RAVELLO, SUL RAVELLOTIME LA STORIA DEI TERRAZZAMENTI

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Sul periodico Ravellotime di questa settimana, diretto da Michele Cinque, la storia dei terrazzamenti di Ravello. La gemma della Costiere Amalfitana è stata la prima fra Amalfi, Positano e Cetara, a strappare il terreno.  A Ravello la prima traccia di una coltivazione a terrazzamento se ne ha dal 1012, come racconta don Giuseppe Imperato, uno dei più insigni storici della Costiera Amalfitana.

“I ravellesi costruirono piccoli terrazzamenti, con dei muri a secco, che chiamano macerinae per contenere il terreno – scrive Imperato in “Storia Civile e Religiosa di Ravello”, libro fondamentale per la storia della città della musica -, i primi protagonisti delle opere agricole appartenevano a famiglie nobili e possidentes che davano terra da lavorare ai contadini…”.

Fra queste famiglie nobili, parroci e abati, si distinsero i Rufolo, citati anche da Boccaccio nel Decamerone, che possedevano terre non solo a Ravello, ma anche a Pimonte e nella stessa Amalfi, a testimonianza della capacità commerciale dei ravellesi.

Grazie all’abilità dei contadini questi “monumenti naturali” si sono tramandati ancora oggi e reggono così un’intera architettura paesaggistica. Così unica che va tutelata e amata.


Ravello, uno scorcio panoramico
Ravello è stata probabilmente la prima cittadina della Costiera amalfitana che ha impiantato viti in maniera estesa.

Le coltivazioni delle viti, come di altre piante, secondo antichi documenti, avvenivano con un contratto fra proprietario e contadini che si chiamava “a pastinato”.

Già nel Medioevo la coltura principale era la viticoltura ed i contadini che prendevano possesso di terre che si trovavano in luoghi scoscesi, e difficili da raggiungere, le coltivavano secondo il contratto stabilito.

Esistevano così delle regole comuni a tutti i contratti, come per l’impianto delle viti. Tutto veniva regolamentato, stabilendo procedure e modalità.

Al tempo della vendemmia il concessionario doveva informare il proprietario e provvedere alla colazione per coloro che si recavano sul posto di lavoro. Raccolta l’uva, questa veniva “appisolata”, cioè scartata, togliendo dai grappoli gli acini marciti, poi si lavava per bene e si pigiava fino a che non si produceva il vino.

Oggi le tecniche di vinificazione sono migliorate e tutte le aziende vinicole sono dotate di ottimi enologi.

Ma è anche grazie al passato, e con il tramandarsi delle tradizioni e, poi, ovviamente, grazie alle condizioni favorevoli di clima e di territorio, che qui si produce un ottimo vino. Apprezzato da guide di settore e dai tanti turisti.





(Il testo è tratto dal Ravello Time numero 8/2008 edito dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Ravello diretto da Michele Cinque prodotto con comunicazione e territori e grafica di Paolo Popoli www.ravellotime.it )