NAPOLI, FERMATO DALLA POLIZIA MUORE DI NOTTE IN CASERMA

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Alle tre è stato arrestato e portato in questura, alle sei e mezzo è morto. Federico Cuomo, 42 anni, pregiudicato della Sanità, probabilmente è stato stroncato da una crisi respiratoria. La salma, comunque, sarà sottoposta ad autopsia. Come spesso accade a Napoli, i fatti di cronaca nera e i loro protagonisti sono legati l’uno all’altro come le tessere di un domino: Cuomo era il nipote di Anna Deviato, la donna uccisa assieme al figlio Fabio Silvestri nell’agosto del 2005. Il delitto, avvenuto in una piazza San Gaetano gremita di gente, suscitò grande clamore.
È la notte tra mercoledì e giovedì. Una «volante» in servizio nel centro storico nota un’auto che procede a tutta velocità. I poliziotti fanno segno al conducente di fermarsi, ma lui, secondo la ricostruzione fatta dalla Questura, accelera. Comincia un inseguimento che si conclude poco più tardi in piazza del Gesù; nel frattempo, però, Federico Cuomo, che è alla guida, sperona la vettura degli agenti. L’uomo, che è tossicodipendente, è stato scarcerato a gennaio. Ha anche problemi di salute: è tracheotomizzato a causa di un tumore alle corde vocali. È ubriaco, sostiene la polizia, e inoltre, sottoposto com’è all’obbligo di firma in commissariato, a quell’ora di notte non potrebbe stare fuori casa. Gli agenti lo arrestano e lo portano in Questura, dove viene messo in una camera di sicurezza in attesa del processo per direttissima. Vengono informati il pm di turno, l’avvocato difensore e i familiari. Di lì a poco, Cuomo chiede l’intervento di un medico: la cannula inserita nella trachea dev’essere pulita. Arriva un’ambulanza del 118; un medico procede alla pulizia della cannula, pur specificando che il paziente avrebbe potuto farlo da solo, e lo visita: come risulta dal referto, lo trova in buone condizioni.
In realtà, però, non è così. Probabilmente Federico Cuomo ha difficoltà di respirazione. Intorno alle sei e mezzo chiede un’altra volta il medico. Viene chiamata di nuovo l’ambulanza, ma stavolta non arriva in tempo. Il medico constata la morte per cause naturali e precisa nel referto che sul corpo non ci sono segni di violenza. Il pm, comunque, dispone l’autopsia. Gli esami tossicologici stabiliranno se al momento dell’arresto l’uomo, oltre che ubriaco, era anche sotto l’effetto di droghe.
Diversa la versione fornita dai familiari, che chiedono una ricostruzione dell’accaduto senza ombre e ritengono che questa morte potesse essere evitata. «Federico fu operato lo scorso novembre per un tumore alle corde vocali e tracheotomizzato. Non parlava da 10 mesi ma era un uomo robusto e testardo che non si è mai lasciato abbattere dalla sua malattia». L’uomo aveva il «foglio rosso», quello della sorveglianza, «con l’obbligo di rincasare ogni giorno alle 20». Ma se era uscito più tardi, provano a giustificare alcuni parenti, era perché aveva necessità di prendere aria per strada, proprio a causa delle gravi difficoltà respiratorie. La moglie lo aspettava ieri mattina in tribunale, ma una telefonata l’ha informata della presenza della polizia a casa sua.
I poliziotti — dicono i familiari — hanno ritirato alcuni documenti del defunto e poi hanno convocato la signora Cuomo in Questura. «Solo in tarda mattinata, attraverso voci di corridoio, la moglie ha saputo della morte di Federico. Per rispetto alla sua condizione di salute, non avrebbero dovuto portarlo in quelle celle non adatte a un uomo con problemi respiratori, che non aveva neanche la voce per farsi sentire in caso di malore. Secondo la versione della Questura, Federico avrebbe rifiutato il ricovero — aggiungono i parenti —: incaricheremo un medico legale per vederci chiaro».
Titti Beneduce