DE GENNARO, SULLA CRISI STIAMO PROCEDENDO

0

NAPOLI — Il commissario per l’emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro, afferma perentorio che non ha alcuna intenzione di «cambiare linea strategica, benché voglia verificare punto per punto come realizzarla ». Dunque, la decisione di cassare la discarica di Montesarchio, in località Tre Ponti, dove «gli accertamenti tecnici hanno evidenziato reali rischi relativi alla staticità della discarica stessa» non compromette la tenuta del piano. Non solo, ha ricevuto l’idoneità del sito provvisorio di Ferrandelle (a Santa Maria la Fossa, nel Casertano, che accoglierà anche il secondo termovalorizzatore campano) dove annuncia che «nei prossimi giorni potranno essere sversati i quantitativi previsti di rifiuti solidi urbani e di ecoballe»: 350 mila tonnellate che dovranno, soprattutto, liberare i comuni più sofferenti. A cominciare da San Giorgio a Cremano.
A Marigliano, dove dovrà sorgere l’altro sito di stoccaggio provvisorio, «sono in corso ulteriori conclusivi accertamenti propedeutici al completamento dei lavori in condizioni di assoluta sicurezza »; mentre «rigorosi accertamenti sono tuttora in corso presso i siti adiacenti l’ex Manifattura tabacchi di Napoli, per escludere qualsiasi rischio di presenza di amianto ed in caso contrario per procedere ad una preventiva accurata bonifica». E ancora di «accertamenti» parla De Gennaro in riferimento alla disponibilità delle discariche di Villaricca e Ariano Irpino, in località Difesa grande, «consistenti nella rigorosa valutazione della presenza di possibili sostanze inquinanti che, se riscontrate dalle analisi in corso e se ritenute fattore ostativo alla loro utilizzazione, ne determineranno l’esclusione del piano. Per tale motivo — scrive il commissario — sono già state avviate tutte le iniziative necessarie all’individuazione di soluzioni alternative». Infine, si conferma «l’utilizzazione del sito di stoccaggio provvisorio di Pianura finalizzata alla sperimentazione di protocolli di inertizzazione delle ecoballe».
Prefetto De Gennaro, sono trascorsi venti giorni e ne mancano cento alla scadenza del suo mandato; ma sembra che la fase istruttoria per individuare le discariche non finisca mai.
«Il vero problema è che qui nessuno ha ancora capito il vero concetto dell’emergenza. La situazione è drammatica. Rispetto ai terremoti e alle alluvioni c’è una diversità di fondo: dopo un sisma, tutti accorrono per prestare soccorso. Dall’emergenza rifiuti campana, invece, tutti scappano. C’è, inoltre, una sorta di pratica diffusa: ho notato che vi sono così tanti esperti di rifiuti qui in Campania che, a fronte, il luogo comune dei sessanta milioni di commissari tecnici della Nazionale di calcio è destinato a sbiadire».
Tuttavia, siamo ancora alle prese con le discariche da controllare. Sa, dopo quattordici anni di emergenza ci si attenderebbe qualche certezza in più.
«Se Montesarchio non potrà essere utilizzata non significa che la strategia del piano cambia. Tutt’altro. Il mio mandato contempla due interventi specifici: togliere la spazzatura dalla strada e aprire le discariche».
Dopo quattordici anni di emergenza non le sembra poco?
«Non voglio parlare del passato. Non spetta a me. Io rispondo di tutto ciò che si è fatto dall’11 gennaio ad oggi. Ciò che per me ha rappresentato uno dei primi ostacoli da rimuovere è stato il senso generalizzato di irresponsabilità sul quale è cresciuta la legittima apprensione dei cittadini. Apprensione che, a sua volta, si è alimentata su aspetti poco informati del fenomeno. Ieri l’esperto del ministero della Salute ha dichiarato che non vi è alcun problema epidemiologico connesso alla spazzatura depositata. Ma per mesi, forse per anni, si è continuato a soffiare sull’allarmismo, tra scuole chiuse e mascherine da far indossare a mamme e bambini».
L’ha detto lei stesso: quella campana è una situazione drammatica.
«E questo è un aspetto della rappresentazione reale. L’altro è quello suscitato dall’allarmismo incontrollato. Dato che la gestione delle crisi è nel mio Dna, so bene che di fronte a persone in preda ad una crisi di nervi occorre molta pazienza e aspettare che tornino a ragionare su criteri oggettivi di valutazione ».
Su quali criteri oggettivi fonda la sua istruttoria per l’individuazione dei siti provvisori?
«Su tre parametri: i tempi di lavorazione, i vincoli di legge e la capacità di conferimento delle aree proposte: se, per esempio, per l’impermeabilizzazione della discarica di Montesarchio occorrono due mesi e so che lì dovranno essere conferite appena 20 mila tonnellate, sono indotto facilmente a desistere. Ma prioritariamente è la salute dei cittadini a interessarmi. Io ho giurato fedeltà alla bandiera, alla Repubblica e alla Costituzione: e il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione».
Ritiene si debba essere più ottimisti o fiduciosi?
«È indispensabile far tornare la fiducia nei cittadini: da qui il mio atteggiamento dialogante. È questo il mio vero superpotere: agire senza prepotenza, ma per tutelare quelle comunità che hanno maggiore bisogno di aiuto. A Marigliano ho chiesto al sindaco di nominare un tecnico di sua fiducia che partecipi alle analisi del sito: quanto mi costa perdere poche ore sapendo che, in seguito, su quel sito si concentrerà anche l’attenzione vigile della comunità locale? Niente. Anzi, ci guadagno in termini di controllo. Agli amministratori acerrani ho chiesto e ottenuto ospitalità per lo stoccaggio delle ecoballe mettendoli al corrente che buona parte di esse avrebbe raggiunto soprattutto i siti pugliesi. È così che il piano va avanti e non si modifica di una virgola».
Corriere del Mezzogiorno