Napoli. Teatro Diana. Maurizio Casagrande.

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Successo di Maurizio Casagrande al Teatro Diana



IO SPERIAMO CHE … ME LA CAVO
Commedia con musiche di Ciro Villano, tratta dal best seller del Maestro Marcello D’Orta.

Questo spettacolo è stato rinnovato, riadattato e ripreso brillantemente per le tavole del palcoscenico del “Teatro Diana”, al Vomero.

L’autore Ciro Villano ha, così, sintetizzato il suo punta di vista sullo spettacolo: “Scrivendo la riduzione teatrale di un best seller tra i più venduti e fotocopiati d’Italia, ho potuto cogliere l’occasione per rendere un piccolo omaggio alla città di Napoli, ma non solo … E’ un omaggio alla poesia dell’infanzia, a quella età che ha l’odore dei banchi di legno, dell’inchiostro e del gesso … E’ un omaggio alla gente onesta che vive di ideali e di stipendi modesti e che, per arrivare alla fine del mese, non cerca compromessi con facili guadagni … Un omaggio agli eroi di tutti i giorni. “Io speriamo che me la cavo” è, inoltre, un omaggio a quelle madri che sperano per i propri figli un futuro radioso, anche se devono andare a cercarselo lontano ed è un umile, quanto doveroso, omaggio a Raffaele Viviani che ha saputo esprimere la viscerale passionalità di queste donne. Il protagonista della vicenda è Marcello, un maestro che va ad insegnare nella scuola dove ha studiato da piccolo: il pubblico vedrà, attraverso i suoi occhi ingenui, lo svolgersi degli eventi che sembrano subissarlo di continuo e di cui sembra essere vittima senza via di scampo. Marcello e i suoi sogni si scontrano con la cruda realtà, si scontra con le madri colpevoli del più grave dei crimini: avere assassinato la speranza di credere in un futuro migliore. Nonostante le presenti note dell’autore possano essere un forte deterrente per andare a vedere questo spettacolo, la pièce, arricchita da musiche meravigliosamente evocative, è ricca di spunti comici, buffi e di situazioni paradossalmente esilaranti … O almeno lo erano nelle mie intenzioni. Sarò riuscito nel mio intento? Al pubblico e solo al pubblico l’ardua sentenza.”


 


Segnaliamo in ordine di apparizione: Fiorenza Calogero, Floriana De Martino, Salvatore D’Onofrio, Anna Ferrigno, Pina Giarmanà, Lucio Pierri, Enzo Varone, Ornella Varchetta, Ciro Zingaro e con i bambini Valeria Angione, Gian Mario Capasso, Antonio De Francesco, Erminia Franzese, Giovanni Santonastaso. La regia è di Domenico M. Corrado; le scene di Daniele Bigliardo; i costumi di Teresa Acone; le musiche e le canzoni di Enzo Gragnaniello


 


Siamo andati al “Teatro Diana”, già pregustando risate e sberleffi. Abbiamo visto la “prima” di questo spettacolo, che, con i dovuti e giusti accorgimenti e le limature del caso, potrà diventare un “nuovo classico” della scena teatrale napoletana. Maurizio Casagrande è bravo, bravissimo, riesce anche a cantare con sentimento e bravi i suoi compagni di scena. Alcuni passi dello spettacolo rasentano la poesia pura, la pausa concettuale della bellezza. Applausi in vari momenti dello spettacolo, che vuole portare alla risata, ma anche alla riflessione “folle” che vorrebbe considerare la Napoli attuale, con tutti i suoi pesantissimi problemi socio-ambientali, frutto solo di una “trovata” della scena teatrale. “La follia pura mi ha fatto da balia” dice un proverbio irlandese, ma questa “follia” interpretativa vuole essere, in fondo, una legittima provocazione. Purtroppo, Napoli è afflitta da problemi endemici, che tocca al politico illuminato risolvere, ed anche in gran fretta. Non è più possibile reggere un territorio insanguinato dalla camorra, pressato da vizi, vinto dalla sfiducia. Non crediamo che il gran finale dedicato a Raffaele Viviani con la “Rumba degli scugnizzi”, seppur bellissimo musicalmente, renda giustizia, seppur incastonato nella salvezza di una classe di bambini. Certo, Viviani è Viviani e s’intendeva di scugnizzi. Ma intendiamo dire e sottolineare, che non bisogna guardare al passato; forse, non si sa che lo scugnizzo ora è diventato “muschillo”?; cioè, dispensatore della polvere bianca, che porta all’istupidimento collettivo di frange di giovani, senza cuore e senza cervello. Se guardiamo al presente, oltre alle convincenti musiche della contaminazione etnica, balcano-mediterranea, di Enzo Gragnaniello, c’è anche la linea dei neomelodici, di quella del cantautore di successo, con giovane partner, che un tempo passava i pomeriggi e le ore notturne a comporre con il boss, di quella veicolata dalle radio da cui si inviano saluti circolari; insomma, quest’altra Napoli come renderla, come sezionarla, come vincerla? Napoli è irredimibile, e per questo pensiero siamo vicini a Raffaele La Capria, ma proprio per questo crediamo che la città sia anche non soggetta alla morte; stranamente nello sconcio dell’irredimibilità c’è il solco della vita. E, proprio, in questo solco di una “Napoli ferita a morte”, ma magicamente indomabile, quasi, irrimediabilmente, vinta, ma non totalmente vinta, e, quindi, irredimibile, quasi convinta di non potersi riscattare, esiste un margine estremo, sottilissimo, minimo, di orgoglioso ed imperituro, perché storico, orgoglio magnogreco, da cui una luce fiochissima, ma irresistibilmente sana, getta il respiro antico di una civiltà. Ma geme questo gettito d’ansimante antico stupore, soffre, si dilata poverissimo per non perdere i perimetri delle possibilità umane e cavalca l’onda memoriale per riemergere ed offrire un convinto, seppur trasparente, invito a riprendere il senso della storia, di cui ora siamo il diretto precipitato. Ma che dire, ma cosa dire più, ma cosa scrivere più; siamo stanchi, ma non vinti. Ogni precisazione, però, oggi ci sembra superflua. La rabbia e l’orgoglio dove sta di questa città? I suoi lazzari-politici devono scomparire, ma dove sta il nuovo? Vedremo noi un futuro sereno o dovremmo ancora non percorrere le strade del centro per non incappare nel proiettile vagante di un balordo, di un mariuolo, di un derelitto esistenziale? Basta! Basta! Basta! Siamo gonfi, il nostro veleno spenga le insane menti. Non è un  monito, è un desiderio di pace! Ma vogliamo concludere ricordando che, alla fine, sono saliti sul palco Marcello D’Orta ed Enzo Gragnaniello, applauditissimi, e se lo meritavano proprio dalla platea vomerese, che ha risposto realizzando l’esaurito. Sicuramente si parlerà di questo spettacolo per la verve degli interpreti e per il raro dono di dire pane al pane e vino al vino.


 


Maurizio Vitiello


 


Info:
Dove: Spettacolo al Teatro Diana – Napoli; dal 12 Marzo al 23 Marzo 2008/Orario: dal Martedì al Venerdì alle ore 21.00; Sabato alle ore 17.30 e alle ore 21.00; Domenica alle ore 18.00; Lunedì chiuso/Prezzi: EUR 19,00/22,00 Galleria; EUR 25,00/30,00 Poltroncine; EUR 30,00/35,00 Platea