Penisola Sorrentina – NEGLIGENZA DELLE AMMINISTRAZIONI

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Negligenza delle amministrazioni sull’emergenza randagismo : parlano i volontari


 


Sorrento (Antonio Fienga) – Il Comune di Sorrento mette in discussione l’operato e le metodologie che l’associazione “Lega Nazionale per la difesa del Cane, sez. Pen. Sorrentina” ha adottato per porre un freno all’emergenza randagismo in tutta la costiera. “La nostra è un’associazione che si è sempre attivata sul territorio senza far troppo rumore, occupandosi esclusivamente del bene dei cani, senza recriminazioni e senza perdere tempo a pubblicizzarsi. La nostra lotta è stata nel quotidiano, in silenzio, per il solo benessere degli animali e non ci sembra corretto il modo in cui i Comuni di tutta la costiera ci stanno ripagando”. Uno dei primi obiettivi dell’associazione è stato da sempre il controllo delle nascite (mediante le sterilizzazioni) per controllare il randagismo, diventato un fenomeno dilagante dopo la legge 281 del 1991 che aboliva la soppressione dei randagi, ma che imponeva ad ogni Comune la realizzazione di canili. Tuttora, qui in Penisola ,come tutti sanno, il canile ancora non esiste. “Noi dell’associazione non vorremmo che i nostri cani andassero in canili extrapeninsulari, ma sappiamo che talvolta, in alcuni casi specifici, questa è davvero l’unica soluzione possibile. Ci piacerebbe essere coinvolti nella scelta di tali canili, non come ad esempio è appena accaduto a Sant’Agnello che ha stipulato una convenzione con un canile a cento chilometri di distanza, rendendoci impossibile il controllo dei nostri cani, impegno che tra l’altro ci è imposto dal nostro statuto”. L’alternativa al canile sono stati per l’appunto gli affidi familiari, che prevedono, per chi adotta un cane Comunale, un rimborso spese di due euro giornalieri. Iniziativa alla quale non tutti i Comuni hanno aderito, ma che nel tempo si è mostrata una soluzione efficientissima ai canili, almeno per tamponare l’emergenza che è continua, a causa ovviamente dei nuovi abbandoni. Gli ex randagi sono stati accolti da chi aveva offerto la propria disponibilità, e per la modica cifra già citata hanno avuto un posto in cui vivere sereni, una cuccia, qualcuno disposto a prendersene cura, due pasti quotidiani, pulizie continue, carezze. Non sappiamo quanto sia importante, per gli amministratori comunali, che i cani ex randagi siano ora felici. Ma per noi è fondamentale. Ci siamo adeguati, in tutti questi anni alle carenze e alla mancanza di una struttura adeguata. Abbiamo accettato di sacrificare molto del nostro tempo e a pagare le spese per i cani soccorsi. E questo avrebbe dovuto farci guadagnare almeno la stima e la fiducia dei nostri politici. Invece oggi ci ritroviamo a dover sostenere l’accusa che gli ex randagi concessi con l’affido familiare, non siano accuditi adeguatamente. “Noi conosciamo i cani, un po’ per sensibilità e un po’ per l’esperienza acquisita negli anni. Viviamo ogni giorno la difficoltà nel gestirli, ma soprattutto il nostro operato va molto al di là di quei 32 affidi familiari che il Comune di Sorrento ha concesso. Un operato che gli amministratori non possono neanche concepire, che è talvolta molto al di là delle nostre energie e delle nostre possibilità. Ma siamo andati avanti senza esitazioni e senza lamentazioni. Professando un silenzio che probabilmente è stato per noi nocivo. Forse avremmo dovuto coinvolgere le istituzioni per ogni piccola emergenza, per far capire che di emergenza si tratta. In casa dei volontari hanno soggiornato cani di ogni tipo, prevalentemente femmine in convalescenza post-sterilizzazione. Ma le convalescenze vengono fatte per i motivi più disparati; cani operati alla vescica, investiti da automobili, avvelenati, con la lehsmania, con la rogna, con micosi, rachitici, con allergia cronica da pulci o alimentari, con avvelenamenti da zecche etc.. Ci sono poi anche i cani che vengono abbandonati in età avanzata, che spesso vanno tenuti sotto costanti cure farmacologiche e con un regime alimentare adeguato , per tutta la durata del resto della loro vita, come nel caso dei cardiopatici, o anche di quelli che hanno forti artrosi o con problemi renali e intestinali. I cani, come noi umani d’altronde, non sono immuni alle malattie, alla vecchiaia e alla morte. Un paio di volte all’anno poi ci sono momenti di grossa crisi per i volontari tutti, e cioè quando sono i periodi delle cucciolate. Cuccioli che se noi non prelevassimo dalla strada, diventerebbero i futuri randagi, magari inselvatichendosi, così come è successo sul Monte Faito, che è la prova lampante di quanto su un territorio sia necessario il monitoraggio continuo delle associazioni animaliste. Per tutti i numerosissimi casi di cani prelevati dal territorio sorrentino, l’associazione non ha mai chiesto l’intervento del Comune, ha agito con buonsenso e nell’interesse dei randagi. Del nostro operato ne beneficia il Comune, la popolazione tutta, gli albergatori, i negozianti, etc. In un momento in cui tutto ciò che ci aspettavamo era un semplice riconoscimento, un attestato di stima, un “complimenti, continuate così”, ecco pioverci addosso l’accusa che i cani affidati dal Comune e che l’associazione costantemente controlla ( e si tratta di cani nutriti, felici, in perfetta armonia con gli affidatari), siano in realtà cani mal tenuti. Per noi è solo una perdita di tempo prezioso. Solo in quest’ultima settimana abbiamo soccorso 3 cani, probabilmente, abbandonati ma magari semplicemente smarriti. Cani accolti dai volontari e stanno beneficiando di cure adeguate, in attesa di trovare o “ritrovare” casa. Questi cani, ovviamente, comportano spese , e né i volontari, né l’associazione hanno chiesto assolutamente nulla ai Comuni. La questione randagismo non può e non deve essere sottovalutata, e di conseguenza neanche il volontariato degli animalisti. L’emergenza esiste, e in Penisola Sorrentina sono problemi scaricati sui volontari senza che ad essi venga riconosciuto in benché minimo merito. Senza l’associazione i Comuni si ritroverebbero a stabilire convenzioni con canili extrapeninsulari e a sostenere il mantenimento di una quantità notevole di randagi, con costi ovviamente esosi. E il problema non sarebbe comunque risolto. Avere persone che operano meticolosamente sul territorio, GRATUITAMENTE, non è un beneficio da sottovalutare. I fatti parlano chiaro: in Penisola, per il momento, non ci sono randagi per strada fatta eccezione per quei pochissimi cani di quartiere, liberi e non randagi, accuditi e controllati dai volontari e da persone sensibili all’argomento. E forse sarebbe più saggio, da parte delle istituzioni, sostenere e motivare la meritevole associazione, piuttosto che creargli ulteriori difficoltà.