La campagna elettorale del Cav. dovrebbe iniziare (subito) a Napoli

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La campagna elettorale di Berlusconi non è ancora iniziata, ma quando partirà (e sarebbe ora) ci piacerebbe fosse a Napoli. Vorremmo vedere Berlusconi comiziare tra le colline di rifiuti che assediano quella città, così come Veltroni si scelse le dolci colline di Spello per la sua “premiere”.


Ci sembra  il giusto contrappunto al timbro sognante e un po’ ipocrita che l’ex sindaco di Roma ha imposto alla sua campagna elettorale. Sarebbe bello e facile governare l’Italia che Veltroni si è scelto come quinta: un placido declivio verdeggiante, ulivi argentei appena scossi dal vento, un piccolo gruzzolo di case armoniosamente sparse sullo sfondo, e intorno neppure un’anima, solo voci festanti  fuori campo. Walter sarebbe il perfetto leader di un’Italia così. Un’Italia che non esiste più neppure nelle cartoline.


Berlusconi invece dovrebbe parlare all’Italia che c’è e che grida ogni giorno vendetta al cielo, che freme di rabbia per la rapina di risorse e dignità a cui ogni giorno è sottoposta. Napoli è l’epicentro di quell’Italia e il disastro dei rifiuti è l’immagine più veritiera di ciò che il meglio del centro-sinistra ha saputo fare in dieci anni di governo. Bassolino e Iervolino sono la fedele rappresentazione della genesi del Pd: l’apparato comunista ripulito e rimodernato dalla frequentazione del potere che sposa il solidarismo parassitario e clientelare della peggiore Dc. Il tutto condito con una spolverata di snobismo intellettuale in nome del rinascimento partenopeo.


Quel disastro amministrativo, politico e civile è invece lo scenario perfetto per una campagna elettorale non buonista e non collusiva del Pdl. La crisi dei rifiuti ha fatto da sfondo alla crisi del governo Prodi: più la sua maggioranza vacillava in Parlamento, più la monnezza si ammassava per le strade di Napoli; più lui si dibatteva in un’impossibile resistenza, più i roghi velenosi illuminavano la città. E quando alla fine Prodi è caduto, sulla stampa internazionale, il suo volto triste era impresso nelle stesse pagine dove campeggiavano i cumuli di spazzatura italiana.


Veltroni ha parlato di tutto in questi primi giorni di solitaria e quasi incontrastata campagna elettorale; ha detto che votando lui non si cambia il governo ma si cambia l’Italia; ha promesso cose impromettibili e fatto giuramenti senza crederci. Ma su Napoli neppure un cenno, Napoli è come altrove, fuori dalla portata del sogno veltroniano. Laggiù la “nuova stagione” non s’azzarda, perché sarebbe divorata dalla vecchia.
Dicono che Veltroni stia facendo carte false per saltare la tappa napoletana nella sua frenetica mille miglia elettorale. Non gli ci vuole uno spin doctor per capire che mettere la sua faccia tra quelle di Rosa e Antonio è l’ultima cosa da fare prima di perdere.


Berlusconi dovrebbe partire da lì, nel  luogo dove il suo avversario non può raggiungerlo. Dovrebbe andare a Napoli a testimoniare che quel fallimento è un fallimento nazionale frutto dell’incapacità di decidere, dei veti ideologici, della voracità degli apparati, dell’illegalità, della timidezza dello Stato, delle soluzioni imbelli e centraliste, della paura del mercato, delle rendite e delle caste. Perché è solo cambiando tutto questo che si cambia l’Italia, non facendosi carezzare i capelli dal vento e intrecciando collane di sorrisi.


La crisi dei rifiuti a Napoli è una ferita aperta che infetta tutto il paese. Veltroni preferisce girarsi dall’altra parte; Berlusconi ci metta mano con decisione: dia nomi e cognomi alle responsabilità, ci metta idee e soldi, carisma e capacità di leadership, indichi strade dritte verso una soluzione, proponga un patto tra cittadini, istituzioni, imprenditori per un progetto di rinascita, mandi a casa Bassolino e la Iervolino come ha fatto con Prodi. L’Italia non si rialza se non si rialza Napoli, se quello scandalo a cielo aperto non viene sanato. E’ da qui che deve partite una campagna elettorale fatta di verità e non di sogni. E’ da qui che si batte Veltroni.


                                   Michele De Lucia

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