IRAQ: GUERRA A BASSORA, 40 MORTI E 200 FERITI

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BASSORA – Sono 40 i morti nella battaglia di ieri e negli scontri esplosi anche oggi a Bassora tra le forze irachene e milizie sciite, i feriti sono circa 200. Lo riferiscono fonti sanitarie locali.

A SADR CITY I MORTI SONO 14, 140 FERITI

BAGHDAD – Sono 14 i morti e circa 140 i feriti negli scontri tra forze di sicurezza e miliziani di Moqtada Sadr a Sadr City, quartiere di Baghdad nord roccaforte del gruppo, esplosi ieri e continuati nella notte fino a questa mattina. Lo rendono noto fonti mediche locali. Secondo le fonti dell’ufficio sanitario della parte orientale di Baghdad, il bilancio si basa sulle cifre fornite dall’ospedale di Sadr City e dall’ospedale Kindi del centro della città. Tra le vittime ci sarebbero anche donne e bambini raggiunti casualmente da colpi durante gli scontri.

(di Stefano de Paolis)

BEIRUT/BAGHDAD – Vacilla pesantemente il precario equilibrio nel Sud petrolifero dell’Iraq: le forze irachene, col sostegno di elicotteri e aerei americani, hanno dato all’alba di ieri battaglia alle milizie sciite che spadroneggiano nella città di Bassora, ma allo stesso tempo, il leader sciita Moqtada Sadr ha reagito promuovendo a Baghdad una serie di manifestazioni e minacciando una “rivolta civile”. Nelle stesse ore, per la prima volta dal 21 ottobre scorso, scontri si sono avuti tra le forze Usa e miliziani sciiti anche a Baghdad nel grande sobborgo di Sadr City, roccaforte dei miliziani sadristi, che ha circa due milioni di abitanti.

 “E’ una vera guerra. Si sentono esplosioni multiple e raffiche di armi automatiche, in gran parte della città”, hanno raccontato abitanti di Bassora raggiunti telefonicamente, mentre rimangono confinati in casa dopo che la notte scorsa è stato decretato il coprifuoco. Nel timore di un effetto a catena, le autorità hanno poi imposto il coprifuoco anche ad altre città meridionali a grande maggioranza sciita: Nassiriya, Hilla, Samawa e anche a Kut, dove pure si registrano scontri. Il governo iracheno “é fermamente determinato a ristabilire la sicurezza e ad imporre la legge”, ha detto il premier al Maliki, che coordina personalmente le operazioni proprio da Bassora, dove è affiancato dai ministri di interni e difesa. Da alcuni giorni il governo aveva cominciato ad inviare rinforzi a Bassora, mentre numerosi velivoli americani sono stati visti atterrare all’aeroporto cittadino, diventato l’unica base dei circa 4.100 uomini del contingente britannico, che da dicembre ha trasmesso alle autorità irachene la responsabilità della sicurezza nella regione. Il comando britannico ha tenuto peraltro a far sapere di essere totalmente estraneo ai combattimenti, che secondo un primo “bilancio provvisorio” diffuso a metà giornata hanno causato almeno 24 morti e 60 feriti, tra cui militari, ma anche civili e alcuni bambini. Allo stesso tempo, fonti dell’industria petrolifera hanno fatto sapere che i combattimenti a Bassora non hanno avuto ripercussioni sulla produzione e l’esportazione petrolifera, nei vicini campi e nei terminali nel Golfo, stimata a circa 1,5 milioni di barili al giorno. Con due milioni di abitanti, Bassora è la più importante città irachena dopo Baghdad e da tempo è in preda ad una lotta di potere spesso violenta tra fazioni sciite contrapposte, e a bande di criminali che approfittano dell’anarchia per portare avanti i loro traffici di armi, stupefacenti e petrolio. All’escalation nel Sud fa intanto da contraltare una forte tensione anche a Baghdad, dove ieri e oggi migliaia di sostenitori di Moqtada Sadr sono scesi in strada nei quartieri a maggioranza sciita promuovendo una “disobbedienza civile”, che ha preso forma con sit-in e blocchi stradali, che hanno causato la chiusura di negozi, scuole e uffici pubblici.

Un portavoce di Sadr ha esortato alla “calma e all’ autocontrollo”, ma poi, lo stesso leader radicale sciita in un duro comunicato ha esortato tutti “gli iracheni a inscenare sit-in in tutto l’Iraq, come primo passo. Se le richieste del popolo non saranno accolte dal governo iracheno, il secondo passo sarà una rivolta civile a Baghdad e in tutte le altre province”. Allo stesso tempo il leader sciita ha accusato “le forze occupanti di spingere il governo ad innescare scontri”. Evidentemente si tratta di un pericoloso cambio di direzione, rispetto al “congelamento delle attività militari” della sua potente milizia, l’Esercito del Mahdi, che Sadr aveva decretato nell’agosto scorso e che tanto – a detta dei comandanti militari Usa – aveva contribuito al calo della violenza in gran parte del Paese. Congelamento poi rinnovato il 22 febbraio, ma con una formula più ambigua, poiché il leader sciita aveva al contempo autorizzando i suoi miliziani “all’autodifesa”, perché, aveva detto, “se l’occupante in particolare sferra un attacco militare, ci difendiamo militarmente, dopo esserci ben protetti e preparati”.














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                                     Michele De Lucia