Esodo positanese e non, tra disinformazione e menefreghismo

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È trascorsa una settimana dall’ incendio doloso di Furore e dalla chiusura della ss163 amalfitana, nessuna soluzione concreta è stata ancora udita.


Sarà che la giornata è iniziata alle 4:50am, ebbene si, è una lavoratrice che scrive. La voglia di denuncia è troppo forte, non posso fermare questo mio istinto giornalistico!.


È inutile riportare le ore e giorni successivi all’ accaduto in cui motorini e auto hanno continuato la percorrenza indisturbati. Tempi durante i quali la “grande paura caduta massi” era, per così dire, non un problema.


Il dilemma è pungente più che mai, quando i carabinieri sorvegliano “la zona rossa” e cautelano i passanti con blocchi al passaggio che sono diventati ormai la barzelletta dell’ AMALFI COAST.


Barzelletta perché fino a ieri, la zona era transitabile a piedi: i ciclisti se la spassavano godendosi la loro supremazia stradale e motocicli, auto, venivano bloccate!


Si sa, il pericolo è minore perché a piedi i massi si scansano!


La storiella si infittisce con altri retroscena. A Positano si può andare a lavorare a proprio rischio e pericolo ma non si può ritornare al focolaio di casa! Allora non ci facessero passare neanche all‘andata!!!!


Giunti sul luogo del misfatto, ti guardano seccati ed arrabbiati come se quelle 2 ore di blocco, valgano più del tuo aspettare sotto al sole dopo una giornata di lavoro!.


Dopo aver provato di tutto: camminato a piedi, fatto l’autostop e preso il bus, all’arrivo alla Praia si svolge questa conversazione tipo:
“Io ho una divisa e sono qua per far rispettare la legge!, Adesso ci siamo noi e di qua non si passa! Lo vede quel cartello? Io qui faccio il mio lavoro a differenza vostra che o state andando o l’avete già finito”


Strane affermazioni, dal momento che il 15 Agosto (giorno festivo) nessuno presidiava questa zona ad “alto pericolo!”. Questo metodo di falsa tutela, pare sia un espediente per creare disagio alla popolazione e nulla più. Totale incertezza nel ritornare da dove si è venuti! Nessun no secco.. nessun si.


Torna utile un più che efficace detto napoletano: “Facimm ‘e sciem pe’ nu gli’a guerr’”.
Pare abbiano intensificato i trasporti via mare, certo! Ma in giorni di mare forte, (come Sabato 16) il traffico marittimo è stato interrotto. Come tornare a casa?.


I motorini di bassa cilindrata, non percorrerebbero mai il triplo della “strada consigliata”.


Il tipico miracolo celeste lo si ottiene in serata, quando annoiati e inorriditi turisti hanno già fatto retrofront e pochi impavidi indigeni si sono incamminati nel buio della notte: la strada, magicamente diventa meno pericolosa e un rombo di motori di ogni genere riprende la normale percorrenza! Il perché è tutto dire.


I consigli tra i malcapitati sono dei più diffusi, come quello di non farli innervosire:  “Sono forze dell’ordine. Magari con un po’ di clemenza ci faranno passare.”


Stendiamo un velo pietoso e parliamo della giornata di oggi, per la serie “Scurdammece o’ passat’ simm ‘e Napule paisà”.


La grande, diligente ed efficiente ANAS ha sbandierato la notizia: dalle 6am alle 2pm non si passa: “Strada interrotta per inizio lavori”.


Sono convinta che saranno stati pari a zero coloro che hanno cercato di passare dalla Praia o dalla Locanda del Fiordo nell’ orario indicato.


Non vi sono dubbi però, che io fossi lì verso le 16.00 con la speranza e la certezza di ritornare da dove ero passata alle ore 5.45am!


La sorpresa è stata quando alla Praia abbiamo incontrato gli uomini dell’ ANAS che, rimangiando la loro parola affermano: “tra un quarto d’ora si passa”. Credetemi, è mancato poco e avrebbero perfino negato l’averci fatto passare in mattinata: “Ma chi vi ha detto ciò?… Altri nostri colleghi non noi!”.


Io ho un brutto carattere, lo ammetto, ma confesso anche di saper riconoscere se e quando sbaglio. In questa situazione era incredibile vedere quanti aggiungevano voce, animo e corpo alla discussione.


Dall’alto della mia sicurezza, ripeto la cronologia degli eventi che mi ha fatto superare il blocco in mattinata e ribadisco a fatica (alle mie spalle, donne paesane DOC, urlano a squarciagola: “’E tass’ nuje ‘e pagamm!”) che la loro “politica di blocco”non mi sembra molto corretta.


Nel bel mezzo della quasi rissa, si avvicina una vigilessa di Conca dei Marini che, con leggiadra gentilezza, esprime il suo punto di vista “Sono un pubblico ufficiale, devo ritornare a casa, vorrei passare”. “Signorina!,  ora vediamo…” esclama l’addetto al blocco.


A questo punto intervenire è d’obbligo, mi sento in dovere di informare la signorina del rischio che corre nel passare: “Ci sono i sassi, è pericoloso anche noi dobbiamo passare ma il signore dice di no!”. La signorina, tra l’altro, è nota alla cronaca dopo Sabato, quando per lei pietre e sassi non cadevano, per noi rimasti dietro la barriera: sassi, pietre giganti, minacce e nervosismo!. Ebbene si, se sei un vigile e affermi di abitare dietro l’angolo (a rischio linciaggio, visto che tra la folla c’è chi ti riconosce) usufruisci del “Bonus Cappello Bianco” e passi tranquillo.


 


Le istruzioni per l’uso dettate agli uomini d’ arancio vestiti, prevedono l’appello ai carabinieri in caso di rissa imminente.


La spavalderia non è acqua!


All’arrivo del Maresciallo: “Dovete andarvene signori è inutile: qua c’ è un cartello e noi non possiamo fare questioni con gente come Voi! Abbiamo una divisa e quindi non protestate”.
Pare che anche loro, come la vigilessa, tengano a ribadire il concetto della divisa!!!.


In tutta onestà: Io ho una semplice maglietta di cotone Sarah Chole comprata al mercato e mi basta per dire ciò che penso, cosa credo ma soprattutto a farlo quando sono sicura! Se mi sbaglio posso solo migliorarmi ed imparare! Ho sempre apprezzato e rispettato il lavoro degli altri, dal più semplice al più complesso, se errori del genere nascono per una cattiva informazione o per una gestione errata delle persone sul territorio, non mi si può dare colpa!. E quando mi sento dire “gente come noi” con una nota di superiorità nel tono di voce mi sento offesa e amareggiata, credo mi sia dovuto!. “NOI” siamo semplici lavoratori che siam passati con la sicurezza di ripassare nell’orario stabilito!.”


Risposte come: “Signorina, noi siamo carabinieri di Positano non dovremmo neanche essere qua! Ci hanno chiamato per una questione di caos, se rompete il blocco ovviamente ci saranno provvedimenti” sono da associare a quelle ricevute dal sindaco di Praiano, che dapprima non ha detto una parola, ma si è accorto che eravamo in attesa sotto il sole battente da 3 ore: “Io sono qui di mia spontanea volontà! Ma non sono il Sindaco di Furore (lo cerchiamo a “Chi l’ha visto?”) e non c’entro nulla”.


Ho fatto un riepilogo delle conversazioni, ma a chi ritorna da una settimana alle 19.15 a casa, pur partendo di buon mattino, solo i discorsi restano!


E la saggezza popolare di mia madre torna a farsi utile, infatti direbbe “se la Jocan’ l’un pe’l’at!” (Se la giocano l’uno per l’altra) si, è proprio una patata bollente!.


La SS163, è fatta relativamente da pochi chilometri ma che ci siano divisioni territoriali o no, il risultato resterebbe invariato: La sicurezza, quanto i nostri diritti, restano nelle mani di chi ha cura di ben altro. N.T.


 

Questo è un intervento con lettera firmata che riceviamo e pubblichiamo