CAPRI, I FURBETTI DEL TAXXINO

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I FURBETTI DEL TAXXINO

Una bella mattina di maggio una signora sbarca a Capri. I taxi sono lì davanti a lei, ghiottissima tentazione. Quelle belle bagnarole scoperte con il tettuccio di tela, resi celebri in tutto il mondo dalle star hollywoodiane degli anni ’60, esercitano su di lei un fascino irresistibile. Chiede il costo. Venti euro per andare ad Anacapri. Cribbio, carissimi. Certo i taxi sono spaziosi, ci stanno quattro-cinque persone e il prezzo così diventa accettabile. Ma venti euro per un solo passeggero sono tanti. Prova a trattare con tassisti diversi, ma la risposta è sempre la stessa: non è possibile fare un altro prezzo, il tassametro è tarato a venti euro. Punto e basta. La signora guarda la fila interminabile di turisti che aspettano il bussino e accetta la sfida con il suo portafoglio. Così sale in taxi ad Anacapri, sola soletta sentendosi molto diva. Nel pomeriggio deve tornare di corsa a Marina Grande e ricorre di nuovo al taxi. In fondo una è diva all’andata come al ritorno. Ma fa un errore fatale, non concorda il prezzo. D’altra parte quella mattina tutti erano stati molto chiari: venti euro, il tassametro è fisso. Ma all’arrivo la corsa Anacapri-Marina Grande le costa 23 euro. Ma come? chiede sorpresa e risentita al taxista. Lui la guarda, le mostra il fatidico strumento sul cruscotto e dice “E’ il tassametro”. Silvia Lagorio
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