PIZZO IN COSTIERA AMALFITANA, TRE CONDANNE

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Due Anni e mezzo di reclusione per Pantaleone Bonaventura e per Michele e Marco Bottone, assoluzione invece per Antonio Proto, Alfonso Oliva, e Michele Ferrara. Questa la sentenza emessa ieri sera dai giudici della Prima sezione Penale.I giudici hanno dunque accolto solo in parte quelle che erano state le richieste avanzate dalla pubblica accusa, presentata dal sostituto procuratore Maria Carmela Polito. Il pm, infatti aveva chiesto 5 anni di reclusione per Bonaventura ed i due Bottone (tutti difesi dall’avvocato Massimo Ancarola); tre anni e mezzo di reclusione per Antonio Proto (difeso dall’AVV. UMBERTO d’AGOSTINO di Amalfi); quattro anni a per Alfonso Oliva e Michele Ferrara (difeso dall’avvocato Marcello Giani).


Alla fine i giudici hanno ritenuto insussistenti molti degli indizi prodotti dall’accusa condannando a pene molto più lievi della richiesta del pm i soli Bonaventura, Marco e Michele Bottone.


L’inchiesta della procura antimafia affidata al pm Marcello Rescigno, si concentrò su una serie di episodi estorsivi verificatisi a Scala, tramonti Ravello ed Amalfi tra il 1995 ed il 1997.


Nella sostanza secondo la ricostruzione dell’accusa Bonaventura ed i due Bottone, si erano presentati ad alcuni imprenditore a chiedere il “pizzo” su una serie di lavori o servizi. Utilizzando , modalita e toni fortemente intimidatori. Lo stesso pm mise sotto accusa anche alcuni imprenditori che sebbene avvicinati, quando furono sentiti negarono ogni richiesta estorsiva. Per loro scattò cosi il reato di favoreggiamento.


Ieri mattina dopo un lungo e complesso processo , L’atto finale con la requisitoria del Pm Polito e l’intervento dei legali del collegio difensivo , gli avvocati Ancarola , Giani ,d’AGOSTINO.


Dopo una lunga camera di consiglio il verdetto dei giudici della Prima sezione Penale , con la condanna di Pantaleone Bonaventura e dei due Bottone a due anni e mezzo, mentre l’assoluzione per OLIVA E PROTO difeso dall’Avvocato della costiera d’Agostino. Pantaleone Bonaventura, Michele e Marco Bottone sono stati ritenuti responsabili di essersi associati allo scopo di commettere una serie di estorsioni ai danni di imprenditori della Costiera amalfitana. I tre non hanno risparmiato minacce nei confronti delle vittime, per indurle a pagare. «Se perdo la calma divento violento» ha detto Bonaventura per convincere un imprenditore di Scala a consegnargli la somma di danaro da lui richiesta. E in un altro caso aveva chiarito alla vittima senza mezzi termini chi era «quello che comanda in costiera e che gestisce l’affidamento degli appalti pubblici». I tre quando chiedevano il pizzo alle vittime dicevano che anche loro dovevano campare e che solo pagando avrebbero potuto lavorare tranquilli. Tutti dovevano pagare ditte locali e imprese di altre zone che venivano a svolgere la loro attività nei Comuni costieri. Così non non esitavano a richiedere il pagamento del pizzo anche a ditte di fuori provincia. In un caso a Ravello rivolti al gestore del servizio del parcheggio riaffermavano chi comandava in Costiera e precisavano che «quelli del consorzio di Napoli hanno sconfinato, noi del posto abbiamo bisogno di un contributo». La richiesta estorsiva era indirizzata sia al presidente della cooperativa che gestiva il parcheggio sia ai vertici di un consorzio di Napoli, appaltatore del servizio.