CAPRI DUE, ALLA DERIVA

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Capri due» sta per essere cancellata? Dopo cinque mesi passati sul set, che ha visto anche località della Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina (Da Positano, Amalfi, Ravello, Conca dei Marini, Vietri sul mare, Sorrento e Massalubrense) riesce difficile pensare che il seguito del fortunato sceneggiato televisivo possa naufragare. Ma proprio dal set arrivano di nuovo le molte voci dei malumori di attori e tecnici. Saranno anche indiscrezioni, ma più volte gli attori si sono fermati perché il contratto non era stato rispettato. E ieri si parlava di azioni legali nei confronti della Delta srl del gruppo Rizzoli che produce il telefilm per Raifiction. Da altri corridoi arriva l’eco di voci che annunciano un possibile cambiamento di produzione. In pratica la Rizzoli dovrebbe cedere l’intero pacchetto produttivo ad un altra società di produzione. Intanto i debiti si accumulano. Si parla di 250mila euro a Salerno e 70mila a Capri, tra catering e location.
Costi, insieme a quelli del cast, che potrebbero essere coperti con i 600mila euro che la Regione aveva deciso di investire nello sceneggiato che è un «prodouct placement» pilotato ed efficace che a lungo termine ben promuove bellezze turistiche della costa. Meglio per tutti sarebbe se si concludesse nei tempi programmati per la messa in onda che era prevista per quest’anno. Il pubblico televisivo ha memoria cortissima e «Capri 2» potrebbe essere affondata anche dai telespettatori. Gli sceneggiatori, per la nuova serie, hanno pensato a una storia anche più lunga con 13 puntate invece di 12. Ma già prima di cominciare a girare il clima che aleggiava sulla fiction non era sereno. «Sono preoccupata – diceva un anno fa una delle protagoniste Gabriella Pession – il mio problema non sono i soldi ma la storia che racconteremo. C’è un’atmosfera che non piace, leggo dichiarazioni sui compensi, sui tempi di lavorazione ridotti, sul budget. Per me l’unica cosa importante è invece che i personaggi abbiano qualcosa di interessante da raccontare, per evitare un flop che nessuno vorrebbe ». Le difficoltà sono state evidenti «già dalle prime settimane di lavorazione, durante le quali si erano registrate insolvenze da parte della produzione – come dichiararono le maestranze in un comunicato diffuso prima di uno sciopero – chiederemo conto alla Rai rispetto all’affidabilità di un produttore che non paga i propri dipendenti su lavori dei quali l’Ente Pubblico è committente».