EMERGENZA RIFIUTI, UN MESE DI TEMPO O SANZIONI DALLA UE

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La Comunità Europea ha dato un ultimatum, un mese di tempo per rimuovere i rifiuti, altrimeti partono le sanzioni. Ma da settmane nulla cambia in Campania. I rifiuti sono invecchiati. Stanno marcendo. Nei cumuli che assediano la provincia ci sono i sacchetti con le decorazioni natalizie, le confezioni vuote dei panettoni, le calze della Befana. Perfino le maschere in cartone di Halloween. Immondizia mai raccolta da fine dicembre, se non da prima, a cui si aggiunge, giorno dopo giorno, inesorabilmente, altra spazzatura. Non si respira, e non è un eufemismo, nella grande area a ridosso di Napoli: a Pozzuoli, Quarto, Casoria, Melito, San Giorgio a Cremano, Casavatore, Afragola, Cardito. Un mese dopo l’esplosione della grande crisi, andare da quelle parti è un tour nella disperazione e nel più totale abbandono. Nulla è cambiato in positivo, anzi, la situazione è peggiorata. Napoli è lì, a pochi minuti di auto, ma sembra lontanissima. La città, da qualche giorno, è stata ripulita. Dal centro alla periferia. Pianura è totalmente pacificata. Non ci sono tracce di quei giorni infernali. La discarica è chiusa da strutture in granito disposte ordinatamente. A terra, a ricordare quegli scontri, è rimasto uno striscione contro Prodi, Bassolino, Iervolino e Pecoraro Scanio. Accanto alle loro foto una grande scritta: “Camorra non siamo noi, il nostro tumore siete voi”. Alla Riviera di Chiaia, nel cuore elegante della città, non c’è una carta fuori dai cassonetti. Tre settimane fa c’era stata una rivolta per lo stato di degrado raggiunto. Adesso l’inferno si è spostato di pochi chilometri. O meglio, c’è sempre stato anche nei giorni di Pianura. Ma brucia sempre di più. La provincia è letteralmente inghiottita dalla spazzatura. Eppure, andando in giro, raccogli frustrazione ma nessun cedimento davanti all’ipotesi di ospitare eventuali discariche o siti da quelle parti. È come se non si accorgessero che le discariche, tante mini-nauseabonde discariche, le hanno già sotto casa. Un cartello rettangolare con la scritta “Napoli” sbarrata di rosso avverte che si sta lasciando il capoluogo e si entra in un altro comune. Pozzuoli, area flegrea, è diventato un immondo sversatoio. E i primi cumuli alti e maleodoranti sono proprio all’altezza di quel cartello, quasi ad avvisarti che da lì in poi sarà tutto così. Luca ha 13 anni e mugugna: “Che vergogna”. Va in terza media: “Studio a Napoli alla scuola Fiorelli, lì è pulito ma quando torno qui, a casa, è tutto uno schifo. Mi alleno con la corsa, ho dovuto sospendere, non puoi fare un passo con questo fetore”. Attorno a Luca il lungomare è sfregiato da carcasse di mobili, stipiti in legno bruciacchiati, cucine sfondate, sacchetti di ogni tipo, un antico calciobalilla, avanzi di cibo, cartoni di detersivo. Qualcuno ci ha buttato sopra un po’ di cemento. “Così puzza di meno”, assicura Antonio, un ragazzo in tuta. C’è un’auto della polizia che scorta una piccola ruspa. Gli agenti hanno le mascherine sul volto. “Ce le hanno prestate i netturbini”, dicono. Il piccolo mezzo fa avanti e indietro tra i sacchetti ed è l’immagine dell’impotenza. “Come svuotare l’Oceano con un secchiello”, commenta Carmine, vigile urbano in pensione. Poi arriva una donna a bordo di una Fiat Cinquecento e inveisce: “Scusate, poliziotti, ma come è possibile che in tutte le zone di Napoli la monnezza l’hanno tolta e da noi, invece, no? Che siamo gli appestati, noi?”. Gli agenti si guardano tra loro e allargano le braccia.

Un breve tragitto e si arriva a Quarto. Ma sulla strada, in via Campana, ci si imbatte in un piccolo podere ostaggio dei rifiuti. Raffaele Rusciano non parla, scava e basta: deve liberare un passaggio. Maria La Ragione urla: “Non ne possiamo più, mandate il Tg3, siamo al numero civico 226”.

A Quarto un uomo alto e robusto si presenta: “Mi chiamo Mario e ho quasi 70 anni, volevo sapere soltanto una cosa: ma è vero che vogliono buttare questa schifezza in una cava qua sopra?”. Non aspetta la risposta: “Perché noi facciamo le barricate, capito? E chiamiamo le televisioni”. Inutile tentare il dialogo, provare a ragionare chiedendo: ma da qualche parte dovranno pur metterla l’immondizia? Mario fa un’espressione severa e segue il filo del suo discorso che poi è comune a molti a Napoli e provincia: “A Quarto 20-25 giorni fa vennero i soldati: una sceneggiata. Guardate come siamo ridotti. La politica ha fatto questo guaio e la politica lo deve riparare. Noi cittadini che c’entriamo?”.

È una scena grottesca: dialoghiamo tappandoci bocche e nasi, in un luogo ostruito dalla spazzatura, dove i primi piani delle case ormai si intuiscono soltanto tra i cumuli che si arrampicano fino alle finestre, ma l’unica preoccupazione è dire no a qualsiasi ipotesi di discarica. “Allora, se mi date i numeri vi chiamo per quando facciamo i blocchi stradali, poi venite, siamo d’accordo?”.

“Benvenuti a Casoria”. La cartellonistica, nella provincia a nord di Napoli, andrebbe cambiata. La scritta giunge al termine di una piramide di spazzatura. Sulla statale Sannitica, dove si incrociano Casoria, Afragola e Cardito, un serpentone chilometrico di spazzatura è il paradiso di ratti grossi come gatti. “Appena si fa sera – racconta Maria, seduta davanti a un bar – escono per mangiare; a mia figlia piccola ho imposto di andare in giro solo con gli stivali alti, per evitare morsi e malattie”.

Si soffoca nella cintura vesuviana e a San Giorgio a Cremano, il paese di Massimo Troisi, non c’è nulla di cui sorridere. In via Gramsci sventola un drappo tricolore su una montagna di monnezza. Si legge: “Ci vergogniamo di essere italiani”.

Da una strada della provincia all’altra, dal degrado al degrado. Ma se c’è una classifica del peggio, in questa drammatica crisi dei rifiuti, ai primi posti va messa Melito. Attraversandola si ha l’impressione di stare in zona di guerra. Sono più i residenti con le mascherine che quelli senza. Le portano i grandi e i piccoli e non le tolgono mai, finché stanno per strada. Via Giulio Cesare, via Cristoforo Colombo, Traversa Melitiello, sono ormai discariche a cielo aperto. Ogni strada reca i segni della protesta: cassonetti rovesciati e immondizia ovunque. In Corso Europa ci sono due chilometri di spazzatura. Forse più. Un uomo di colore, furtivo, ci getta su un televisore maxischermo andato in frantumi e fugge. Pochi metri dopo bisogna fermarsi. Giovani esasperati stanno bruciando i rifiuti. Impediscono il passaggio. E invocano: “Aiutateci”.

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