Massalubrense, gli scempi in un dossier del Wwf

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Non solo liquami a mare. Sfogliando il dossier del Wwf della penisola sorrentina si scopre, infatti, che negli ultimi anni la cala di Mitigliano, nel comune di Massalubrense, in piena riserva marina di Punta Campanella è stata più volte oltraggiata. Lo stesso Capitan Cook, ristorante e stabilimento balneare sequestrato venerdì dalla Procura di Torre Annunziata, era finito numerose volte nel mirino del Wwf.
Le prime segnalazioni risalgono al 2003. Gli ambientalisti evidenzano che a Mitigliano, in inverno, i bracconieri posizionano le proprie trappole. Scattano inoltre foto di ceneri provenienti dalla combustione dei rifiuti sulla roccia. Documentano che lungo i camminamenti e nelle scarparte a ridosso del lido c’è chi deposita o scarica materiali di ogni genere.
Il 28 ottobre 2006 l’associazione torna alla carica: «In località Marciano è stata realizzata una nuova arteria sterrata per raggiungere il mare nella zona denominata “le Fontane”». Precisano gli ambientalisti: «Il nuovo tracciato che prosegue da via Baccoli è apparso nella montagna ed è il terzo segnalato in tre anni».
Altre immagini riprese dal Wwf ritraggono proprio i lettini di Capitan Cook, su una piattaforma in cemento, dove prima erano gli scogli. L’associazione denuncia dunque che i gestori del lido avrebbero illegittimamente guadagnato spazio per le proprie strutture e per i propri clienti, a scapito della roccia. I conduttori del lido-ristorante respingono ogni addebito e rivendicano il pieno rispetto delle normative a tutela ambientale. L’ultimo capitolo, almeno per ora, è quello scritto venerdì dalla Procura di Torre Annunziata, col sequestro della struttura. Contestato peraltro dai gestori, i quali confidano che sia accolto il ricorso che hanno già presentato.
La manomissione del territorio di Mitigliano ripropone con forza il tema della tutela dell’ambiente in penisola sorrentina. Del mare, ma non solo. Il Wwf denuncia infatti anche lo scempio “legale” dei parcheggi pertinenziali. Sono quelli previsti dalla legge Tognoli. Da Vico Equense a Massa Lubrense pregevoli agrumeti sono stati devastati per scavare box da destinare alle auto. Sono stati poi ricoperti con un sottile strato di terreno e qualche rachitica pianticella, per simulare un ripristino ambientale impossibile da realizzarsi. Lauti guadagni per geometri e tecnici vari; una perdita secca per la tipicità dei luoghi. Denunciano Andrea Fienga e Claudio d’Esposito, dell’associazione ambientalista: «Stiamo sventrando la nostra penisola ed i nostri storici giardini, e con essi la nostra stessa storia, per costruire “camere da letto” per gli autoveicoli. Il fantomatico metro di terreno, sul quale sarebbero dovuti “rinascere” impianti di limoni Dop. al posto dei preesistenti agrumeti “malati e sterili” (definiti tali da compiacenti agronomi che si sono spesso dimenticati di censire ciliegi e noci centenari e ulivi plurisecolari!!!), in molti casi non è stato proprio messo oppure, dove il “velo” di terreno vegetale ha coperto i box auto, non sono stati impiantati gli alberi. In altri casi si è proceduto a “posizionare alberi nani” del valore di pochi euro che sono successivamente morti». L’associazione chiede dunque la verifica del rispetto degli obblighi di legge per quanto concerne la sistemazione a verde dell’area interessata dalla costruzione di parcheggi interrati. «In difetto», ricordano Fienga e d’Esposito, «si dovrà procedere all’immediata acquisizione del bene al patrimonio»
Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno