Napoli e Berlusconi

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All’arrivo del Cav. il cielo bigio si è aperto come il tetto di un teatro senza spettatori. Perché in piazza del Plebiscito ieri mattina c’erano quasi soltanto i giornalisti più una cinquantina fra curiosi e giovani partenopei di An radunati dal segretario Alessandro Sansoni per chiedere lo scioglimento del consiglio comunale. Né il numero è cresciuto di molto quando il Consiglio dei ministri stava promuovendo il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, a sottosegretario alla Spazzatura (il supercommissario Gianni De Gennaro verrà riconfermato come uno dei “responsabili di missione”); o mentre Gianni Letta riferiva ai colleghi sulle nuove discariche segrete da allestire ma senza precisare quali e come (il ministro della Difesa Ignazio La Russa s’è rabbuiato per il suo mancato coinvolgimento). Nella conferenza stampa pomeridiana Silvio Berlusconi ha poi detto delle cose molto potenti, mentre illustrava il decreto legge sulle urgenze della città. Ha utilizzato la formula “piazza pulita” per descrivere la decisione di trattare l’emergenza napoletana “come un terremoto o un’eruzione vulcanica”. Oltre alle nuove discariche che saranno note dopo la firma presidenziale sul decreto, il Cav. farà terminare i lavori per il termovalorizzatore di Acerra e Salerno (in trenta mesi) e altri due saranno realizzati a Santa Maria La Fossa e Napoli (il sindaco ha un mese per trovare il sito, sennò deciderà il plenipotenziario Bertolaso). Ogni discarica diventerà “area d’interesse strategico nazionale” e come tale verrà presidiata dall’esercito. Sarà la Direzione distrettuale antimafia a sorvegliare i reati in materia ambientale e quelli collegati alla criminalità organizzata, mentre ai pm sarà tolta la facoltà d’intromettersi con misure cautelari paralizzanti. Inoltre più controllo sulla condotta degli enti locali, con l’obbligo di fornire dati mensili e multe tremende per i comuni che disattendano la raccolta differenziata dei rifiuti, corsi di educazione civica nelle scuole calibrati sulla gestione corretta della spazzatura. Notevole il passaggio del Cav. sulla cultura civile, “da mondo civilizzato”, da far propria per limitare le conseguenze ambientali disastrose del modello “usa e getta”. Prevale l’impressione che il premier non stia affatto fingendo quando dice che “lo stato tornerà a fare lo stato” e quando assicura pene pesantissime per le minoranze organizzate che si frappongano fra le sue intenzioni e la pratica che seguirà. (segue dalla prima pagina) Ma il sole di Napoli, dicono qui, in questi giorni è un “sole da pioggia”. Troppo intenso per essere vero, infatti come sbuca se ne scappa subito e piove di nuovo. E’ un popolaccio strano che il Cav. in fondo lo sente consanguineo nelle movenze teatrali, e lo vorrebbe un po’ sindaco di Napoli un po’ “santo subito”. La Napoli burlesque fa finta che la monnezza possa sparire come per incantamento. Quella incazzata, quella dei disoccupati rossi dalle facce preistoriche che ieri marciavano con le bandiere del Che, quella Napoli faceva le corna al presidente del Consiglio ma avrebbe pagato per vederlo da vicino e dirgli (a bassa voce per non farsi ascoltare dai politici): “Basta che ci mandi qualche faccia nuova, ci basta la speranza”. I bambolotti di plastica impiccati alle fermate dei bus con accanto la scritta “Bassolino” non sono intemerate d’occasione. Il presidente della Campania è un fallimento che cammina. Mentre il sindaco Rosa Russo Iervolino è una non pervenuta. Al suo solo nome la plebe mima con le mani l’inconsistenza dell’etere. Ma peggio lei o peggio Bassolino? “Peggio uguali. Peggio tutti e due”. Già che c’è, una parte della plebe disoccupata stanziata a Scampia fa garbatamente notare al Foglio un’inesattezza nell’articolo di ieri: “E’ vero che dove la camorra si fa rispettare è più pulito. E’ scontato che i veri camorristi sono i politici. Però, nelle vie meno frequentate e nei pochi giardinetti vicini alle Vele, le montagne di monnezza ci sono”. Anche la camorra fa quel che può.
Una leggenda altrettanto incredibile circola invece fra i delusi del centrodestra, quelli che non sopportano più l’accattonaggio delle briciole laddove adesso avrebbero la forza per spazzare via l’avversario al potere (un solo voto in più per il centrosinistra nel parlamentino comunale). La leggenda narra che nel penultimo incontro tra il Cav. e Bassolino sia stata siglata un’ufficiosissima pax campana, quasi un patto di non aggressione da offrire in pubblico come il sigillo di una concordia straordinaria e da capitalizzare, semmai, scaricando ogni tensione su Iervolino. Sai che guadagno, sapere che Silvio IV ora potrebbe tutto e invece passa, s’accorda e se ne va. Di meno leggendario c’è che il centrodestra campano sa di non avere una classe dirigente all’altezza del consenso elettorale. Il manipolo dei miracolati si è fatto eleggere o rieleggere a Roma. Un altro manipolo, in totale meno di 200, erano invece i manifestanti del corteo pomeridiano di protesta partito da piazza Dante. Sigle principali: Partito marxista leninista italiano (Pmli), Comitati d’appoggio e di resistenza per il comunismo (Carc), Comitato “No alla megadiscarica” del Parco Poggio Vallesana. Slogan principale: “Lotta dura senza paura”. Lamentela principale: “Berlusconi ci ha mandato la pioggia contro”. Follia principale: un’ambientalista sorridente in mezzo agli antiberlusconiani con indosso il cartello ottativo “Silvio salva la selva”. Età media: sotto i 30 anni. Numero di operai presenti: zero. Apprezzati dai curiosi i manifesti con le foto di Bassolino e Pecoraro Scanio sulle buste nere della spazzatura con la scritta: “Rifiuto non riciclabile”. Nella stessa giornata altri otto cortei, uno promosso dai contrabbandieri.


fonte.ilfoglio.it


                                    Michele De Lucia