PREZZOLINI A RAVELLO

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Pubblichiamo qui di seguito uno stralcio del volume di Gennaro Sangiuliano «Giuseppe Prezzolini. L’anarchico conservatore » edito da Mursia (prefazione di Vittorio Feltri). Il libro ricostruisce l’avventura intellettuale di Prezzolini insieme con la sua vicenda umana. Dall’esperienza della «Voce» fino all’autoesilio in America e oltre, agli anni della tranquilla permanenza a Vietri sul Mare.
Come suo padre Prezzolini non era mai stato nel Mezzogiorno d’Italia, nonostante avesse viaggiato abbastanza per un uomo del suo tempo. Il punto più a Sud dove si era spinto era Napoli e quasi sempre con il preciso scopo di far visita a Benedetto Croce. Gli capiterà una breve puntata in Calabria. Aveva anche scritto e confermato un certo timore per il Meridione, retaggio, forse, delle memorie familiari. Era pur sempre nato nel 1882 e il padre era stato prefetto in un’epoca in cui il Sud era ancora quello del brigantaggio. Difficile capire come sia maturata l’idea di andarsi a stabilire proprio nel temuto Mezzogiorno.
Ricorre nei suoi scritti e in alcune lettere l’aspirazione a un luogo caldo. A Missiroli e ad altri amici chiede dove poter curare le malattie reumatiche. Aveva pensato in un primo momento all’Arizona, uno degli Stati americani del Sud, visitato ai primi del ’61, dove andavano in pensione i gangster. Nelle pagine del
Diario vagheggia l’idea di una nuova vita, iniziata col nuovo matrimonio.
«Manifestazioni di baci, di pelle, di abbracci, di speranze. Aver questo delirio a ottant’anni». La morte della moglie aveva messo fine all’imbarazzo della sua condizione con Jakie. Se il ritorno in Italia doveva esserci sarebbe stata ovvia una sistemazione in Toscana, dove peraltro viveva il figlio Giuliano. Era la terra delle sue origini che conosceva e nella quale, anche dopo la morte di Papini, risiedevano i suoi migliori amici. A Soffici, però, aveva scritto che in Toscana c’è «un clima troppo freddo». La scelta cadde su Ravello, incantevole luogo che domina la costiera amalfitana. Come già aveva fatto in gioventù, quando d’improvviso si era trasferito a Perugia, pensava, forse, a un posto mite e appartato, lontano da scocciatori e da una vita di relazioni che gli avrebbero imposto Firenze o Roma. Ravello, comunque non era una località sconosciuta, ricorreva come tappa in tutte le cronache del gran tour ottocentesco ed era stata meta delle ispirazioni di Nietzsche e di Wagner, di cui Prezzolini certamente aveva letto.
«Non facciamo che parlare di Amalfi e di Sorrento, interroghiamo le carte e le guide, aspettiamo le risposte», scrive il 16 febbraio. Per poi aggiungere tre giorni dopo: «Viviamo in un clima di esaltazione che mi pare pericoloso. E se tutto andasse a rovescio?». I preparativi della partenza avvengono quasi in segreto, la chiama «Operazione Italia». «Che cosa diranno gli amici? Che eravamo grandi dissimulatori?». Giuliano è quasi furtivo nel comunicare la cosa. «Ora voglio dare una notizia che ti sorprenderà: mi sono risposato ed è con mia moglie che mi reco a Ravello — Salerno — dove mi fermerò per un pezzo», scrive a Soffici. Non parla di un trasferimento definitivo, lo lascia intravedere. «Anche io ho deciso di partire e mi recherò fra pochi giorni in Italia», comunica a suor Margherita. «Ho bisogno di cure per i miei mali reumatici, ci farò un lungo soggiorno. Chi lo sa se tornerò mai a New York». Missiroli apprende da terzi e gli scrive con una vena di disappunto: «Felicitazioni: ignoravo la notizia del tuo matrimonio. Prego presentare i miei ossequi alla signora». Agli inizi di luglio Prezzolini e Jakie sono a Ravello, poi nell’isola di Ischia per una cura di fanghi, visitano Amalfi, Paestum e le altre località della Campania.
Giuliano si sente felice, se non fosse solo per il fastidio dell’artrite. Avrebbe voluto stabilirsi a Ravello, dove si trattiene fino al 20 settembre, ma è troppo isolata, la scelta definitiva cade sul «piccolo e ridente borgo di Vietri sul Mare presso Salerno», come lo definì in una biografia editoriale. Un luogo di cui prima non aveva sentito neanche il nome. Qui trova la casa più adatta alle sue esigenze perché Vietri è vicinissima a Salerno, la città capoluogo. La descriverà più volte: «Uno sprone che s’addentrava nel mare, e finiva con una torre del Seicento, quando ancora gli Arabi venivano ogni tanto a razziare donne e sequestrare signori». L’abitazione prescelta stava alla Crestarella, in un gruppo di case definite popolari che «un essere spaventoso aveva saputo costruire, non so con quali raggiri ». «Avevamo un piccolo appartamento, sopra lo sprone di monte avanzato sul mare con una vista che andava dal mare di Paestum fino alle vestigia dei castelli longobardi di Salerno. La terrazza che dominava questo paradiso era quattro volte più ampia delle nostre stanzucce ». Questo affresco è contenuto in un articolo che pubblicherà anni dopo.
Vietri sul Mare è di fatto tutt’uno con Salerno, anche se è un comune a sé stante; famosa per la lavorazione della ceramica, costituisce la porta d’ingresso alla celebre costiera amalfitana, circuito del turismo di lusso noto in tutto il mondo. «In quella zona viveva una popolazione che non parlava il nostro italiano, ma alla peggio ci si intendeva benissimo con i gesti. La gente del borgo, e quella del centro industriale, commerciale, anagrafico, burocratico, di Salerno, era una straordinaria sorpresa. Era gente povera e seria, pronta a lavorare se appena trovava chi lavoro offrisse». In una lettera a Soffici si ripete la descrizione incantata del luogo dove si è stabilito: «Il posto è magnifico… Ho davanti a me il mare, una torre di vedetta contro i Turchi, un bosco di piante svariate mescolate con l’aranceto e la vigna e l’olivo e l’orto com’è uso in questa terra fertile…». Prezzolini ammette di essere stato un po’ razzista nei confronti dei meridionali: «La mia meraviglia era… incontrare delle ragazze pulite, assestate, pettinate, che con quattro stracci addosso sembravano signorine». Giuliano osserva con compiacimento che i salernitani sono diversi dai napoletani, e fa risalire questa diversità ai longobardi: «Non ci trovai traccia della spensieratezza napoletana che forse proviene dai Greci decadenti e dai Bizantini».
Nel Diario, come nelle lettere agli amici più intimi non tutti i giudizi sono favorevoli. «Siamo in Africa… Mezzogiorno. Una volta per noi della ‘‘Voce” era ‘‘un problema”; oggi il problema mi circonda e mi asfissia», scrive in settembre. Di New York rimpiange le biblioteche e l’organizzazione, ma «la gente è gentile, barbara, cerca d’industriarsi, è meno imbrogliona di quello che la fama dica».
Prezzolini è tornato in Italia, ma ha mantenuto la cittadinanza americana. Perché cambiarla di nuovo? Lo aveva scritto a Papini qualche anno prima, sarebbe stato da «buffone». Per la gente di Vietri lui e sua moglie erano «gli americani ». Al Sud
Giuseppe Prezzolini a Vietri sul Mare, dove visse con la moglie


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