MASTELLA FRA POSITANO E RAVELLO

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Clemente Mastella ritorna in Costiera Amalfitana fra Positano e Ravello da dove manca dal 2005. Un giro a Positano, poi Praiano, Amalfi, Ravello per un matrimonio, mentre a pochi passi Marco Travaglio stava sulla spiaggia di Fornillo a Positano, ma quanto è lontana la reggia del Cavaliere, quanto è distante la spiaggia dei democrat chic: qui siamo a Ceppaloni, anzi in una sala ceppalonica trapiantata al centro di Roma, nell’ex cinema Etoile. Tuona Clemente il Redivivo, esclama Mastella il Rieccolo: «Ci volevano eliminare attraverso un accordo fra Arcore e Capalbio. Uccidere noi, così restavano in campo solo due partiti. Ma noi siamo di nuovo qui, vivi e vegeti, perchè il lutto è finito e si ricomincia!».

Il parlamentino dell’Udeur non si riuniva dai tempi delle note vicende: azzeramento giudiziario del partito e dimissioni di Mastella da Guardasigilli. Ma Clemente lo conosciamo in tanti: impossibile vederlo ai giardinetti, desolatamente seduto su una panchina, a vivacchiare di ricordi. Infatti. «Siamo fuori dal tunnel», dice. E chissà se sta citando il simpatico tormentone di Caparezza. E’ andata così: «Sono stato il ministro più intercettato della storia della Repubblica. Ho avuto momenti terribili. Persino la mia fede ha vacillato, per quanta cattiveria e accanimento ci sono stati rivolti ingiustamente. Ma ora esco da quel tunnel dal quale, quando ci stavo dentro, vedevo tante candeline accese e queste candeline eravate voi». La platea applaude, e si commuove.

«Saremo la piccola grande sorpresa delle prossime elezioni!», promette il leader sannita a quel che resta del partito del Campanile. Il quale, cinematograficamente parlando, non è affatto nel mood da «Non ci resta che piangere», e infatti Celemente cita un altro film: «Ricomincio da tre, come diceva un grande campano come noi, Massimo Troisi». Cioè l’Udeur non riparte da zero e neppure da uno, perchè un po’ di strutture organizzative e di radicamento territoriale lo ha conservato. Per farci che cosa? Nella primavera del 2009, ci saranno amministrative in varie parti d’Italia e voto europeo. Due test, per vedere se il tunnel clementino è davvero superato. Con chi allearsi?

«A noi – dice Mastella – viene naturale collegarci con i partiti di Centro»: ovvero l’Udc, gli autonomisti siciliani di Raffaele Lombardo… «Ma si vedrà. Dipende da che tipo di sbarramento elettorale ci sarà nella consultazione europea. Perchè ormai, invece di garantire il voto libero, qui si cerca di fottere i partiti più piccoli». E alla amministrative, magari anche col Pd potrebbe allearsi Clemente? «Faremo accordi a livello locale con chiunque riconoscerà l’esistenza del nostro partito».

Intanto, arriva all’assemblea nazionale l’incoraggiamento di un antico democristiano, Clelio Darida, e piovono parole – addirittura! – di Fedor Dostoevskij. Le recita Clemente, per spiegare tutto il male di cui s’è sentito vittima a causa della malagiustizia, della malapolitica, della malainformazione: «Amico mio – scrive l’autore dei «Demoni», che forse aveva immaginato l’esistenza di un postero sannita con cui solidarizzare – la cosa sta proprio così: giacchè non appena ti sarai fatto sinceramente responsabile di tutto e per tutti, immediatamente ti accorgerai che tu, per l’appunto, sei per tutti e di tutti colpevole».

Insomma, ironizza amaramente Mastella, «prima non si faceva che parlare di Casta e ora non se ne parla più. Perchè quello era soltanto un pretesto per fare fuori me, il presunto capobanda della Casta!». Ma i sanniti sono tipi tosti, e non spariscono mai. Al contrario di alcuni ex sodali di Clemente, più o meno famosi, che non partecipano a questo «Ricomincio da tre» e infatti in sala non ci sono Barbato (quello che sputò al collega di partito in Senato) nè Cusumano (la vittima dello sputo, ora nel Pd), sparito Fabris che fu alter ego di Clemente (e ora è nel Pdl) e così tanti altri. Clemente non sembra rimpiangerli. Ma per tornare a ridere, aspetta le prossime elezioni.