LUCIO DALLA IN CONCERTO A POSITANO.. MA E´ UN PESCE D´APRILE

0

Il pesce d’Aprile più riuscito, quelli dei giovani di Sorrento che hanno annunciato con manifesti il concerto del cantautore bolognese sulla Spiaggia Grande della cittadina della Costiera Amalfitana. Oggi, per chi non lo sapesse, si festeggia il Pesce d’Aprile che ricorre il Primo Aprile. Le origini di questa festa, che si tramanda da secoli in molti paesi del mondo, sono incerte.Non si conosce esattamente il periodo in cui ebbe inizio, né per opera di chi. Gli studiosi di tradizioni popolari forniscono diverse versioni – basate più su congetture teoriche che su dati scientificamente provati – che avvolgono la nascita di questa tradizione in un alone di mistero.L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C., quando il primo aprile segnava l’inizio dell’anno. Più tardi, la Chiesa soppresse la festa stabilendo l’inizio dell’anno il primo di gennaio. La vecchia tradizione continuò comunque a sopravvivere tra i pagani che per questo venivano derisi e scherniti.


Un’altra ipotesi, abbastanza diffusa, si rifà invece al rito pagano, legato all’antico calendario giuliano, quando il primo di aprile segnava l’inizio del solstizio di primavera. Terminato l’inverno, l’avvento della stagione primaverile segnava il rinnovamento della terra e della vita. In questa occasione, tra il 25 di marzo e il primo di aprile, si usava propiziare gli dèi offrendo doni e facendo sacrifici in loro onore. La festa era anche occasione per esprimersi in massima libertà con lazzi, burle e buffonerie.

Con l’avvento del Cristianesimo, nell’Impero Romano feste di questo tipo furono sostituite con altre festività religiose al fine di far scomparire per sempre gli usi e le tradizioni pagane. Questo fu il destino che toccò anche alla festa del primo di aprile, rimpiazzata da quella della Pasqua. Le persone che, nonostante ciò, si ostinavano a festeggiare il vecchio rito pagano venivano ridicolizzate e fatte oggetto di scherzi e burle di ogni tipo.

Entrambe le ipotesi, comunque, confermano la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo.


Vera è la notizia che Dalla (di casa a Sorrento, Massalubrense e anche Positano) si è dato anche all’opera lirica. Dopo circa 50 anni l’opera lirica, anche se non nella sua forma più tradizionale, torna al teatro Duse di Bologna (luogo che fino agli anni ’60 ospito’ regolarmente grandi cantanti e musicisti, uno fra tutti Franco Corelli), grazie ad una produzione della Fondazione teatro Comunale, che nell’ambito di un percorso di rinnovamento, anche del pubblico, ha scelto lo storico teatro di via Cartolerie per il suo quinto titolo stagionale, ‘The Beggar’s Operà, primo esempio di musical (ballad opera) del 1728 degli inglesi John Gay e Johann Pepusch con la regia di Lucio Dalla. Il sovrintendente del Comunale Marco Tutino, nel presentare lo spettacolo assieme a Dalla e al direttore Giuseppe Grazioli, non ha mancato di sottolineare il particolare momento di difficoltà che proprio il Duse sta attraversando dopo che l’Eti, che lo gestisce, ha deciso nei mesi scorsi di dismettere i suoi teatri: “Capisco che chi lavora qui dentro sia preoccupato: un teatro che chiude è sempre un delitto”. I lavoratori del teatro, 29 dipendenti, sono infatti in agitazione, e sulla ‘prima’ di sabato prossimo aleggia lo spettro di un possibile sciopero. “Considero il Duse – ha spiegato poi Dalla – un teatro unico in fatto di adattabilità alle varie forme teatrali. Quando ho cominciato a pensare alla ‘Beggar’s Operà mi è venuto subito in mente questo luogo, che io frequentavo fin da piccolo, anche perché per i bolognesi il teatro è il Duse. Questo teatro è tutto tranne che malato e dunque non riesco neppure ad immaginare una sua chiusura”. ‘The Beggar’s Operà, con la quale gli autori, prendendosi gioco dell’opera italiana allora in voga, accostano melodie popolari a parodie di arie famose, mostra il variopinto mondo della malavita inglese dell’epoca con i suoi ladri, gli ubriaconi e le prostitute. Per rendere il tutto più fruibile ad un pubblico moderno l’opera verrà proposta in una versione ritmica italiana in due atti realizzata da Giuseppe Di Leva, che salvaguardando la vicenda, la attualizza spostandola in una città, che potrebbe essere proprio Bologna, dove i vari personaggi parlano in dialetto: e così Peachum diventa Speja (spia in bolognese) e verrà interpretata in napoletano da Beppe Servillo, mentre sua moglie sarà la bolognese Angela Baraldi, Lockit si trasformerà in Lucchetto e così via. “Ho cercato il più possibile il confronto con gli artisti – ha spiegato ancora Dalla – e per questo ho cominciato a leggere il copione solo a prove iniziate, volevo confrontarmi con loro, con la loro fisicità. Io non sono un regista, anche se questa non è la mia prima volta, ma trovo entusiasmo a fare cose che non avevo mai fatto prima. La cosa che ritengo più importante in una società ‘pentola’ come la nostra, è proprio mischiare nella pentola. Insomma ho cercato di coinvolgere tutti il più possibile. Sono nato in piazza Cavour, a due passi da qui, e allora mi è venuto in mente una sorta di estensione dello spazio teatrale, via Cartolerie e via Castiglione saranno illuminate con torce per diventare esse stesse luogo di rappresentazione con i musicisti che si avvicinano al teatro”. E a proposito di luce, lo spettacolo si realizzerà grazie al contributo di Enel e dell’associazione Amici del Comunale, che hanno aderito alla richiesta di Tutino di sponsorizzazioni mirate per i singoli spettacoli. All’allestimento parteciperanno l’orchestra del Comunale ed un cast che a Servillo e Baraldi affianca Marco Alemanno, Gianfranco Vergoni, Eleonora Buratto, Gianni Lamagna, Borja Quiza, Paola Gardina e Barbara Corradini. Le scene e i costumi sono firmati da Italo Grassi. Oltre alla prima del 29 marzo alle 20,30, ‘The Beggar’s Opera, verrà replicata il 30 e poi dall’1 al 6 aprile.