L´URBANISTICA VIOLATA IN PENISOLA SORRENTINA

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L’URBANISTICA VIOLATA IN PENISOLA SORRENTINA

“Demolir pianificando” sembra diventato lo sport preferito dei comuni dell’area sorrentina.

Da la Repubblica Napoli del 10 maggio 2008




In un generale silenzio e nel torpore colpevole di chi dovrebbe controllare e non lo fa, la Penisola Sorrentina, da paesaggio-simbolo delle bellezze italiane, sta pericolosamente assurgendo a caso-studio di come, in un territorio tutelato, sia possibile approvare norme tanto incredibili quanto vessatorie per il paesaggio e remunerative per l’investimento privato, che viene di fatto trasformato nella vera priorità delle azioni amministrative.

In pieno accordo con buona parte della burocrazia e della politica regionale, i Comuni sorrentini stanno infatti procedendo ad ambigue varianti ai Piani Regolatori e ad approntare decine di altri strumenti di deregulation urbanistica, trasformando in regola quello che dovrebbe essere eccezione e in regolamentare ciò che altrimenti sarebbe considerato abuso.

Incapaci di pensare a percorsi di sviluppo nuovi e sostenibili, i Comuni pagano in “moneta urbanistica” i propri servizi sociali, le manutenzioni, l’illuminazione, le scuole, i lavori pubblici ordinari e soprattutto lo sproporzionato numero di dipendenti a bassa produttività: si cerca di fare cassa con gli sbancamenti per i box, con gli oneri di urbanizzazione, con gli introiti dei permessi a costruire.

Come ha affermato un amministratore sorrentino, parafrasando uno che comandava più di lui: «Quando sento parlare di piano paesistico mi viene voglia di mettere mano alla pistola». Intanto, il nuovo Piano Regolatore adottato a Sorrento, consente di costruire persino nelle Zone di tutela ambientale 1B del PUT (il piano paesistico della Penisola Sorrentina) e la magistratura è già dovuta intervenire per le continue irregolarità riscontrate nei colossali cantieri per garage interrati.

A Meta di Sorrento non hanno messo mano alla pistola, ma al Piano Regolatore. Con una delibera dei primi mesi di quest’anno sì è proceduto ad una variante che riscrive le Norme Tecniche di Attuazione del Piano, progettato da Vezio De Lucia, limandole e smussandole nei punti più fastidiosi e trasformando con un arzigogolo lessicale e una giravolta giuridica, la speculazione di pochi privati in “attrezzature di interesse generale”. Sono stati cassati, così, indici di fabbricabilità, altezze massime, rapporti di copertura tra costruito e aree libere, ecc. Il tutto in un grande preludio alla realizzazione di sterminati parcheggi interrati, negozi, bar, chioschi e via costruendo, per garantire «il sostegno economico all’iniziativa privata», concludendo con l’incredibile affermazione che queste costruzioni «sono consentite in tutto il territorio comunale». Infine, in un eccesso di protervia, al comma 7 dell’art.24 delle nuove Norme, si stabilisce che “Nell’ambito della pianificazione esecutiva potranno essere individuati ulteriori spazi ad integrazione delle quantità reperite in sede di pianificazione generale, senza che ciò costituisca variante al Piano Regolatore”. Come a dire: il Piano Regolatore serve a chi non si sa regolare, e a Meta si sanno regolare benissimo. L’ultima parola, comunque, tocca alla Provincia di Napoli, il mese prossimo.

A Vico Equense, la città dell’Alimuri, dove l’aggiro delle regole urbanistiche e paesistiche è un divertissement col quale si misura la capacità, l’efficienza e l’utilità dei tecnici, si è inventato il garage pertinenziale “satellite”. Dopo aver fatto costruire da un’impresa privata le solite centinaia di box auto al di sotto di una grande piazza nel centro cittadino, il comune ha organizzato un sorteggio per la vendita dei box pertinenziali a prezzo calmierato. La norma sulla pertinenzialità prevede che ogni acquirente dovrà apporre un vincolo pertinenziale, appunto, con l’abitazione di proprietà. La ratio della norma è quella di fornire un posto auto alle abitazioni che ne sono sprovviste e, sempre secondo questa ratio, tutti i comuni stabiliscono una distanza ragionevole tra il box e l’abitazione, mediamente 500 metri. Ebbene, il Comune di Vico Equense ha dilatato questa distanza a tutto il territorio comunale (tra i più estesi della Campania). Decine di fortunati residenti sul Monte Faito si sono visti assegnare il loro garage pertinenziale a molti chilometri da casa, ma a poche centinaia di metri dal mare, mentre chi abita nella piazza dove sono stati costruiti i box non ha goduto di nessuna priorità e continuerà a mettere l’auto per strada. Un criterio assurdo e comico, che consente il massimo agio e potere contrattuale all’imprenditore privato e ai politicanti in cerca di consenso spicciolo e che sta per essere adottato per decine di parcheggi interrati in approvazione al Comune.

A fronte di queste enormità, la Regione Campania, nonostante le nuove disposizioni del Codice Urbani-Rutelli, preferisce glissare, e con uno scarno comunicato apparso pochi giorni fa sul suo sito internet precisa che «la competenza all’esercizio delle funzioni amministrative attive, volte al rilascio delle autorizzazioni ed all’irrogazione delle sanzioni in materia paesaggistica, resta ancora in capo ai Comuni», almeno fino al prossimo anno.
O al prossimo comunicato.
(Giuseppe Guida)