per ottenere una retribuzione della impresa, senza la quale non esiste la convenienza dell’investimento.


La rigidità della CAI era dovuta alla necessità di doversi accollare le crisi di Air One e di Malpensa, che non ha potuto trovare nel Governo un valido sostegno, perché l’esecutivo si faceva già carico dei debiti dell’Alitalia e del pagamento degli ammortizzatori sociali per la mobilità ed il ricollocamento degli esuberi.


Nessuno aveva margini di manovra in questa vicenda, questo giustifica la mancanza di un vero tavolo di discussione e di trattativa con gli inevitabili atteggiamenti intimidatori, offensivi e ultimativi. Il Governo aveva paura, Banca Intesa aveva paura, gli Imprenditori avevano paura, i Sindacati avevano paura. A tutti è mancata la calma e la tranquillità per discutere nel merito, perché i parametri erano troppo stretti e troppo definiti, non poteva andare diversamente.


Infine, l’impressione che molti hanno avuto è stata quella che gli industriali raccolti all’ultimo minuto in una cordata improvvisata erano ben felici di andarsene per la loro strada senza essere coinvolti in avventure dal futuro imprevedibile.


Il Governo adesso deve mettersi subito al lavoro, deve seriamente affrontare e risolvere il problema dell’Alitalia,della Air One e di Malpensa, senza furbizie e senza tentare scorciatoie, ha accumulato ritardi e responsabilità, in una vicenda in cui occorre conoscenza del mercato internazionale, rispetto delle regole europee e capacità di dialogo sociale.


Non è una cosa da poco, mentre sullo sfondo esiste sempre la possibilità di Air France, l’unica vera soluzione per tutti.


La fine della lunga luna di miele di Silvio con il paese si avvicina, il problema che dovremo sopportarlo per molto tempo ancora.




Napoli, 19/09/08