LA TERZA REPUBBLICA CHE VERRA´

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In politica,la matematica,spesso è un opinione.Si dice che due più due non sempre fa quattro.Tuttavia,pensare di passare dalla prima alla terza Repubblica,avendo visto le sorti della seconda,è un azzardo un pò grosso,Ma il sogno di una nupova Repubblica libera dai ricatti della partitocrazia,continua a far parte del dna della destra italiana.Se questa aspirazione si tradurrà in realtà dipenderà dalla capacità degli uomini.Finora i conservatori hanno sprecato molte occasioni per cambiare un paese in cui c’è ben poco da conservare.Questo,però non è un buon motivo per arrendersi.Ma veniamo ora al nodo della questione: come modernizzare le nostre istituzioni?Per rispondere a questa domanda è necessario individuare alcune priorità.Cambiare il sistema elettorale è una di questa.Pur trattandosi di uno strumento è l’unico modo in democrazia per stabilire rapporti di forza tra i vari schieramenti in campo. Non è necessario esportare i modelli dall’estero,basta guardare meglio a casa nostra.L’esperienza dell’elezione diretta degli amministratori locali ha funzionato bene creando una vera e proficua alternanza tra i due poli nonchè un rapporto diretto tra gli elettori e i propri rappresentanti.Ergo,ciò ha funzionato per i Munucipi perchè non dovrebbe essere efficace anche a livello nazionale.Alla luce di queste considerazioni riproporre l’uninominale è vitale,perchè la scelta dei candidati avvenga con le primarie.La classe dirigente si forma dal basso. Donne e uomini che i cittadini conoscono personalmente e alle quali mettono in mano le redini del nostro paese.Meno autoreferenzialità,dunque,e più presenza in territorio.Solo così ci liberiamo dai Mastella e dai Follini che destabilizzano un sistema ormai consolidato solo per piccoli interessi di bottega.Ciò d’altronde non può bastare.Bisogna riprendere la battaglia per il presidenzialismo.Un esecutivo debole non è una garanzia contro le derive plebiscitarie,ma un regalo ai burattinai che tramite il loro potere finanziario gestiscono l’informazione e plagiano l’opinione pubblica .L’elettore medio chiede chiarezza per poter giudicare chi ha governato.Parlare di presidenzialismo non vuol dire avere nostalgia dei prefetti.Anzi oggi è indispensabile ridisegnare una nuova governance secondo il principio della sussidiarietà.La riforma del Titolo V della Costituzione,approvata dale centro-sinistra nella scorsa legislatura e in particolare l’articolo 116,mira,però,a realizzare forme di federalismo asimmetrico sulla base della libera e volontaria scelta della Regione.Questa è un arma a doppio taglio perchè se da un lato impedisce un ritorno al centralismo in cui nessuno più crede,dall’altro non è un autonomia limitata e investe sia le materie a competenza concorrente,ma anche alcuni settori di legislazione esclusiva dello stato.Per essere chiari ciò vorrebbe dire affidare un potere di veto ai Governatori in questioni delicatissime come la gestione nazionale dell’energia, le grandi reti della comunicazione e i trasporti.Non avendo a disposizione la palla di vetro è difficile sapere chi avrà la meglio.Peraltro la cosa peggiore a cui si assiste è l’inerzia ,l’immobilismo e l’indifferenza con cui i politici guardano a ciò che accade fuori dai confini del proprio giardino.Ci ricordano un pò l’uomo che cadendo da un grattacielo continuava a dire finora non mi è successo nulla.Ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio



                                    Michele De Lucia

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