OPERAZIONE ECOBOSS, ANCORA RIFIUTI TOSSICI IN CAMPANIA

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“Eco boss”, un´espressione che evoca il connubio tra reati ambientali e malavita organizzata. E´ il nome adoperato per definire l´indagine dei carabinieri del Noe e del Reparto territoriale di Aversa che ha portato oggi all´arresto di un presunto boss del clan dei Casalesi, Giorgio Marano, di 48 anni, nonché al sequestro di tre aziende attive nel settore rifiuti e di alcuni terreni a destinazione agricola dove per anni è stato sversato illegamente materiale proveniente soprattutto dal nord Italia.

I magistrati della Dda di Napoli sottolineano che per la prima volta si sono raccolte le prove di una camorra che non si limita più a infiltrarsi nel settore dello smaltimento ma si trasforma in protagonista dell´attività illecita gestendo in prima persona aziende e discariche abusive. Le indagini, coordinate dai pm Raffaello Falcone e Cristina Ribera, si sono basate su intercettazioni risalenti a diversi anni fa e confluite in due importanti inchieste (Re Mida e Terra Bruciata) e nonché su recenti rivelazioni di un pentito, Domenico Bidognetti, cugino del boss Francesco Bidognetti, conosciuto come Cicciotto è Mezzanotte.

L´organizzazione, per non sostenere il costo del regolare smaltimento ha simulato nel tempo attività di compostaggio in realtà mai effettuate, smaltendo invece abusivamente, su terreni agricoli rifiuti costituiti, tra l´altro, da fanghi di depurazione, per un quantitativo di oltre 8.000 tonnellate di rifiuti ed un guadagno di circa 400mila euro. Gran parte del materiale – hanno sottolineato gli inquirenti – proveniva da aziende della Lombardia. Sono stati sequestrati anche tre vasti appezzamenti di terreno agricolo nella provincia di Caserta, e locali in uso a una società di trasporti con tutti gli automezzi utilizzati.

I reati ipotizzati sono di concorso in traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata ai danni del
Commissario di Governo per l´Emergenza Rifiuti , della Regione Campania e degli Enti locali interessati alla raccolta e allo smaltimento di rifiuti. Nella sua ordinanza il gip Alessandro Buccino Grimaldi ha sottolineato che lo smaltimento illecito in Campania “é dovuto anche alla complicità” di chi è preposto al controllo, ma anche “al comportamento compiacente o anche gravemente omissivo o semplicemente ´leggero´ di altri, anche nell´ambito delle istituzioni”.

“Va rimarcata, in primo luogo – si legge nel provvedimento – sia la carenza di verifiche che la grande difficoltà nel ricostruire i flussi dei rifiuti da parte delle autorità preposte al controllo, ed in tale contesto non può sottacersi che proprio appartenenti alla pubblica amministrazione in alcune circostanze sono i primi conniventi di queste organizzazioni criminali in quanto ne facilitano l´acquisizione di provvedimenti autorizzativi per impianti fatiscenti e tecnicamente carenti”.

I magistrati hanno sequestrato, oltre a tre aziende per un valore di circa cinque milioni di euro, anche alcuni terreni a Frignano e a Villa Literno dove venivano sversati i rifiuti. Per sei indagati il gip non ha accolto le richieste di misure cautelari. Sono Vincenzo Tonziello, 41 anni, e Placido Tonziello, 45, “referenti locali” di Marano; Raffaele Simonelli, 38, titolare di un fondo agricolo a Frignano, Elio Roma, 57, che i pm indicano come cogestore di fatto della ditta R.F.G. e di un impianto di compostaggio a Trentola Ducenta (Caserta), Francesco Roma, 32, legale rappresentante della R.F.G., e Domenico Bortone, 51, trasportatore.

Il coinvolgimento della camorra nella gestione dello smaltimento dei rifiuti comunque “non può costituire un alibi nei confronti di altri personaggi che hanno le loro responsabilità”, ha sottolineato l procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore.