AMALFI, DEMOLIZIONI A POGEROLA. PARLA ANDREA AMENDOLA

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Dopo l’avvio del procedimento per l’abbattimento delle case popolari partito dall’assessore Gabriella Cundari, dopo l’appello di Italia Nostra e le interrogazioni dei comunisti italiani,  parla Andrea Amendola, ex assessore,  accusato da molti di essere dietro la vicenda, lui da a Positano News la sua versione mentre tutti si chiedono:  le case si abbatteranno?


IL COMUNE VUOL DEMOLIRE I FABBRICATI DELLA “NUOVA AMALFI”


        CHE VERGOGNA !   MA NON RIUSCIRA’ A FARLO , A MENO CHE….


 


La responsabile dell’Ufficio tecnico comunale-Area urbanistica (U.T.C.), arch. Maria Cafuoco, non titolare dell’ufficio, ma semplice e fortunata professionista convenzionata con il Comune di Amalfi, con nota prot. n.4120 del 17 aprile 2008, ha comunicato al Presidente della Coop. “Nuova Amalfi” (N.A.) l’avvio del procedimento di abbattimento dei manufatti abusivi eseguiti dalla coop. “Nuova Amalfi” nella vallata di Pogerola in applicazione della diffida della Regione all’esecuzione delle demolizioni dei lavori edilizi abusivi eseguiti dalla coop. N.A. nella vallata di Pogerola, prot. 2008.0267140 del 27 marzo 2008, acquisita al prot. generale del Comune in data 03. aprile 2008 al n. 3617.


“Rilevato dalla documentazione in atti, che con sentenza dell’8.06.1992 il Tribunale di Salerno dichiarava illegittima sia la variante approvata dal consiglio comunale con delibera di C.C. n.141/1986, sia la concessione edilizia rilasciata in data 23.03.1987”, l’arch. Cafuoco ha ritenuto, con apprezzabile zelo, di comunicare alla coop. N.A. l’avvio del procedimento di demolizione dei suoi fabbricati, assegnando appena 10 giorni per la presentazione da parte della coop. N.A. di eventuali note, chiarimenti, e/o documentazione utile ai fini della definizione del procedimento de quo, avvertendo “che, anche in mancanza di riscontro, si procederà comunque alla conclusione del procedimento, con l’emissione del provvedimento finale, entro e non oltre 45 giorni dalla notifica della nota “ a sua firma.


Messa così la decisione della responsabile dell’UTC sembrerebbe un doveroso ed inevitabile atto consequenziale in applicazione di una formale diffida del Settore Urbanistica della Regione Campania.


Ma così non è!  Perché si tratta, in effetti, della più vergognosa conclusione di un ultradecennale disegno politico posto in essere, purtroppo, da una amministrazione di sinistra, al solo scopo, perverso e strumentale, di farne ricadere la responsabilità politica e morale sul sottoscritto.


Cioè sull’unico amministratore comunale al ramo che si era dimostrato capace, negli anni dal 1973 al 1983 di avviare seriamente e concretamente a soluzione il problema abitativo di Amalfi, facendo progettare, approvare ed avviare a realizzazione, per la prima ed unica volta  ad Amalfi, il Piano di Zona per la 167 (P. di Z.) o Piano per l’edilizia economica e popolare (P.E.E.P.) che prevedeva la realizzazione di ben 248 alloggi.


Ovviamente il sottoscritto non ha potuto fare tutto ciò da solo, con le sue sole forze, ma necessariamente grazie alla unanime volontà e collaborazione di tutte le forze politiche (DC-PCI-PSI-PSDI e MSI) che facevano parte dei consigli comunali e delle giunte municipali che hanno amministrato la nostra città in quel decennio.


Gli atti amministrativi sono consacrati nei registri dei verbali di Giunta e di Consiglio conservati nell’archivio del Comune.  E sfido chiunque a smentirmi.


Tutte le forze politiche amalfitane, nessuna eccettuata ed esclusa, hanno voluto ed approvato, per convinzione o per convenienza politica, gli atti relativi all’intero iter procedurale del Piano di Zona 167.


Semplicemente, però, è successo che a molti dava fastidio che del vasto consenso elettorale e politico suscitato dalla positiva iniziativa potessero beneficiare maggiormente il sottoscritto, nella veste di assessore all’urbanistica,  ed il partito socialdemocratico di appartenenza. Si tenga presente che in quegli anni il P.S.D.I. era il secondo partito di Amalfi e della Costiera e questo non è mai andato giù a molti esponenti di altri partiti.


Ciò premesso, evito per il momento di fare la cronistoria dettagliata degli eventi e delle responsabilità di uomini e partiti che con il loro irresponsabile comportamento causarono l’intervento della magistratura nelle vicende edilizie della coop. N.A., forse nella segreta speranza di incastrare il sottoscritto o di danneggiarne definitivamente l’immagine.


Ma io sono ancora qui, pronto a difendermi e, se necessario, ad attaccare. E non mi sono ancora rincoglionito. Tutt’altro!


Conservo ancora buona parte di quegli atti politici ed amministrativi e, alla occorrenza, li pubblicherò affinché tutti sappiano a che grado di cattiveria e degrado politico si è giunti nella nostra città per semplice invidia e gelosia politica.


Per carità di patria, ma anche per il profondo rispetto che ho sempre nutrito per alcune persone che non sono più tra noi, mi sforzerò, per ora, di ripercorrere, senza infierire, atti, fatti e procedimenti giudiziari che hanno portato all’accertamento di precise responsabilità addebitabili ad altri pubblici amministratori e non certamente al sottoscritto, che da più parti si intendeva colpire.


La verità è che le amministrazioni comunali dell’ultimo decennio, grazie anche alla inconsapevole e talora colpevole complicità di alcuni soci ed amministratori della coop. N.A., non hanno mai mosso un dito per ricercare una qualsiasi possibile soluzione alla amara vicenda di quella cooperativa.   E sfido chiunque a dimostrare il contrario!


Ne sono buoni testimoni tanti soci della Nuova Amalfi che spesso, molto spesso, in occasione di loro incontri ed assemblee svoltisi presso la casa comunale, rivoltisi al sindaco De Luca perché intervenisse nel dibattito per spiegare cosa stava facendo il Comune a beneficio della cooperativa o se avesse in mente una qualsiasi soluzione per essa, si sono sentiti rispondere che la coop. N.A. era  stata una creatura di Andrea Amendola e che bisognava rivolgersi a lui. Omettendo in tal modo di compiere il suo preciso dovere di sindaco di tutti gli amalfitani, specialmente di coloro che si trovavano in difficoltà.


Magari la “Nuova Amalfi” fosse stata una creatura di Barbone! La coop. N.A. fu costituita nel 1973/74 per volontà dell’amico on. Tommaso Biamonte, all’epoca sindaco della città, ed il primo presidente ne fu il compianto amico e solerte funzionario comunale, Stefano Galoppi, che ne seguì le vicende fino alla fine degli anni ’70 allorché, per mancanza di fiducia nella concreta possibilità di approvazione del P.E.E.P., il numero di soci si ridusse al di sotto della soglia di 9, il minimo necessario per tenere legalmente in piedi la cooperativa.


Invece, per la tenacia dei sindaci dell’epoca, da Tommaso Biamonte a Enzo Colavolpe, a Bonaventura Camera ed a Mariano Esposito, con i quali il sottoscritto ha sempre lealmente e fattivamente collaborato nella veste di assessore all’urbanistica,  il P.E.E.P. fu finalmente approvato dalla Giunta Regionale con delibera n.17691 del  22  dicembre 1978 e la 167 di Amalfi divenne realtà definitiva con il decreto n.3818  del 30 giugno 1979, a firma dell’allora Presidente della Giunta Regionale della Campania, On. Avv. Gaspare Russo.


Fu allora e solo allora che, intravedendo la concreta possibilità di realizzare finalmente i programmi di edilizia residenziale pubblica,  il sottoscritto, che era già da anni socio della coop. “Parco dei Fiori!”, commise il grande delitto di incoraggiare amici e conoscenti a riprendere in mano le sorti della coop. N.A., sollecitando nuove adesioni a quella cooperativa che stava per sciogliersi e che correva il rischio di non partecipare alla assegnazione di lotti.


Assegnazione dei 5 lotti del P.E.E.P. che fu deliberata, sempre con voti unanimi del consiglio comunale, a beneficio dell’I.A.C.P. e delle cooperative Amalfi ’75 – Nuova Amalfi – Parco dei Fiori e Orizzonte.  Ricordo che la coop. Amalfi 75, su sollecitazione del sottoscritto in conferenza dei capigruppo, presentò la domanda di assegnazione solo la mattina del 17 febbraio 1979, data di svolgimento del consiglio comunale.


 Le quattro cooperative e l’IACP, assegnatari dei 5 lotti del P.E.E.P., si trovarono subito di fronte alla difficoltà,  anzi alla materiale impossibilità di trasferire sul terreno i progetti secondo le tipologie planovolumetriche previste dal P. di Z. 167 che, per mancanza di una cartografia e di una aerofotogrammetria aggiornata , il tecnico redattore del Piano, arch. Paolo Peduto,  redasse alla men peggio senza poter verificare la effettiva possibilità di trasferimento progettuale sul suolo molto acclive della valle di Pogerola.


Si tenga presente a tal proposito che la prima stesura della167, originariamente approvata dal Comune di Amalfi nell’ottobre 1974, prevedeva l’utilizzo di tre aree diverse: un insediamento nel fondo ex Fusco a Vettica, di proprietà comunale – un insediamento più vasto in località Madonna del Rosario – un insediamento a Pogerola limitato alla sola area compresa tra l’ospedale e la rotabile di accesso alla piazza.


La scelta di concentrare l’intervento di tutto il P. di Z. 167 nella valle di Pogerola, a monte e a valle della strada rotabile, fu imposta dalla Regione, su conforme parere della Commissione di studio incaricata della stesura del Piano Territoriale di Coordinamento e Piano Paesistico dell’area sorrentino-amalfitana, coordinata dall’arch. Fausto Muzzillo. Di quella commissione facevano parte, tra gli altri, illustri componenti quali il prof. Arch. Roberto Pane, il prof. Arch. Sandro Dal Piaz, il prof. Piccinato, il prof. Delgado, l’ing. Ilario, etc., tutti nominati dalla Giunta Regionale su indicazione dei partiti di centrosinistra.


Nel 1975 la Commissione, accompagnata dal sottoscritto, effettuò un sopralluogo ad Amalfi sulle tre aree indicate dal Comune a Vettica , Madonna del Rosario e Pogerola e decise per l’accorpamento di tutto l’intervento residenziale nella valle di Pogerola, per l’occasione definita una piega del territorio, poco visibile dal  mare”.


Il buon arch. Peduto ed il Comune di Amalfi non poterono far altro che subire quell’imposizione della Regione, che risulta da atti tecnici, deliberativi e corrispondenze disponibili presso gli archivi comunali.  Ammesso che qualcuno vi sappia mettere le mani!


Sono al corrente di queste scelte i tanti politici ed ambientalisti da strapazzo, ministri, magistrati , sindaci, amministratori comunali, semplici cittadini e soloni della carta stampata che in tanti anni hanno gridato al massacro della valle di Pogerola come si fosse trattato di una scelta scellerata fatta dal Comune di Amalfi o dal sottoscritto?   Tutti questi ignorantoni (in materia) meglio avrebbero fatto a documentarsi prima di emettere giudizi avventati ed infondati, magari degnandosi di attingere informazioni anche da chi, come il sottoscritto, ha la presunzione di conoscere la vicenda nella sua completezza meglio di chiunque altro, per aver seguito il lungo e tortuoso iter della 167 dalla A alla Z.


 Altro che le calunnie, le insinuazioni e le dicerie strumentali di qualche meschino amministratore comunale che in materia è più ignorante di una capra!


Tutte le commissioni edilizie ed ambientali, a partire dal 1980 e sotto amministrazioni e sindaci di diverso colore politico, approvarono i progetti delle cooperative e dell’IACP redatti dai tecnici progettisti nell’unico modo compatibile con la difficile natura del territorio della valle di Pogerola, ma sempre nel rispetto degli standard e degli indici previsti dal P. di Z.-


Progetti che, per iniziativa dell’assessore all’urbanistica dell’epoca, dott. Paolo Di Benedetto e per volontà del compianto Sindaco, il buono e saggio Vincenzo Alfieri, furono recepiti nella Variante al P.di Z.  167, adottata con voto unanime del Consiglio Comunale con delibera n.141 del 12 settembre 1986.


Delibera che poi fu dichiarata illegittima con sentenza del Tribunale di Salerno dell’8 giugno 1992, a conclusione di un lungo procedimento penale instauratosi alcuni anni prima a seguito di un irresponsabile esposto della sezione politica e di amministratori e consiglieri della Democrazia Cristiana che, all’occorrenza, pubblicherò in fotocopia, con tutte le firme degli “eroi” che, per mere ragioni di bottega e gelosia politica, ammantate di pseudo interesse pubblico, si assunsero la grave responsabilità di far bloccare il cantiere della coop. N.A. e di far mettere in discussione la legittimità urbanistica di tutti gli edifici realizzati dalle 4 cooperative e dall’IACP nell’area 167 di Pogerola.


 Questi sono i fatti e se qualche vigliacco già dovesse pensare di spargere altri veleni e calunnie agli angoli delle strade e dei caffè o nel chiuso delle stanze del potere, se ha le palle abbia il coraggio di scrivere, contraddicendo pubblicamente le presenti affermazioni del sottoscritto ed assumendosene le responsabilità!  Altrimenti taccia e non faccia altri danni!


E proprio qui casca l’asino. Perché da più parti, specie dalle amministrazioni comunali dell’ultimo decennio, anziché ricercare una possibile soluzione con l’aiuto e la collaborazione di tutti, compresa quella del sottoscritto dichiaratosi più volte disponibile in tal senso,  è stato manifestato il chiaro intento di strumentalizzare la vicenda della coop. N.A. per meri fini elettorali, diffondendo bugie e calunnie, approfittando della ingenuità e della ignoranza in materia di tantissimi cittadini ed elettori.


Mi spieghino, altrimenti, il signor sindaco e la responsabile dell’UTC, che ritengo profondamente ignoranti (in materia), come mai a seguito della sentenza emessa l’ 8 giugno 1992 dal Tribunale di Salerno, I sezione penale, che dichiarò l’illegittimità della Variante al P.di Z. 167, non hanno mai ritenuto in questi anni di dover adottare provvedimenti di autotutela nell’interesse del Comune, revocando o annullando tutte le concessioni edilizie rilasciate non solo alla coop. N.A., ma anche alla Amalfi ’75, alla Parco dei Fiori, alla Orizzonte ed all’IACP,  dopo la pronuncia definitiva della Cassazione nel gennaio 1996. Anche esse hanno realizzato, in conformità della variante del 1986 dichiarata illegittima, edifici non conformi alla tipologia planovolumetrica del P. di Z. originario. Ed allora?


Probabilmente, allora, ad essere pignoli, dovrebbero essere individuate le evidenti responsabilità penali di sindaci, assessori all’urbanistica e tecnici comunali che, dopo la sentenza definitiva della Cassazione e fino ad oggi hanno omesso di adottare doverosi ed obbligatori atti di ufficio a tutela dei legittimi interessi del Comune di Amalfi.


Il polverone scandalistico e giudiziario, alzato per fini strumentalmente politici attorno alla vicenda della Nuova Amalfi e dell’intera 167 di Pogerola, impedì alla Comunità Montana ed ai consulenti tecnici di ufficio nominati dal magistrato, di effettuare un esame sereno della situazione che avrebbe potuto essere facilmente risolta con la approvazione definitiva della Variante al P. di Z. redatta dal prof.  Renato Fuccella, docente universitario, adottata dal consiglio comunale nella seduta del   6 agosto 1991, delibera n.45.


Le amministrazioni che si sono susseguite dopo la sentenza della Cassazione non solo non hanno adottato alcun provvedimento di autotutela nell’interesse del Comune, ma non si sono neppure preoccupate mai (vergogna!) di richiedere il parere di qualche illustre esperto amministrativista o urbanista sulla delicata vicenda, per verificare se esisteva e quale poteva essere la soluzione urbanistica ed amministrativa per salvaguardare i legittimi interessi delle centinaia di soci delle 4 cooperative e degli aspiranti alle case dell’IACP. Salvaguardando, magari, anche le eventuali responsabilità delle amministrazioni comunali.


Sorge il dubbio che neppure la magistratura sia stata sufficientemente serena nel giudicare l’intera vicenda della 167 di Pogerola, lasciandosi forse strumentalizzare a fini politici nel perseguire solo la coop. N.A., sebbene informata dal sottoscritto che la procedura amministrativa applicata per la Nuova Amalfi era esattamente la stessa applicata per le altre 3 cooperative e per l’IACP, su cui si è preferito non approfondire le indagini.


Per queste ed altre  considerazioni, che esporrò prossimamente, ritengo che il Comune di Amalfi abbia gravissime colpe e responsabilità nei confronti dei soci della coop. N.A. e che allo stato non sia in grado di attivare  nessuna procedura di demolizione a meno di non voler insistere in un comportamento di evidente disparità di trattamento dei cittadini davanti alla Legge che, fino a prova contraria, dovrebbe essere uguale per tutti.  Per quanto mi riguarda, sono pronto ad andare fino in fondo su questo argomento, senza remore né timore di confronto con chiunque ed in qualunque sede, per tutelare i sacrosanti e legittimi interessi dei soci della N.A., vittime di un palese atto di ingiustizia amministrativa e politica.


Stiano tranquilli gli Amalfitani che le ruspe,  ancora per molto tempo, non abbatteranno un bel niente, nonostante le gravi omissioni di Amministratori contrari a risolvere il problema e la palese incapacità di una opposizione fantasma, che hanno consentito, senza fiatare, l’adozione di un così grave provvedimento, senza aver neppure avvertito il dovere di consultare  prima la Commissione consiliare per l’Urbanistica o il Consiglio Comunale che essa rappresenta.


Ma di questo ed altro parleremo, o meglio scriveremo, nella prossima puntata. A presto!


                                            Andrea Amendola


foto Maria Rosaria Sannino