NAPOLI, LA DISPERAZIONE NEGLI OCCHI DELLA GENTE

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Sono tre anni che, per frequentare l’università, vivo a Napoli gran parte dell’anno,proprio nel quartiere tristemente famoso di Pianura. Ero lì durante gli scontri all’inizio dell’anno e ci sono ancora oggi che l’emergenza rifiuti è riesplosa.

A quanto pare, il primo consiglio dei ministri del neo premier Berlusconi si terrà in una città che fa parlare di sé per il clima di guerriglia urbana che l’attanaglia da alcuni giorni. La popolazione, infatti è scesa nelle strade, carica di tutta la rabbia che la vista e l’odore di tonnellate di rifiuti sotto casa produce, ed ha cominciato a rovesciare a terra i cassonetti stracolmi, paralizzando tutte le strade principali della città.

Pochi giorni fa, sotto i miei occhi, un giovane ha cominciato a bloccare con i rifiuti la strada sotto casa mia, senza incontrare la minima resistenza da parte delle forze dell’ordine che pure erano lì ad assistere alla scena.

Non sarà facile per Silvio risolvere la situazione, nonostante la sicurezza ed il sorriso che non mancano mai sul suo volto. Quello che manca in Campania non sono né i soldi( dal momento che se ne spendono centinaia di migliaia al giorno per inviare l’immondizia in Germania) né la presenza di un uomo dai poteri straordinari, che forzi le barricate ed imponga con la forza la costruzione degli impianti necessari.

In tanti anni di sperperi, clientelismi, ignoranza e mala fede, chi era delegato dal popolo a governare è riuscito solo ad azzerare la fiducia del cittadini nelle istituzioni, distruggendo quello che i sociologi chiamano “capitale sociale “ cioè la forza che spinge gli individui ad aggregarsi e creare la vita democratica.

La disperazione si legge facilmente sulle facce di tutti, ormai non si parla d’altro per strada che dei rifiuti e della tragica situazione.

È dura andare a fare la spesa dovendo fare lo slalom tra montagne di “munnezza”; quello che si vede in strada, lo posso assicurare, è molto peggio delle immagini televisive.

L’aspetto paradossale dell’intera vicenda è che le misure da adottare sarebbero in fondo semplici.

Perché, se è vero da dietro i cortei c’è molta ignoranza, è pur vero che negli anni non si è provata minimamente a scalfirla.

Come può accettare un paese di ospitare un termovalorizzatore, se nessuno spiega ai cittadini cosa sia e su quali garanzie possono contare affinché l’impianto non inquini il loro territorio.

Se Napoli, “chiagn e fott” sotto montagne di rifiuti, ma non capisce che basterebbe una buona raccolta differenziata per ridimensionare di molto il problema, la colpa è non solo del carattere storicamente anarchico e indisciplinato dei suoi cittadini ma anche della scelta sbagliata di imporre da Roma un commissario governativo, che ha sollevato la città delle proprie responsabilità. Per uscire dalla crisi la Campania ha bisogno soprattutto di diventare adulta. Non sarebbe male se fossimo noi cittadini Campani a farci carico dei costi astronomici necessari per trasferire altrove ecoballe e affini, è probabile che dopo aver pagato “bollette” triple o anche quadruple rispetto al resto d’Italia, prenderebbe il sopravvento la giusta voglia di normalità e verrebbero messe da parte le guerre campanilistiche per una discarica nel giardino del vicino. Ognuno a cominciare dalla propria casa troverebbe il modo di produrre meno rifiuti possibili.

Ancora più efficace sarebbe, poi, aiutare i tanti cittadini onesti (tra cui il sottoscritto) che già si prodigano a differenziare i propri rifiuti, svuotando regolarmente i cassonetti per il vetro e la plastica. Certi giorni è impossibile gettare via il materiale raccolto perché tutti i cassonetti della zona sono strapieni!

Il commento che più spesso sento fare ai miei amici napoletani è ”Tanto non serve a niente che poi tutto finisce nello stesso camion” . Non so se questo sia vero, ma di certo è quello che la gente pensa.

Ora più che mai serve una classe politica forte, capace di ridare alle popolazioni che scendono in strada a protestare un minimo di fiducia e che riesca a parlare in modo chiaro , spiegando bene quali sono i costi e quali le possibili soluzioni, insegnando a partire dalle massaie come si fa una giusta raccolta differenziata e come funziona un termovalorizzatore.

È di questo che la città ha bisogno, non delle mille tavole di esperti che ogni mese si fanno e si disfano.

Spesso a Positano, così come in tutta la costiera, questi problemi sembrano fortunatamente lontani, ma nel lungo periodo la vergogna che sta vivendo il nostro capoluogo produrrà effetti anche nella nostra economia, che proprio nei rapporti umani e nella bellezza dell’ambiente trova tutta la sua forza. Per non parlare poi del danno all’immagine di tutta l’Italia, già macchiata da troppi stereotipi negativi: prima “pizza e pistole” oggi anche “spaghetti e munnezza”.

La raccolta differenziata che è partita nel nostro paese, pur con tutti i suoi difetti, è servita a farci capire che basta solo un po’ di buon senso per fare molto.

Spero presto di poter tornare a camminare per le belle strade di Napoli, guardando in alto godendomi le sue tante bellezze, e non a dover fare attenzione ai sacchetti di munnezza tra i piedi.

Ciao a tutti.

Antonio Bozza