FABRIZIA RAMONDINO OGGI I FUNERALI, I SUOI GIORNI A POSITANO CON ELSA MORANTE

0

Abitava nel casotto sopra Laurito, 500 scalini dalla strada statale, a Positano, sulla perla della Costiera Amalfitana, era il suo rifugio. Uno dei tanti, l’ultimo, Itri, le  stato fatale, le onde del mare le hanno tolto la vita e oggi si tengono i funerali. La sua giornata trascorreva fra i libri e l’impegno politico. Con lei trovava rifugio a Positano l’intellighenzia napoletana, poi, nel primo periodo, scrittrici come Elsa Morante, che ha dedicato l’Isola di Arturo ad un amico comune, poi componenti della ex Lotta Continua, persone impegnate, ma che vivevano quella magica realtà positanese di Laurito, una spiaggia incantata, dove tutto è possibile, nuotare fra le sorgenti che sgorgando dal mare, vivere una dimensione senza dimensioni, amori, giornate di mare infinite, cene con gli amici, che solo Positano, finchè non diventò troppo scomodo. “Sono in una casa colpita dal sole a 500 scalini dalla strada, così chi mi viene a trovare è proprio perchè mi vuole bene” diceva Fabrizia Ramondino.
La scrittrice era nata a Napoli nel 1936 e aveva trascorso la sua giovinezza girando per Spagna, Germania e Francia, prima di tornare a stabilirsi a Napoli negli anni Sessanta. Dopo aver fatto molti mestieri è approdata ufficialmente alla letteratura agli inizi degli anni Ottanta. Ha anche preparato testi teatrali e partecipato alla sceneggiatura del film «Morte di un matematico napoletano» di Mario Martone. Fabrizia Ramondino si è fin dall’inizio distinta per il suo grande impegno nell’azione sociale collaborando al «Movimento insegnanti medi» di Milano nel ’68 e nel ’69 al «Centro di coordinamento campano», esperienza dalla quale è scaturito «Napoli: i disoccupati organizzati» (1977). «Althénopis» (1981), invece, segna l’inizio della sua produzione narrativa, che conta alcuni romanzi e una raccolta di racconti («Storie di Patio», 1983). Con Andreas F. Müller ha curato il volume «Dadapolis, Caleidoscopio napoletano» (1989), raccolta delle impressioni e dei giudizi che sono stati dati nel tempo sulla città di Napoli. Il suo impegno sociale e politico è tornato attuale nel sostegno alla lotta di liberazione per il Saharawi e nel libro «Passaggio a Trieste», in cui ripropone le testimonianze raccolte dalle ospiti del Centro Donna Salute Mentale di Trieste. Pur raccontando le inquietudini di Napoli non si sentiva una scrittrice «napoletana» tanto che nel 1993, a un convegno su Anna Maria Ortese, non si presentò sostenendo che «l’impegno di uno scrittore si manifesta all’interno della sua scrittura, non nella sua identità anagrafica».

Lascia una risposta