NAPOLI DE LAURENTIS, SE CHIUDONO IL SAN PAOLO ME NE VADO

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All’amarezza è seguita la lucida analisi di una situazione che rischia seriamente di compromettere la solidità e l’equilibrio di una società sana che nel calcio, a Napoli, ha investito parecchio. Aurelio De Laurentiis in call-conference da Roma ha fatto giungere la sua voce sì dispiaciuta, ma perentoria ai giornalisti radunati al centro sportivo di Castelvolturno. Esprimendo con la schiettezza che gli è congeniale la ferma volontà di sottrarsi a ogni tipo di intimidazione e di minaccia da parte di chi ha deciso di buttare fango sul pubblico napoletano. Si riferisce ai teppisti di domenica scorsa. Li definisce infiltrati, De Laurentiis. E non si è risparmiato, soprattutto sulla chiusura del San Paolo. «Assurdo, così potrei anche decidere di salutare tutti».
E chi lo conosce, intuisce che non si tratta di una frase ad effetto. «Sento parlare di legami con la camorra, la criminalità — ha detto —. So soltanto che si tratta di gruppi di infiltrati nel più bel tifo d’Italia. Gente che si è resa responsabile di fatti gravissimi. Ma non va dimenticato che rappresentano lo 0,50% del pubblico napoletano, di quello che invece riempie gli spalti del San Paolo, quello passionale e attaccato alla squadra». Il patron azzurro insiste sulla frangia violenta. «Bisogna perseguirli, punirli con leggi adeguate. Dare loro il Daspo (il provvedimento che vieta l’entrata allo stadio, ndr) e allontanarli definitivamente dagli stadi». E guarda con ammirazione al modello inglese. «Lì con leggi specifiche e adeguate — aggiunge — sono riusciti ad estirpare questo male ad arginare il fenomeno degli hooligans. In Italia invece si corre ancora dietro una disposizione vetusta come la responsabilità oggettiva. Bisognerebbe riflettere sul fenomeno degli ‘‘acab” (all cops are bastard, tutti i poliziotti sono bastardi). Quando uno arriva a determinare un movimento simile, sembra quasi che venga scelto un luogo eclatante e sotto l’occhio dell’opinione pubblica per poter poter dire: noi entriamo in guerriglia contro le forze dell’ordine perchè questo è il nostro modello di vita. Credo che bisogna perseguire questi finti tifosi, mimetizzati al fine di generare violenza».
Il presidente della società azzurra è un fiume in piena. Va avanti a lungo, ha molto da dire e soprattutto ha ben chiaro un messaggio da lanciare. Oltre al divieto di trasferta per tutto il campionato per la tifoseria del Napoli, il Casms – l’organo del Viminale sulla sicurezza negli stadi – ha già bloccato la vendita dei biglietti per la prossima partita al San Paolo. Napoli- Fiorentina rischia seriamente di essere giocata a porte chiuse. De Laurentiis proprio non ci sta. «Così il problema non si risolve alla radice. E’ assurdo colpire la gente perbene, i tifosi civili. Ma anche una società che ha deciso di investire. Così lo Stato non fa altro che calarsi le braghe. Ho scelto Napoli per fare industria, per fare sport. Così da riportare questo calcio in Europa. Così però non mi si incoraggia certo. Se le cose dovessero continuare così, sono costretto a salutare tutti e concentrarmi esclusivamente nella mia attività di imprenditore cinematografico. Ho rinunciato a Hollywood per Napoli, ma se non cambiano le cose finirò per stancarmi». Una dichiarazione forse anche dovuta vista la situazione, ma sicuramente vera. Anche se poi aggiunge: «Vogliono farmi distogliere, far morire l’amore che sto mettendo in questa bella avventura sportiva. Non ci riusciranno facilmente. Ma qualcosa dovrà cambiare. Lo Stato invece di chiudere gli stadi, pensi piuttosto a trovare un sistema per tutelare seriamente la tifoseria pulita, quella che ogni domenica affolla lo stadio di Fuorigrotta. gente perbene e civile con la quale non ho mai avuto alcun problema. Ma pensino anche a fare delle leggi che tutelino finalmente una città come Napoli già martoriata in continuazione da altre emergenze».
Domenica scorsa subito dopo gli incidenti, Aurelio De Laurentiis aveva dichiarato nella conferenza stampa del dopo- partita di sentirsi dalla parte dei tifosi. Naturalmente coglie l’occasione per chiarire ancora una volta «che non ero assolutamente a conoscenza di quanto era successo e stava ancora succedendo. Non immaginavo certo che potesse succedere tanto proprio perchè ho piena fiducia nei nostri tifosi. Quel pubblico vero, sano che ha molta voglia di venire allo stadio con i propri figli. Questo bisognerebbe capire e quindi legiferare di conseguenza ». Il capo della polizia, Manganelli, in mattinata aveva paventato l’ipotesi che dietro ai gruppi di facinorosi di domenica scorsa ci fosse l’ombra della criminalità organizzata. «Sì, ho sentito anche io questa tesi — aggiunge De Laurentiis —. Non so, francamente. Posso soltanto dire che si tratta di una minoranza di infiltrati. Dal canto nostro, come società, non accettiamo alcuna illazione di sudditanza a questi teppisti. Non ci appartengono, non appartengono al nostro calcio».
Monica Scozzafava, Corriere del Mezzogiorno