COSTIERA AMALFITANA, UN MARE DI RIFIUTI ASSALE L´AVVOCATA

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Un “mare” di rifiuti assale il Monte Avvocata


Un appello alla Badia di Cava de’ Tirreni, al Comune di Maiori e alla Comunità Montana per salvare uno degli angoli più suggestivi della “Cordigliera dei Lattari”


 


MAIORI. S’immagina che andare per montagne in Costiera Amalfitana sia un “avventura” sorprendente, come in parte lo è, ma certo non ci si aspetta che a 873 m. sul livello del mare, sul ripiano del Monte Mirteto, ai piedi del Monte dell’ Avvocata (m. 1014), ove sorge l’omonimo Santuario, ci si trova in un habitat meraviglioso seriamente minacciato dal progressivo degrado. Perde di “credibilità” ciò che ha scritto alcuni anni fa Grazia Francescato, allora presidente del WWF, che,  nel descrivere la maestosità di questi monti, li definì la “Cordigliera dei Monti Lattari”. A circa 1.000 metri di altitudine si ha la visione complessiva della Costa sottostante, con Maiori ai piedi della vallata, di fronte Ravello e Scala. Nelle splendide giornate settembrine è possibile ammirare  i faraglioni e l’isola di Capri, mentre lo sguardo si posa sulla  conca di Tramonti. Ma le meraviglie non si esauriscono con questo spettacolo; basta spostarsi con grande prudenza al “belvedere” (oggi il sentiero è impraticabile e pericoloso, per il dilavamento delle acque piovane e per gli incendi). Incredibile è il panorama  che si ammira da questo luogo: lo sguardo spazia  su Salerno e il suo golfo, fino a Punta Licosa. Si svela  la complessità  morfologica  di una terra  tormentata e lo splendore di una natura effervescente e generosa, che però è offesa quotidianamente dal degrado e dall’incuria  che costituiscono un vero e proprio schiaffo alla natura e al paesaggio. Il Monte Avvocata  è uno dei magnifici tesori ambientali vilipesi e oltraggiati da molti pellegrini ed escursionisti incivili. Tanta ricchezza di vegetazione che caratterizza la montagna, ricca di case rurali, alcune recuperate (zona S. Vito per la parte di Maiori), testimonia che in passato l’intera zona era abitata. In questo “paradiso” si trova il Santuario dell’Avvocata, sorto in seguito all’apparizione della SS.Vergine al pastore Gabriele Cinnamo (1470)  il quale, in onore della  Madonna, prima costruisce un piccolo altare, in una grotta sottostante una rupe, successivamente la volontà popolare volle l’edificazione di una piccola chiesa con un campanile in cima alla rupe arricchita poi da alcune stanze per ospitare i pellegrini. Oggi la tradizione popolare e il fervore religioso hanno ridato importanza ad un santuario mariano che, per la bellezza in cui si trova, attira il popolo dei pellegrinaggi provenienti dal comprensorio di Cava de’ Tirreni e della Costiera Amalfitana, dall’Agro nocerino sarnese, dal Vesuviano e dal Giuglianese. Migliaia di devoti ogni anno si danno appuntamento al Santuario il lunedì dopo la Pentecoste, in occasione dell’Ottava, ed infine il 12 settembre ricorrenza di S. Maria. Sono momenti memorabili in cui i devoti della SS. Vergine affollano il pianoro e il Santuario. Ma oltre alla devozione e al piacere di poter trascorrere una giornata all’aria aperta godendo della natura selvaggia, c’è da registrare l’altra faccia della medaglia. Il dopo festa si caratterizza con un “mare” di rifiuti sparsi per tutto il pianoro; si trova immondizia depositata dappertutto: bottiglie di plastica e di vetro, buste, contenitori  cartacei, oltre ad una vera discarica di lampade votive in cera, un piccolo scempio ambientale. Sovente arrivano perfino le motociclette da motocross provenienti da Cava de’ Tirreni a spezzare il silenzio rarefatto dei monti.  Non meno degradate sono le stradine vicinali a causa del maltempo che spesso imperversa sulla montagna, per i numerosi incendi che non trattengono più le acque e fanno smottare il terreno, ed infine per i danni che provocano sia le greggi sia i muli da soma. Molte “voci” hanno lamentato questa situazione, ma nulla è stato fatto. Noi ci appelliamo alla Badia di Cava de’ Tirreni che ha  competenza ecclesiastica e di proprietà sul Santuario, al Comune di Maiori e a quello della città metelliana dai quali provengono nelle occasioni canoniche un forte flusso di pellegrini, ed infine alla Comunità Montana, perché in sinergia concertino un piano d’intervento di pulizia, controllo, vigilanza e messa in sicurezza dei tratti più pericolosi, e particolarmente aspri e insicuri, e assicurino, anche al di fuori delle occasioni sacre, un controllo e una cura di tutta la montagna. E’ il minimo che si può fare per la conservazione dei valori paesaggistici  e culturali dell’ “altra faccia della Costiera”.


                                                                                                                       Roberto Ruocco


Da ECOmagazine  Anno IX n. 4 – 20 gennaio 2008