QUANTO CI COSTA IL NOSTRO PETROLIO?

0

QUANTO CI COSTA IL NOSTRO PETROLIO? A MENO DI 150 KM. DA POSITANO, I POZZI PETROLIFERI DELLA VAL D´AGRI RIEMPIONO DECINE MIGLIAIA DI BARILI AL GIORNO Oramai tutti noi siamo quotidianamente bombardati dalle quotazione del petrolio. A Giugno di quest´anno si sono toccati e superati i 140 $ a barile, circa 88,76 € per 159 litri di petrolio (a tanto corrisponde il “Barile”). Alla pompa il prezzo medio dei carburanti ha da poco ha raggiunto e superato € 1,5 al litro, vale a dire quasi tre volte il prezzo del greggio, ma che cosa determina questo prezzo? Ho fatto delle ricerche su Internet ed ecco cosa è emerso! Un 40% è costituito dal prezzo c.d. “industriale” e cioè estrazione, raffinazione, trasporto ecc.. Un altro 40 % è costituito dalla “accisa”, un tributo indiretto che grava su determinati prodotti come appunto i prodotti petroliferi ed i tabacchi. Ma da cosa è composta questo tributo? Ecco i risultati: – Tassa per la guerra in Abissinia conclusa nel 1935 – Tassa per la frana alla diga del Vajont (1963) – Tassa per l´inondazione dell´Arno a Firenze (1966) – Tassa per la realizzazione del canale di Suez (1969) – Tassa per rinnovo contratto degli autotrasportatori del 1994 ed altre che tralascio. Infine c´è il 20 % di iva. Nelle tasche dello Stato quindi entra un 60% del prezzo alla pompa. “Ah se fossimo produttori di petrolio”, sicuramente a molti è venuto questo pensiero, “le cose andrebbero diversamente!!! Al che rispondo, approfittando dell´ ospitalità di questa testata, e se avrete pazienza a leggermi fino in fondo, capirete che qualche cosa, come tante d´altra parte, in quest´ Italia, non quadra. Dal 1998, siamo diventati produttori di petrolio e cioè da quando, nella vicina Val d´Agri in Basilicata, quindi a poco meno di 150 Km. da qui, si è cominciato ad estrarre l´Oro nero. Non parliamo di pochi litri ma di 70 – 90.000 barili di greggio di ottima qualità (30 gradi API, pari a quello libico) che ogni giorno sgorgano dai pozzi che l´ENI ha impiantato in quella zona. Ma l´ENI non è statale è una S.p.A. di cui lo Stato Italiano possiede solo il 15% delle azioni più la Golden share, ovvero poteri speciali limitati a poteri di nomina e di veto all´acquisizione di partecipazioni rilevanti, e di vincoli statutari (limiti al possesso azionario, tetti ai diritti di voto, obbligo di controllo nazionale). Ma è la quota azionaria che da voce in capitolo. Quella posseduta dal Governo su cui ovviamente percepisce i dividendi non le consente potere nella politica gestionale della Società, che non dimentichiamo, nacque Italiana nel 1929 con il nome di AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli). Apro a questo punto una parentesi, utile per intravedere lo scenario politico ed economico nel quale si è evoluto fimo ai giorni nostri questo colosso dell´energia. Cito quanto esposto sul sito ufficiale ENI :”Nei giorni successivi alla tormentata fine della guerra civile in Italia, Enrico Mattei venne incaricato di liquidare le attività dell´Agip. Invece scelse di disattendere questa indicazione, per conseguire un obiettivo che riteneva fondamentale: garantire al Paese un´impresa energetica nazionale, che dal 1953 si chiamerà Eni, in grado di assicurare quanto serviva ai bisogni delle famiglie e allo sviluppo della piccola e media impresa, a prezzi più bassi rispetto a quelli degli oligopoli internazionali…. Mattei è stato il simbolo di un modo di pensare l´Italia, abbastanza visionario da riuscire a trasformare una nazione sconfitta e contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.” Enrico Mattei morirà in un incidente aereo il 27 ottobre 1962. L´aereo un bireattore proveniente da Catania precipita, per cause ancora da accertare dopo 46 anni, a Bascapè, una frazione del comune di Landriano in provincia di Pavia, a pochi minuti in linea d´aria dall´aeroporto di Linate, dove sarebbe dovuto atterrare. Numerose ipotesi, tra cui quella di un attentato, attendono ancora una risposta. Chiusa la parentesi. Ritornando al petrolio estratto in Basilicata ecco quello che stupisce di più e cioè che lo Stato non ha potere sul Petrolio estratto sul suo suolo e a differenza di quanto succede negli Emirati Arabi, in Libia, Iraq ed Iran, per non parlare degli USA, è costretto ad acquistare il “suo” petrolio. Gli unici a beneficiare quindi, dall´estrazione del prezioso minerale, sono l´ENI, in primis e la Regione Basilicata cui viene riconosciuta una percentuale di “solo” l´8% riveniente dalla vendita del petrolio estratto. Una regione di poco meno di 10.000 Km2 con una popolazione di quasi 600.000 abitanti che ogni giorno riceve circa 544.000 € di profitti sul petrolio, vale a dire quasi 1000 € al giorno per abitante e cioè quasi 198.560.000 € all´anno pari a quasi 400 miliardi delle vecchie Lire, che però ritornano, nel gioco perverso dei giri contabili, nelle casse dello Stato. Il solo comune di Viggiano, sul cui territorio sono gli impianti di estrazione, percepisce quotidianamente circa il 2,5% di tale somma. Come vedete, rapportato su base annua si parla di cifre altissime cui si aggiungono quelle rivenienti dall´indotto costituito dalle società appaltate dall´ENI che assicurano la manutenzione degli impianti, le maestranze e tutto ciò che è necessario al funzionamento di questo colosso. Io non sono un´economista, a scuola avevo pessimi voti in matematica, ma qui mi sembra che qualcosa non sia chiaro e la domanda che mi pongo è questa: come è possibile che a dieci anni di distanza dall´accordo siglato nel 1998 da governo, Regione ed ENI con il quale la Basilicata ha ottenuto rilevanti benefici economici ed occupazionali, oltre all´impegno da parte dello Stato di effettuare interventi infrastrutturali per accelerare lo sviluppo socio-economico, sia ancora annoverata tra le regioni più povere del Paese e tra quelle a più basso reddito pro capite? Ma questa domanda, come anche quella che ha determinato la stesura di questo articolo, e cioè come è possibile che in un paese produttore di petrolio non si riesce a ridurre il prezzo della benzina ma anzi pare che se ne favorisca l´aumento? Ho veramente paura che rimarrà senza risposta.


Nicola Prisco

Lascia una risposta