Caporetto Azzurro: clamoroso 0 a 3 contro l´Olanda

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Berna, 9 giugno- Quella che doveva essere la prima prova di forza azzurra si tramuta in una figuraccia colossale: l’Olanda vince meritatamente 3 a 0 e mette subito in evidenza le difficoltà di una squadra schiacciata dal peso di partire come campione del mondo e favorita numero uno per il successo finale.


Donadoni preferisce Ambrosini a De Rossi e manda in campo il solito modulo, con Materazzi al posto di Cannavaro e Panucci, recuperato, sulla corsia destra. L’Olanda, orfana di Robben, opta per Van Nisterlooy unica punta supportata dal trio Van Der Vaart – Kuyt – Sneijder.


Dopo il calcio d’inizio, l’Italia sembra avere un leggero predominio sul match, mentre gli Orange mostrano tutte le proprie difficoltà nell’impostare l’azione in maniera pulita e ordinata. Al 26’ arriva la svolta: palla in mezzo, Buffon esce e si scontra su Panucci che cade oltre la linea di fondo e resta a terra, palla a Sneijder che mette in mezzo e Van Nistrlooy tutto solo insacca. La rete è viziata da un palese fuorigioco, ma l’arbitro vede un Panucci parte attiva nell’azione e convalida, fra le proteste dei campioni del mondo.


Gli azzurri accusano il colpo ma provano a reagire a testa bassa. Su un corner guadagnato da Zambrotta al 31’, Van Bronckhorst salva sulla linea: parte il contropiede olandese, lo stesso Van Bronckhorst vede Snejider sul lato opposto dell’area di rigore, destro preciso e 2 a 0.


Al 43’ Buffon si supera: Materazzi viene bruciato da Van Nisterlooy ma il portiere è bravo, in uscita, a far sbilanciare il centravanti olandese che non riesce a concludere. Si chiude, così, il peggior primo tempo dell’era Donadoni.


Nella ripresa viene fuori l’orgoglio della nazionale italiana che si lancia in avanti, seppur con una grande confusione. Zambrotta salva una palla destinata al fondo, si accentra e prova la conclusione che esce di poco. Al 9’ primo cambio: fuori un deludente Materazzi, dentro Grosso con dirottamento di Panucci al centro a formare un’inedita coppia con Barzagli. Gli attacchi sono confusi, gli avanti azzurri non convincono: un irriconoscibile Di Natale viene chiamato in panchina per far posto ad Alex Del Piero. È subito il capitano bianconero a provare qualche iniziativa: un suo tiro viene bloccato dal portiere avversario. Intanto al 30’ Donadoni getta nella mischia anche Antonio Cassano al posto di Camoranesi.


Grosso, ricordandosi di essere lo stesso giocatore che risultò decisivo nel 2006, vola sulla fascia sinistra, si accentra e tira: ancora una volta, Van Der Sar c’è. Due minuti dopo ci prova Pirlo su punizione: traiettoria perfetta, ma il portierone olandese vola e dice di no.


Arriva, così, la doccia fredda: un instancabile Van Bronckhorst insacca dopo uno straordinario contropiede degli orange su assist di Kuyt. È lo stesso assistman del 3 a 0 ad uscire, poco dopo, per fare posto ad Afellay. Anche per il neo entrato c’è il tempo di provare ad infierire sull’ormai docile spauracchio: dribbling su Grosso e tiro che scheggia la traversa. A due minuti dalla fine, Van Persie elude Barzagli e sfiora il 4 a 0.


Il triplice fischio del sig. Fröjdfelt assume un suono liberatorio: Olanda batte Italia 3 a 0.


Senza personalità- Non è stata di sicuro la condizione a mancare agli azzurri, ma la testa: la difesa, senza il colosso Cannavaro, non ha mai convinto, specie nel primo tempo quando Materazzi e Barzagli erano in panico su ogni palla. Forse un po’ meglio nella ripresa con il dirottamento di Panucci e la bocciatura di Matrix, ma è certo Berlino nel 2006, quando di gol non se ne subivano. Bene Grosso, entrato nella ripresa: sembra probabile un suo impiego per le prossime gare.


Il centrocampo è apparso poco propositivo: Gattuso gioca, come sempre, una prova di gran carattere, come sufficiente è la prestazione di Pirlo, tenuto sotto sorveglianza dagli avversari. Discutibile, invece, la scelta di mandare in campo Ambrosini, un giocatore di grande duttilità ma non sempre incisivo in fase offensiva. Forse De Rossi si sarebbe potuto adattare meglio a questo match.


L’attacco è stato impalpabile. Di Natale fallisce l’appuntamento con il grande palcoscenico ed viene tirato fuori da Donadoni che, in passato, gli ha dato tanta fiducia. Toni si batte come può, ma non è la sua serata. Camoranesi punta poco l’uomo e non scalfisce la lenta retroguardia orange. Decisamente meglio Del Piero e Cassano che, con la loro classe, hanno creato i pochi grattacapi a Van Der Sar.



Davide Marciano


 



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