BEPPE GRILLO CONTRO IL FASCISMO DELL´INFORMAZIONE. OGGI IL V DAY

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A Piano di Sorrento a Piazza Cota di fronte bar Marianiello l’unico punto di raccolta della Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina


Il comico ligure ha mantenuto la promessa fatta all’indomani delle elezioni: «Giocheremo duro con i nostri mezzi – aveva detto – contro un’informazione che altera l’idea stessa e la percezione della democrazia». Vestito da Pancho Villa, a cavallo e con le cartuccere a tracolla, sul suo sito, tra i primi 25 al mondo secondo il settimanale Time, per il 25 aprile 2008 Grillo ha invitato alla lotta contro un nuovo fascismo, il fascismo dell’informazione:«Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo». Per Beppe Grillo i problemi dell’informazione si risolvono con tre vaffa e altrettanti referendum: «Abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, cancellazione del finanziamento pubblico di un miliardo di euro all’anno all’editoria, abolizione della legge gasparri e del duopolio Partiti-Mediaset (tra poco Mediaset – Mediaset). L’Italia – prosegue – è sommersa dalle menzogne e non ha più memoria. L’informazione di regime è il virus che l’ha ridotta così. Il 25 aprile prendete la pillola rossa e firmate i referendum. In tutte le piazze d’Italia. V2-Day. Libera informazione in libero Stato».

La formula del secondo V-Day è la stessa di quella sperimentata l’8 settembre scorso per il primo giorno di protesta organizzata: banchetti in 400 città, raccolte di firme, «informazione sul controllo dei media in Italia, musica, biciclette, festa e segni di pace». Per il V- Day contro l’informazione, Grillo ha scellto il giorno dell’anniversario della Liberazione, tradizionalmente dedicato alle celebrazioni istituzionali e ai cortei organizzati da partigiani e cittadini. E a chi gli dice di aver dato uno schiaffo alla memoria nazionale, Grillo risponde che nel 2008 come allora «il 25 aprile possiamo cambiare il Paese. Abbiamo il dovere di farlo per i nostri figli e per la nostra coscienza».

Sul palco di piazza san Carlo a Torino insieme a Grillo ci saranno Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, don Ciotti, Maurizio Pallante, Jacopo Fo, Giulietto Chiesa, Luciano Ligabue e tanti altri. Dall’altra parte della strada, in difesa della Costituzione, si schiereranno il deputato Stefano Esposito, l’avvocato Carlo Federico Grosso, l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, il vicepresidente della consulta Guido Beppi Modana e lo storico Giovanni De Luna.

Dal mondo politico, dopo la sorpresa per il primo exploit grillino, arrivano generica freddezza e due eccezioni: Antonio Di Pietro e Marco Pannella. Il primo ha detto che domani firmerà i tre referendum a Milano, il secondo ha messo a disposizione di Grillo «il patrimonio di battaglie» del suo partito e ha, contemporaneamente, lanciato un allarme: «Occhio agli scherzi di un regime che per decenni ha affinato le armi dell’eversione antireferendaria. Abbiamo già inviato a Beppe Grillo un documento sui rischi di annullamento di regime delle firme in ragione della data scelta».

La normativa in materia è chiara. Una legge del 1970 prevede che «non può essere depositata richiesta di referendum nei 6 mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle due Camere». Visto che i comizi elettorali sono stati convocati con decreto del Presidente della Repubblica il 6 febbraio, le firme dovrebbero essere depositate solo a partire dall’8 agosto. Le norme stabiliscono, inoltre, che per raccoglierle si ha tempo tre mesi a partire dalla data di vidimazione del modulo: per questo motivo la raccolta potrebbe partire al più presto dall’8 maggio. Le firme raccolte nel giorno della Liberazione saranno nulle.

La risposta dell’ODG. Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, replica a tono alla proposta di Beppe Grillo di abolire l’Ordine e al «vaffa» del comico risponde «vaffa tu». Se l’ordine fosse abolito, spiega Del Boca, la qualità dell’informazione non migliorerebbe. «Occorrerebbe un’azione contraria – continua – rafforzare l’Ordine dei giornalisti in modo che le sue azioni possano essere più tempestive e più efficaci». Sì quindi a una modifica della legge del 1963, «necessaria per rendere più moderna e attuale un’istituzione che, comunque la si voglia considerare, è un baluardo di libertà e di indipendenza», no all’eliminazione dell’Ordine, perché «non soltanto non migliorerebbe la qualità dei giornali e dei telegiornali, ma la categoria sarebbe consegnata all’editore che deciderebbe di pubblicare soltanto quello che gli interessa». Analogo il commento di Del Boca sull’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Pur ammettendo che «alcune testate ricevono delle sovvenzioni senza meritarle», Del Boca sottolinea che «cancellare totalmente l’iniziativa avrebbe come conseguenza il silenzio di voci che non hanno la possivilità di camminare da sole».