E´ MORTO FUNARI IL GIORNALAIO D´ITALIA.. CIAO DA POSITANONEWS

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Non vedremo più Funari, Ciao Giancarlo da Positanonews, la testata della Costiera Amalfitana e Sorrentina ha deciso di dedicare il primo piano al giornalista e purato da sinistra a destra Gianfranco Funari, autore e showman televisivo, è morto questa mattina nell’ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da 5 mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari. Aveva 76 anni. Dagli inizi come croupier, e poi come cabarettista, aveva via via conquistato grande popolarità in televisione ritagliandosi il ruolo di conduttore-opinionista dallo stile diretto, caustico, aggressivo, non di rado volgare. Un atteggiamento che ha spesso suscitato polemiche e lo ha reso oggetto di attacchi da più parti. Gli piaceva definirsi “il giornalaio più famoso d’Italia”. La sua interpretazione della comunicazione televisiva: “Per essere eccezionali bisogna marscherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe”. Ma sosteneva anche che “la televisione è come la m…, bisogna farla ma non guardarla”. “Era tanto più grande di me, ma mi ha dato l’energia che solo un ragazzo poteva darmi. L’ho amato tanto e mi ha insegnato tanto”: così la moglie, Morena, subito dopo la morte del conduttore. Populista e popolare, provocatore col gusto della rissa televisiva, della quale è stato un anticipatore, teleimbonitore carismatico, Funari ha occupato oltre vent’anni della tv italiana da protagonista discusso. Amato da casalinghe e pensionati, è stato anche il simbolo di una tv al limite del trash, quella dei dibattiti di Aboccaperta, storica trasmissione degli anni Ottanta, alla quale molti altri programmi sono debitori anche se non dichiarati. Erano i tempi di “Dàmme la due” urlato al cameraman, e di “Che mortadella, riga’ (ragazzi, ndr)”, immortalati in una geniale parodia di Corrado Guzzanti. Nato a Roma da un padre vetturino, Gianfranco Funari lavora come croupier a Saint Vincent (e anche a Hong Kong). Durante alcune esibizioni amatoriali nei locali romani viene notato da Oreste Lionello che gli propone di lavorare con lui nel cabaret. Entra anche nel giro del Derby di Milano, dove si esibisce alla fine degli anni Sessanta con monologhi di satira di costume. Il debutto in tv risale al 1970, in La domenica è un’altra cosa, ma la sua prima conduzione è del 1980: Torti in faccia, su Telemontecarlo, del quale è anche autore. La stessa formula, l’anno successivo, fa la fortuna di Aboccaperta, il programma che Funari, nel 1984, porta su RaiDue, riscuotendo un enorme successo. La sua popolarità continua a crescere con i programmi della fascia meridiana come Mezzogiorno è, su RaiDue, dal 1987 al 1990. Ma un invito a La Malfa, non gradito dai vertici di viale Mazzini, gli costa l’allontanamento dall’azienda. Passa quindi alla tv commerciale con Mezzogiorno italiano, su Italia 1 (nel 1991). Ma anche stavolta, a causa di alcuni dissapori con Silvio Berlusconi, viene allontanato dall’allora Gruppo Finivest. Non ce la fa a stare lontano dal video. Trova un espediente: propone una trasmissione, Zonafranca, che va in onda su 75 emittenti locali sparse in tutta Italia. Nel circuito delle locali, ad Antenna3, conosce Morena Zapparoli, che diventerà la sua terza e ultima moglie. Il ritorno al Gruppo Fininvest risale alla stagione 1993-1994, su Retequattro, con Funari News, Punto di svolta e L’originale. La sua critica politica si fa più serrata. Soprattutto nel periodo di Mani Pulite, quando Funari attacca partiti e personaggi coinvolti. Intervisterà anche Bettino Craxi, condannato in contumacia, ad Hammamet. Dopo una breve e sfortunata parentesi come direttore del quotidiano L’Indipendente e il fallimento delle trattative con la Rai e i grandi network privati, Funari passa a Odeon Tv, con il programma di mezzogiorno, L’edicola di Funari, e la striscia quotidiana Funari Live nel pomeriggio. Nel 1996 torna a RaiDue come conduttore della discussa trasmissione Napoli capitale, talk show che offre ai candidati alle elezioni un’arena per sfogare frustrazioni e rancori. Con la chiusura – fra le polemiche – del programma, inizia una lunga lontananza dal piccolo schermo. Si candida a sindaco di Milano (candidatura poi ritirata a causa, a suo dire, di “violentissime pressioni” subite), fa il critico televisivo per Il Borghese, alcune ospitate in programmi altrui. Si sottopone a un intervento al cuore e la sua salute diventa lo spunto per un attacco alla sanità pubblica durante la trasmissione Per tutta la vita, condotta su RaiUno da Fabrizio Frizzi, che suscita la risposta in diretta del ministro della Sanità Rosy Bindi. Il Tg1, durante un servizio, aggiunge degli applausi virtuali alle parole del ministro e il caso viene denunciato da Striscia la Notizia. E’ di nuovo polemica. L’esilio sembra concludersi nel 2000, quando passa dal ruolo di ospite fisso a quello di conduttore della trasmissione di Canale 5 A tu per tu (dal lunedì al venerdì alle 11.30): chiamato a ridare vitalità ad una trasmissione nata morta con la coppia Ruta-Clerici, prova a ritrovare i fasti di un tempo nella fascia oraria in cui in passato ha dato il meglio di sé, quella delle casalinghe. Ma il programma si esaurisce nel corso di una stagione e Funari viene di nuovo ricacciato verso emittenti minori. Ospite di vari programmi nell’ultimo periodo – da Chiambretti, da Mentana e da Bonolis e a Le Iene – Funari continua a dire la sua con grande enfasi e gusto della provocazione, magari fumando la fatidica ultima sigaretta. “Sto morendo, ma mi auguro di poter morire con tanta serenità da poter sottrarre a mia moglie con un sorriso il dolore che le provocherò”, disse nel 2005 a Il senso della vita, invitando i giovani a non fare come lui: “Ho cinque by pass, ragazzi, vi prego, non fumate. Ve lo dice uno che fuma, perché già mi sono giocato la vita”. Per buona parte della vita Funari è stato uno spaccone: appartamento faraonico con vista sui Fori Romani, una Bentley, l’ostentazione di un benessere dopo origini modeste. Dopo undici anni di silenzio è tornato al sabato sera di RaiUno con Apocalypse show, scritto con Diego Cugia. Un “grande evento” che si era rivelato un flop, battuto negli ascolti da Gerry Scotti e dalla sua Corrida. Per il video digitate http://tv.repubblica.it/copertina/e-morto-gianfranco-funari/22134?video