Napoli-Atalanta: parla Savoldi

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NAPOLI, 12 aprile 2008 – Ha iniziato e concluso la sua carriera nell’Atalanta, il suo trasferimento al Napoli nel 1975, valutazione due miliardi, suscitò scandalo: ecco perché Napoli-Atalanta in programma domani al San Paolo è la partita di Beppe Savoldi, uno dei grandi attaccanti del calcio italiano

PRIMA IL BASKET – Savoldi aveva cominciato col basket. E questo spiega anche perché era un eccezionale colpitore di testa. “Ho giocato a pallacanestro – racconta Savoldi – da quando avevo 8 anni. Ho smesso a 18 perché ho scelto il calcio. Giocavamo in un campo dell’oratorio di Santa Maria delle Grazie nel centro di Bergamo. Facevo anche atletica. Sono stato campione bergamasco di categoria: a 14 anni, 1,69 nel salto in altro. Allora con lo scavalcamento ventrale. E siccome me la cavavo in altre discipline, mi fecero fare anche il pentathlon”.

ALL’ATALANTA – È il momento della scelta. “Continuavo a giocare a basket di nascosto, ma a un certo momento ho dovuto smettere. All’Atalanta ho avuto la fortuna di incontrare Kincses, un allenatore ungherese, che si occupava delle giovanili e mi ha insegnato tantissimo” dice Savoldi. “Non ero uno di quelli che pensa: diventerò un grande calciatore. Io volevo giocare, mi piaceva e basta.” I gol nell’Atalanta fanno scoprire questo attaccante bravo soprattutto a segnare di testa. E così Savoldi finisce al Bologna.

BOLOGNA E IL MAL DI SCHIENA – “Quando il Bologna mi ha acquistato soffrivo di un terribile mal di schiena. Colpa di un’ernia che mi dà ancora qualche fastidio. All’Atalanta il mio mal di schiena costò caro: 20-30 milioni”. Il Bologna infatti pretese uno sconto sulla valutazione di Savoldi e riuscì a rimettere a posto l’attaccante. “A Bologna ho avuto la fortuna di incontrare Edmondo Fabbri. Per me è stato un padre. Mi sono trovato in una città stupenda, dove si vive bene”. A Savoldi piace minimizzare la portata dei suoi gol: “Non ho segnato gol importanti, memorabili. Ne ricordo uno di testa in una finale di Coppa Italia, uno a Firenze contro la Fiorentina e Di Marzio venne esonerato”.

BOLOGNA E IL PRIMO AMORE – Da appassionato di basket Savoldi a Bologna ha vissuto stagioni intense. “Da ragazzino il mio idolo era Masini, pivot del Simmenthal Milano. A Bologna ho cominciato a tifare Virtus, perché mi piaceva tanto Caglieris. Forse anche perché era alto come me. Ma poi sono diventato tifoso della Fortitudo: nell’altra squadra di Bologna era arrivato il mio amico Arrigoni. Avevamo giocato insieme a Bergamo, gli avevo insegnato i fondamentali. Allora era pivot, nella Fortitudo giocava da ala. E dopo la partita del Bologna al Dall’Ara, scappavo al palazzetto per godermi lo spettacolo di Virtus e Fortitudo”.

IL GOL FANTASMA – Savoldi ha anche un singolare record: un suo gol regolare venne annullato perché un raccattapalle dell’Ascoli, Domenico Citeroni, allontanò il pallone che era entrato in rete senza che l’arbitro Barbaresco se ne accorgesse. “Non me la presi nemmeno tanto – ricorda Savoldi – il raccattapalle era un ragazzino e in quella partita avevo già segnato due gol. Con Citeroni, diventato adulto, ci siamo rivisti alla Domenica Sportiva e ci siamo stretti la mano”. Quel gol non gli costa nemmeno il primo posto nella classifica dei cannonieri: in quella stagione, 74-75, vinse Pulici con tre gol di vantaggio su Savoldi. Beppe manco se lo ricordava.

LO ‘SCANDALO’ NAPOLI – Nell’estate del 1975 Savoldi viene ceduto dal Bologna al Napoli in cambio di 1440 milioni, Clerici e la comproprietà di Rampanti. La valutazione è di due miliardi. L’Italia grida allo scandalo: una città con i problemi di Napoli non può spendere tanto per un calciatore. E più si sale al nord, più cresce l’indignazione. La voce fuori dal coro è quella di Enzo Biagi, che sul Corriere della Sera, approva l’affare Savoldi: “L’ingegnere Ferlaino non è né un dissipatore né un Pulcinella: è un freddo manager che si adegua alla realtà. Fa il suo mestiere molto bene. Non tocca a lui risolvere le secolari questioni sociali, realizzare le riforme e la giustizia: spaghetti, casa, un moderato lavoro, ma il suo compito è organizzare la migliore formazione degli “azzurri”. Non ha offeso la miseria, caso mai l’ha consolata. E poi, siamo onesti: Napoli non va male perché hanno comperato Savoldi, ma perché non possono vendere i Gava”.

SAVOLDI FELICE – “Ero contento di andare a Napoli. La squadra veniva da un secondo posto, la società era solida. Certo il mio trasferimento fece scalpore: c’era già il problema dei rifiuti, ma l’indignazione generale non mi condizionò. La società e i compagni sono stati eccezionali, mi hanno aiutato ad affrontare il problema. Certo la pressione c’era, ma mi ha ulteriormente caricato, mi ha dato stimoli far bene. Quando scendevamo in campo al San Paolo, la gente non gridava “Napoli”, ma “Beppe, Beppe”. Napoli è una città particolare, che ha un suo modo di vivere, che sdrammatizza. Ci sono stato benissimo”. L’acquisto di Savoldi si rivelò un affare per il Napoli: gli abbonati saranno 70.405, record nella storia della società. Nemmeno Maradona è riuscito a superarlo.

CANTA BEPPE – Savoldi diventa talmente napoletano da…cantare. Incide due dischi: La favola del Pallone e Uè. Gli autori sono Depsa, pseudonimo di Salvatore De Pasquale,ed Enzo Malepasso, assidui collaboratori di Peppino di Capri. “All’inizio –ricorda Savoldi – non dovevo cantare, ma soltanto recitare, Poi al provino si accorsero che ero intonato e così ho cantato”. La Favola del Pallone ha un buon successo. Copie vendute? “Gli ottantamila del San Paolo” ride Savoldi. Albertosi era amico di Zoff diventa un ritornello in voga. “Il secondo disco è stato più impegnativo: è una canzone d’amore e canto in napoletano”.

LE AMAREZZE – Due le grandi delusioni di Savoldi. “In Nazionale ho giocato soltanto quattro partite e mi resta il rimpianto. Ho capito che per me non c’era spazio quando non venni convocato per un’amichevole al San Paolo in vista degli Europei del 1978. Venivano preferiti i blocchi, c’era quello della Juve e quello del Torino con Pulici e Graziani. Peccato”
Ma gli brucia di più la squalifica per lo scandalo scommesse del 1980. Era tornato al Bologna e venne squalificato per tre anni e sei mesi, poi ridotti a due e quindi amnistiati per la vittoria dell’Italia ai mondiali dell’82. La partita incriminata è Bologna-Avellino. Doveva finire in pareggio, stando all’accusa. Invece vinse il Bologna con gol di Savoldi. “L’ho detto allora, lo ripeto adesso: non c’entravo nulla. Solo che non potevo farci niente: era già tutto scritto”. Una regia occulta? “Credo proprio di sì” .

LA POESIA DEL GOL E PASOLINI – “Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del “goal”. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goal è il calcio più poetico”. Così scriveva Pasolini sul Giorno il 3 gennaio 1971. “Non l’avevo mai letto – confessa Savoldi – ma se Pasolini ha scritto che i miei gol erano poesia…”. Altro che classifica dei cannonieri

                                            Michele de Lucia