Napoli e il disastro cinese

0










Cosa unisce e cosa divide il dramma delal spazzatura nella capitale del sud e la tragedia della neve in metà della Cina




PECHINO. Proprio come dice il tradizionale calendario lunare, con il 7 febbraio, inizio del nuovo anno cinese, è cominciata la primavera, anche nel sud tormentato da gelo e neve.



Il ghiaccio sui binari è stato tolto, i treni hanno ripreso a viaggiare, i milioni di emigranti assiepati alla stazione di Canton sono rifluiti, tornati a casa. Le code sulle autostrade sono state smaltite e l’elettricità sta tornando man mano nei centri e nelle città rimaste al buio per una decina di giorni.



Ci si aspettano ancora contraccolpi, quando quasi 200 milioni di emigrati torneranno nei propri luoghi di lavoro tra una settimana o due.



Ma le autorità sono in allarme, quasi 1,5 milioni di uomini tra soldati, milizia e polizia sono mobilitati, e non dovrebbero esserci grandi sorprese.



Quello che sorprende, da qui e da italiano, invece e in confronto è l’Italia.



L’altra sera nel suo programma “Porta a porta” Bruno Vespa cercava con pazienza certosina di ricostruire i cocci di una situazione che vista da qui sembrava da una parte totalmente sbrindellata dall’altra una tempesta in un bicchiere d’acqua.



L’argomento era la spazzatura di Napoli e la feroce opposizione della popolazione dei comuni campani ad accoglierla, anche solo come soluzione temporanea.



Di fronte a proteste e recriminazioni un ricercatore del ministero della salute, il dottor Greco affermava senza mezzi termini che i depositi di spazzatura non provocano tumori. Se è così, e lui è l’esperto che fa questo di mestiere, e c’è una emergenza spazzatura a Napoli, e c’è, allora che si protesta a fare?



La gente non crede alle autorità? Non crede al dottor Greco? Non crede che c’è una emergenza spazzatura a Napoli? Teme imbrogli, inganni ovunque? Non crede alla informazione che è pronta a cavalcare ogni vento e venticello ogni giorno, ignara e stupita, non sapendo più nemmeno lei a chi credere e dare retta?



Eppure anche senza l’autorevole giudizio di Greco la questione parrebbe essere semplice. Ogni Paese avanzato elimina i suoi rifiuti in qualche modo, come fanno gli altri dobbiamo fare noi, e dovrebbe fare Napoli: si tira una riga, si mobilitano le forze dell’ordine e si risolve la questione. E si ottiene il plauso di tutti, perché la spazzatura di Napoli non è solo una vergogna per i napoletani ma anche per tutti gli italiani, e certo è uno schiaffo alla civiltà.



Perché non accade in Italia?



Vespa sembrava affaticato in una specie di lavoro di collage che proprio in questo sembrava sottolineare le mille fratture del paese. Fratture che hanno come risultato il trascinarsi dell’emergenza spazzatura nella capitale del Sud.


La Cina sono altre situazioni, altre latitudini, altri costumi, tradizioni, è altra storia, e per di più ha altre istituzioni, certamente più ruvide e dure di quelle italiane.



Comunque, non c’è paragone: l’emergenza nella Cina del sud è cento volte peggiore di quella di Napoli. Lì sono circa mezzo miliardo di persone distribuite su in territorio grande 4-5 volte l’Italia, in condizioni di infrastrutture e abitazioni più arretrate che da noi. Lì nel giro di una settimana le cose si sono rimesse in moto, a Napoli no.



Forse i paragoni non si possono fare, troppe le differenze; forse non si debbono nemmeno fare, che c’entra la spazzatura e la camorra con la neve e il partito comunista cinese? Nulla, per carità, e non facciamo confusione.



Ma in un mondo globalizzato dove sullo stesso schermo, spaccato elettronicamente in due, le immagini delle due tragedie scorrono parallele. 

Solo che da una parte per ricostruire sembra ci sia bisogno di lavorare di ricamo, e non si avanti, dall’altra parte si procede con la vanga e con l’accetta e le cose si muovono.



C’è proprio bisogno di vanga e accetta anche in Italia? Non si riesce a fare a meno dei ricami?



Insomma, dalla Cina la domanda è semplice: se lo stato crede al dottor Greco procede secondo le sue indicazioni e arresta chi gli si oppone. Se lo stato si è sbagliato Greco perde il posto e alle elezioni il governo esce di scena. E basta, non c’è niente di antidemocratico e tirannico in tutto questo.



Questo è ciò che accade in Cina: a un funzionario è data la responsabilità dell’intervento, se le cose vanno storte perde il posto, se vanno bene viene promosso.



Se lo stato italiano non fa così, pare voler dire che non crede a Greco, e quindi tanto meno possono crederci i cittadini. Almeno questo appare visto da Pechino, tanto distante, in un paese lontano e incomprensibile come l’Italia.



Perché forse per perdersi in una storia in fondo minima come la spazzatura, l’Italia deve essere profondamente sbriciolata da dentro.


 

                                   MICHELE DE LUCIA