MADRID, UNO STEWARD ITALIANO FRA I MORTI DEL DISASTRO AEREO

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MADRID. Domenico Riso, lo steward dell’Air France, originario della Sicilia e che avrebbe compiuto 41 anni il 3 settembre, è l’unica vittima italiana del disastro aereo avvenuto mercoledì pomeriggio all’aeroporto Barajas di Madrid dove sono morte 153 persone e 19 sono rimaste ferite. Lo steward da tempo viveva a Parigi e stava andando in vacanza con il suo amico francese, Pierrick Charilas il quale aveva portato anche il figlio Ethan, di circa 4 anni.
Charilas, ex campione francese di aerobica (argento agli Europeri del 2001 e bronzo nel 2003), secondo alcune fonti francesi avava passato i test per lavorare ad Air France, la stessa compagnia aerea di Domenico, e aspettava solamente di ottenere uno stage presso l’azienda. I tre sono saliti sull’aereo per trascorre una vacanza alle Canarie ma il loro sogno è finito nel rogo. Domenico Riso sarà sepolto all’Isola delle Femmine, dove era nato, e oggi i familiari, con l’assistenza della Farnesina, raggiungeranno Madrid per il riconoscimento.
Il dolore e la disperazione del disastro aereo hanno colpito nel cuore Madrid e tutta la Spagna. Drammatica la testimonianza di Ligia, medico dei servizio di emergenza di Madrid, che era a bordo del maledetto volo JK5022 Spanair. Subito dopo che il capitano si era scusato con i passeggeri per il ritardo della partenza dovuto ad un problema tecnico, un rumore terrificante è ripiombombato nell’aereo. Ligia si aggrappa al braccio di José, il suo compagno, e guarda Gema, sua cognata, seduta nella fila davanti. Tutti e tre stavano andando in ferie alle Canarie per festeggiare il 42esimo compleanno di Ligia. L’aereo dà una scossa violenta e Ligia sente «un orribile rumore», viene sbalzata fuori e si ritrova in un canale secco pieno di pietre, di fianco alla pista. Stordita avverte un’enorme esplosione. Erano i serbatoi dell’aereo che si stavano trasformando in una grande palla di fuoco. Cerca con lo sguardo José, di fianco a lei c’è un corpo carbonizzato ma non è quello del suo compagno. Tutto intorno vede cadaveri e sente un grande calore provenire dalla fusoliera in fiamme. Poi il vento cambia e viene investita da un’aria bollente che le impedisce di respirare. Poi sente urla, lamenti, richieste d’aiuto e allora cerca di alzarsi e prestare soccorso. E’ un medico e deve farlo. Ma non riesce a rimettersi in piedi: ha il femore destro spezzato. Poi sente le sirene delle prime ambulanze e urla i nomi di José e Gema, ma non riceve risposta. Qualcuno l’abbraccia, è il suo collega del servizio pronto soccorso. Una volta portata in salvo viene a sapere che José è stato ricoverato all’ospedale La Paz con varie lesioni alle vertebre ma non è in pericolo di vita, mentre della cognata si teme il peggio.
Ligia è dunque una delle poche sopravvissute al rogo e ieri i vigili del fuoco hanno continuato a raccogliere resti umani nella zona del disastro. Tra i 19 feriti ci sono tre bambini scampati alla sciagura e le loro condizioni sono stabili. Molti cadaveri non sono sono stati ancora identificati, infatti per 94 su 153 vittime sarà necessario eseguire il test del Dna. L’identificazione è avvenuta attraverso le impronte digitali a 59 vittime ma, come ha dichiarato il vice premier spagnolo Maria Teresa Fermanmdez de la Vega, per gli altri corpi, carbonizzati, sarà indispensabile procedere con il test del Dna. I loro resti sono al cimitero de La Almudena.
Trentanove cadaveri sono già stati identificati e sistemati in un padiglione della Fiera di Madrid, nei pressi dell’aeroporto, dove i familiari hanno potuto procedere con il triste rito del riconoscimento. Tra i passeggeri c’erano 18 stranieri di 11 nazionalità e il governo spagnolo ha annunciato che la prossima settimana si celebrerà nella capitale una cerimonia funebre per tutte le 153 vittime