Viaggio narrante di Vito Pinto.

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VIAGGIO NARRANTE


 


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In quel tragitto costiero che da Vietri sul Mare giunge sino a Positano, vi è un itinerario nascosto alla dissacrazione delle masse, che chiosa, discreto, il cammino del tempo e dell’uomo. E’ un filo immaginario che lega comuni sentimenti di devozione e di fede, che vive in tempietti eretti dalla pietas a memoria di preghiera o di voto.


Sono le edicole religiose, icone che da sempre vegliano sul quotidiano dell’uomo, qualunque sia la sua appartenenza di tempi, di luoghi e di fede. Gli etruschi edificavano tabernacoli a Tinia, Menrva o Aplu; i greci erigevano hermès a Zeus, ad Atena o Apòllôn; i romani dedicavano ædicŭlæ a Giove, Minerva, Apollo; i cristiani hanno eretto tempietti a Dio Padre, alla Madonna, all’Arcangelo Raffaele e a quella schiera di santi protettori di cui è ricco il calendario. Di certo ogni popolo, ogni civiltà ha affidato a delle immagini sacre il compito di fare da tramite con un soprannaturale e potente divino al quale chiedere protezione sul cammino di vita.


Le edicole si incontrano lungo stradine tortuose, nel cuore antico di abitati costieri, affacciati su un mare di miti e leggende, protetti alle spalle da monti tranquilli. Vegliano negli slarghi e nelle piazzette degli incontri, negli androni di palazzi, lungo scalinate avvolgenti verso l’alto a disegnare geometrie di paesi montuosamente marini. E di sera la religiosa fiammella di una lampada è punto di sereno riferimento.


Sono opere di mano artigiana, essenziali e pregevoli, quasi sempre in ceramica, alcune dipinte su intonaco, altre su legno o lamine di metallo; a volte le scomparse sono sostituite da prefabbricate statuette in gesso.


A ogni paese il santo protettore con il quale intrecciare un rapporto di confidenza e di confidenze, al quale rivolgere una frettolosa, ma sentita preghiera: le parole dell’anima non hanno bisogno di suoni, camminano sull’onda dello sguardo passante, del segno di croce anche accennato, dell’avemaria sussurrata in un bagliore di spiritualità. E’ in questo il rapporto dell’uomo con quelle edicole, è in questa relazione intima e personale la continuità della loro esistenza. Una presenza quotidianamente secolare, che lascia ad ogni passante un messaggio unico ed immutato nel tempo degli uomini e nell’eterno dello spirito.


Bisogna trovarle, le edicole votive. Sono state gelosamente collocate in solitario sito, quasi a volerle sottrarre al transito della folla distratta dalle mille luci vacanziere. Si svelano a chi le cerca, quasi premio ad un cammino apposito a ritrovare tracce antiche dell’ereditata devozione. Sono all’ombra di embrici rossi, nei ventri caldi di bianchi paesi costieri raccolti tra i verdi maceri a limoni dei Lattari, dove scale di pietra tagliata raccordano la marina al monte. Sono in ascolto di umane fatiche, sono pronte a raccontare le storie di un popolo che seppe dare al mondo leggi per naviganti e seppe difendere la propria identità e cultura cristiana: semper pugnavit contra hostes fidei.


Il segreto itinerario della devozione, snodantesi lungo gli smerli costieri, prende avvio con San Giovanni Battista di Vietri sul Mare, erede dei miti etruschi di Marcina, paese dalle operose botteghe delle mani di geniali ceramisti. A Cetara S. Pietro pescatore e le tonnare fanno comunità di tradizioni marinare. E’ solo al borgo alto di Maiori il respiro di fede dei padri per S. Maria a mare: alla marina, dove una volta si metteva la pasta ad asciugare, la strada si biforca verso Tramonti, paese dalle ombre lunghe, di pascoli e cestai, con tredici chiese e tredici santi. Minori raccoglie tutto intorno alla scavata villa romana, intersecando un mosaicato rapimento di Europa all’immagine di Santa Trofimena. Più oltre, a Castiglione, sale il nastro d’asfalto verso la silenziosa Ravello di San Pantaleone con la cattedrale che offre ai turisti lo splendido pulpito mosaicato e l’ampolla, fedele custode del sangue del martire, pronto a sciogliersi nel dies natalis. La dirimpettaia Scala di San Lorenzo fu patria di quel Fra Gerardo Sasso che fondò l’Ordine degli Spedalieri, divenuto poi Sovrano Militare Ordine di Malta. Si protende altera sul mare la chiesa della Maddalena ad Atrani, residenza di nobili famiglie amalfitane, che nasconde le sue edicole in invisibili stradine ritagliate tra case strette l’una all’altra quasi a ripararsi dal vento tramontano che l’inverno spazza giù dai monti. Ad Amalfi, antica Repubblica di nauti, il passo affanna sulla teoria di gradini verso la tomba dell’Apostolo Andrea; si prosegue, poi, verso la Valle dei Mulini dove ancora si macera cellulosa per la soffice carta bambagina. Conca dei Marini discende verso un minuscolo arenile, con un’unica strada spesso a gradini rasenti il carrubo: il canto delle “zitelle scapellate” il 13 giugno riporta l’anima alla festa antica per S. Antonio; in alto svetta la mole del convento dove oltre le grate, mani religiose sfornavano la dolce “santarosa”. A Furore la ricerca di edicole dedicate a San Pasquale Baylon, è tra muri dipinti affacciati su di un fiordo senza tempo, vegliato da riattati monazeni. Due borghi a Praiano, uno montano l’altro marino, uno per l’alba l’altro per il tramonto; due le devozioni, le protezioni dal cielo: San Luca su terrazzo d’infinito, San Gennaro all’inciampo di cupola maiolicata. In fine Positano, dalle ormai scomparse case a cupola, già paese di pescatori e di emigranti, luogo della memoria e dell’ora non scandita, rifugio precario di varie umanità, dimora eletta di musicisti, pittori, letterati, danzatori e personaggi del cinema, luogo sognato di vacanze. Qui da sempre il giovane martire Vito, protettore, ha ceduto il passo alla Madonna nera. Risuona ancora la celeste voce: “posa, posa


Edicole votive, simboli di devozione popolare, di fede, di lavoro dell’uomo: la storia le conserva a scansione di battito del tempo.


Vito Pinto


 


Il testo fa parte dell’opera-libro omonima, con incisione di Antonio Baglivo, stampata a torchio in 32 esemplari originali


 

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