GERUSALEMME: ASSALTO IN COLLEGIO RABBINICO, E´ STRAGE

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GERUSALEMME – E’ strage nel piu’ importante collegio rabbinico di Gerusalemme ovest dove ieri sera un palestinese, travestito da religioso ebreo, ha fatto irruzione aprendo il fuoco sugli studenti intenti nella lettura dei libri sacri. Il bilancio, provvisorio, e’ di otto studenti religiosi uccisi e altri sette feriti, tre dei quali in condizioni gravissime. Piu’ l’attentatore, prima ferito da uno dei seminaristi che da un terrazzo del moderno edificio che ospita il collegio e’ riuscito a colpirlo, e poi ucciso da un secondo studente che lo ha falciato col suo mitragliatore. La polizia e’ convinta che all’attentato (il piu’ grave messo a segno a Gerusalemme da molti anni) abbia partecipato anche un secondo palestinese che sarebbe pero’ riuscito a fuggire. Una massiccia caccia all’uomo e’ stata organizzata in tutta la citta’ santa, mentre l’esercito e la polizia hanno circondato in serata l’abitazione a Betlemme di un capo della Jihad Iislamica ritenuto molto vicino all’attentatore ucciso, a sua volta originario di Gerusalemme est e militante nello stesso gruppo armato. Il massacro nel collegio rabbinico di Merkaz ha-Rav, scuola simbolo del sionismo e culla del movimento dei coloni, e’ stato accolto nella Striscia di Gaza dall’esplosione in cielo di fuochi d’artificio.

L’attacco e’ stato lanciato intorno alle 20:00 (ora locale, le 19:00 in Italia): la scuola religiosa, che si trova nel quartiere ebraico di Kiryat Moshe, non era protetta da nessuna guardia armata. L’attentatore, anche grazie al suo travestimento, ha cosi’ potuto raggiungere agevolmente l’ingresso del collegio e poi dirigersi verso la biblioteca, in quel momento affollata di giovani studenti intenti alla lettura. ”Ho sentito le prima raffiche di mitra, e poi urla di panico, e grida, e ho capito cosa stava accadendo” racconta il rabbino David Simchon, direttore del liceo. ”Ho visto due dei miei ragazzi morti riversi sul pavimento dell’ingresso – prosegue – e allora ho urlato a tutti di correre verso i dormitori e di sbarrarsi nelle camere”. David Schalen, direttore generale degli istituti di ricerca della scuola religiosa, racconta di aver fatto nascondere sette dei suoi studenti nel sotterraneo: ”Ho ordinato loro di correre nell’interrato, di sbarrare la porta d’acciaio e di restare al buio fino all’arrivo della polizia”.

L’attentatore intanto continuava a sparare raffiche ad altezza d’uomo, falciando chiunque gli si presentasse davanti. Fino a quando non interviene Yitzhak Dadon, 40 anni, anch’egli studente nella yeshiva: ”L’eco degli spari – dice all’ANSA – giungeva dalla biblioteca, un edificio separato da quello dove invece si studia e si prega. Sono salito sul tetto e mi sono messo in attesa con il fucile spianato”. Nel collegio rabbinico c’erano stasera circa 300 studenti, in parte abitanti a Gerusalemme e in parte provenienti dalle colonie della Cisgiordania. Fra questi, per motivi di sicurezza, non pochi erano armati. Ma nella biblioteca, la maggior parte degli allievi (in prevalenza ragazzi di circa 16 anni) erano disarmati. ”Per lunghi minuti, forse cinque, forse anche dieci, ho sentito spari continui – prosegue Itzhak – era un fucile automatico che crepitava senza tregua. Poi il terrorista e’ apparso allo scoperto e ha sparato una raffica in aria, io ho abbassato la testa per non essere colpito, ma quando lui per un attimo si e’ fermato mi sono rialzato e ho fatto fuoco io”. Due colpi e l’attentatore era a terra.

Dopo pochi minuti e’ sopraggiunto un secondo studente che imbracciava un fucile mitragliatore di quelli in dotazione ai soldati di leva, che lo ha ucciso. ”Io ho telefonato subito alla polizia – testimonia Arik Brosh, 28 anni – ma loro non mi prendevano sul serio: saranno mortaretti, mi dicevano”. Probabilmente nessuno poteva davvero credere che un attentato di queste proporzioni potesse essere compiuto nel cuore della Gerusalemme israeliana. Poi sirene, decine di ambulanze giunte sul posto, centinaia di agenti. E i primi testimoni che raccontano l’orrore visto fra le stanze del collegio: sangue e corpi ovunque, muri crivellati di colpi, odore di morte. ”Ho visto quei cadaveri – ci dice Yerach Toker, uno dei primi soccorritori a giungere sul posto – sono ragazzi con la kippa in testa, studenti di 15 o 16 anni che ancora stringevano con le mani insanguinate i loro libri sacri”. Fuori una folla di religiosi si assiepa intorno al cordone eretto dalla polizia, urlando con rabbia ”morte agli arabi”.


























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                                       Michele De Lucia