POSITANO VALLONE PORTO L´INTERVENTO DELL´ONOREVOLE PARLATO

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A volte, dinanzi ad uno scempio, il primo sentimento che ti prende è quello della rabbia : gli idioti sono tanti ed è molto difficile, per gli altri, non indignarsi. Ma poi ? Poi è facile rassegnarsi, chiedendosi cosa si possa fare e rispondendo a se stessi: nulla.


Ed invece no. Per chi voglia c’è sempre qualcosa da dire e, soprattutto, da fare. Anche se costa tempo ed impegno personale da sottrarre alle futili cose di una vita che scorre banalmente,  senza che si sappia nemmeno perché la viviamo, che senso -personalmente- le diamo, verso quale dove abbiamo indirizzato la nostra esistenza.


Per chi non voglia lasciarsi vivere rabbia ed indignazione non bastano, sono miserevoli alibi dei quali vergognarsi persino.


Non è vero che siamo tutti disarmati: ciascuno come cittadino, di Positano in Costiera Amalfitana e quindi del Mondo, può ricorrere alle armi che prima la coscienza personale e poi quella comunitaria, gli offre. Proteste e non solo, proposte alternative, azioni concrete di contrasto, secondo quanto la legge permette.


Personalmente ritengo che i maggiori scempi arrecati a Positano siano quelli che hanno ignorato, quando non calpestato, le sue identità: storiche, culturali, artistiche, ambientali e -perché no ?- le sue autentiche e specifiche  vocazioni turistiche e commerciali, legate o da legare a quelle identità.


Come se Positano fosse un paese qualunque, come tanti altri e non dovesse trovare nella scoperta, nella difesa e nella valorizzazione delle sue specificità la chiave per aprirsi alla competizione in un mondo globalizzato sempre più uguale al nulla.


Potremmo intrattenerci su tanti, concreti aspetti delle identità di Positano, ignorate, sottovalutate nel migliore dei casi, calpestate nel peggiore.


Ma oggi la minaccia di uno scempio tocca pesantemente l’ambiente, non quello del suo mare e delle sue coste (sul quale moltissimo avremmo da dire) ma quello di una risorsa naturale unica che possiede, incastonata tra le rupi ed i ruscelli, tra gli alberi ed i sentieri scoscesi: il Vallone Porto.


Ci andavo spesso, una cinquantina di anni fa, alla testa di un gruppo di giovani amici, per scoprire una natura incontaminata,  ogni volta tornando a casa più ricco e sereno. Per l’equilibrio naturale, per le rane verdissime che gracidavano, per i girini che ti confermavano il fluire della vita, per i fiori che coloravano il verde diffuso tra il grigio delle rocce, per l volo ed il canto degli uccelli che avevano nidificato, per le acque che prorompevano a cascata dalle rocce più alte nei minuscoli laghetti dove, gelide e cristalline sostavano per un attimo prima di rifluire verso il mare.


Non c’erano allora, non c’erano ancora, Gianni Menichetti e Valli Myers che hanno avuto il grande merito di vivere semplicemente, ma come saggi e poetici eremiti del nostro tempo, in quello straordinario ambiente, di difenderlo strenuamente  e di farlo conoscere a tutto il mondo, diventando una risorsa umana nella risorsa ambientale: solo per questo avrebbero meritato i più alti riconoscimenti, e non tanto quella ammirazione borghese fatta più di curiosità che di vera partecipazione alla loro esperienza.


Ebbene ora il Vallone Porto di Positano è in pericolo. In grave pericolo.


Lavori  edilizi giudicati impellenti per il riassetto idrogeologico dell’area rischiano di distruggere tutto. Positano non si è mobilitata, e questo la dice lunga. Ma lo hanno fatto le tre più grandi associazioni ambientaliste: Italia Nostra,WWF e Legambiente: ma è stato sinora come voler incidere qualcosa sulla roccia con un pezzo di gesso: manca ancora la assoluta trasparenza su quello che si vorrebbe fare, sulla effettiva necessità ed urgenza del progetto, su quello che resterebbe, dopo quello che ha fatto Dio, del Vallone.


Un appello a tutti –dal Comune, alla Comunità Montana, alla Regione, al  Governo e per esso al Ministro dell’Ambiente perché disboschino gli intrecci burocratici perché tutto sia chiaro, fermino le ruspe e si proceda, se davvero indispensabile con senso della misura, calcolando e prevenendo, anche con opportune varianti, ogni possibile devastazione della romantica poesia di questa risorsa identitaria di Positano.


Gianni Menichetti, frattanto, ha messo le mani avanti, realizzando al Mediterraneo – grazie alla sensibilità culturale del gallerista-ristoratore Enzo Esposito- una mostra delle sue opere gentili e raffinate, che illustrano con un tocco magico, alcune delle meraviglie animali del Vallone. Peccato, vi assicuro, per chi non è andato a vederla, preso dal suo disinteresse o dal solito tran-tran dal quale, nemmeno per respirare un po’, non è riuscito a liberarsi.


Restano quelle immagini dalle quali, nonostante ogni mio sforzo di immaginazione, non riesco ad individuare né volpi, né salamandre, né uccellini né farfalle. Vedo solo elfi, gnomi e folletti che danzano in tondo. Non si sa però se per sempre.


 


 


                                                                      Antonio Parlato


 


Petizione online di Positanonews http://www.firmiamo.it/positanovalloneporto