IL PD AI RADICALI: BONINO MINISTRO E 9 PARLAMENTARI

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ROMA – Una delegazione di nove parlamentari, un posto da capolista ad Emma Bonino e, in caso di vittoria, da ministro e il riconoscimento di una parte del finanziamento pubblico in rapporto a numero parlamentari. E’ l’offerta che il coordinatore del Pd Goffredo Bettini ha presentato ai Radicali per verificare le possibilità di un’intesa. Intanto il segretario di Radicali italiani Rita Bernardini ha convocato il partito per una riunione che si terrà stasera alle 19.

Ecco le proposte avanzate dal ‘braccio destro’ di Veltroni: concordare alcuni temi innovativi sul programma nel campo dell’economia, delle istituzioni, della giustizia; l’impegno di presentare, prima del voto, Emma Bonino come ministro del governo Veltroni e come capolista di una circoscrizione elettorale importante; di riconoscere al Partito Radicale una delegazione di nove parlamentari in collocazioni sicure, rispettando dunque la dimensione dei loro eletti nella precedente legislatura.

“La scelta di questa delegazione – spiega Bettini – sarà liberamente gestita dai Radicali nel rispetto del regolamento del Pd e del gradimento del segretario nazionale Veltroni”. Nella proposta anche il riconoscimento di una parte del finanziamento pubblico in rapporto al numero dei parlamentari concordato; il 10% degli spazi di informazione spettanti al Pd e la garanzia della presenza dei Radicali nelle trasmissioni di confronto politico più popolari; la garanzia di alcune postazioni apicali nella Camera, nei gruppi e nelle strutture d’aula. “Sottolineo – conclude Bettini – l’ampiezza delle proposte perché non abbiamo chiesto qualche nome sparso di contorno alla candidatura di Emma Bonino, ma abbiamo sviluppato un ragionamento che credo sia in grado di interloquire con la complessità e il valore dell’esperienza dei Radicali italiani, il cui apporto considero assai importante”.

DE MITA OUT: IRA E RINUNCE, PSICODRAMMA DELLE CANDIDATURE
di Giovanni Innamorati

E’ Ciriaco De Mita la prima vittima della linea del rinnovamento di Walter Veltroni. L’ex segretario della Dc ed ex presidente del Consiglio ha oggi abbandonato il Pd per essere stato escluso, sulla base del regolamento del partito, dalla ricandidatura, che per lui sarebbe stata la dodicesima. All’ira di De Mita si contrappone invece il “beau geste” di chi fa il passo indietro, come i due viceministri dell’Economia Vincenzo Visco e Roberto Pinza, che hanno annunciato la rinuncia a candidarsi. Ma il limite delle legislature come elemento ostativo a una nuova candidatura colpisce ben 67 parlamentari uscenti, provocando uno psicodramma collettivo.

Oggi il Coordinamento nazionale del Pd era convocato per approvare il regolamento che stabilisce i criteri per le candidature. Per favorire il rinnovamento e lo spazio alle donne le nuove regole prevedono la non ricandidabilità di tutti i parlamentari uscenti con tre legislature piene oppure con quattro, anche se complessivamente di una durata inferiore ai 15 anni”. De Mita non ha neanche atteso l’inizio della riunione e ha annunciato l’abbandono: “Vedo che la classe dirigente viene selezionata sulla base dell’età e non dell’intelligenza: per me é un insulto”. Parole ripetute ai giornalisti, davanti ai quali non ha potuto nascondere l’ira che gli faceva tremare le mani. Duro Veltroni sia dentro che fuori: “Dopo 44 anni e 9 mesi in Parlamento… non si lascia un partito perché non si è candidati. Io ho un’altra concezione della politica”. Veltroni invece non ha risparmiato elogi alla generosità di Visco e Pinza, che hanno reso nota la loro rinuncia mentre De Mita sbatteva la porta.

“Siamo un Paese – ha detto Pinza – di persone di buoni propositi ma che sono disponibili a realizzarli solo in casa altrui e mai in casa propria. A me pare invece che ciascuno possa e, per quanto mi concerne, debba dare un contributo personale con qualche modesto sacrificio”. “Ritengo che la mia rinuncia alla candidatura – ha invece detto Visco – possa essere l’occasione per valorizzare alcuni giovani economisti che già hanno dimostrato sul campo le proprie qualità”.

Parole che molti hanno letto come una candidatura del suo pupillo, Stefano Fassina, animatore del Nens, il think tank di Visco e Pierluigi Bersani. Insomma dopo Romano Prodi e Giuliano Amato, cominciano a fare un passo indietro altri ‘big’ che hanno segnato la storia dell’Ulivo. Visco è l’uomo a cui si deve la lotta all’evasione e Pinza accompagnò Nino Andreatta da Prodi nel 1995 per chiedergli di scendere in campo. Il regolamento che esclude i parlamentari uscenti con alle spalle tre mandati pieni o quattro parziali miete molte vittime tra gli uscenti: sono in tutto 67. Potranno chiedere una deroga entro venerdì, poi sarà Veltroni a decidere. Il segretario sarà coadiuvato da una Commissione, ed oggi si è già tenuta una riunione di tecnici per preparare un dossier su ciascuno dei 67, qualora facessero domanda.

Il regolamento stabilisce anche che domenica si tengano delle assemblee provinciali dei circoli che indichino delle rose di nomi di candidati, che saranno poi trasmesse ai segretari regionali, i quali manderanno a Roma delle rose regionali entro il 2 marzo. Veltroni si riserva il diritto di redigere le liste inserendo in ciascuna regione un terzo di candidati nazionali e scegliendo i capilista. Tra i candidati in posizione eleggibile un terzo sarà donna. Sia il sindaco di Bologna Sergio Cofferati che il segretario cittadino Andrea De Maria hanno criticato il fatto che i candidati non siano scelte da vere e proprie primarie: “Un errore incomprensibile – ha detto Cofferati – Addirittura si fa meno di quanto si faceva una volta”.


















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